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martedì 12 gennaio 2016

Il laboratorio spaziale



- Papà hai ascoltato “Space Oddity” cantata dall’astronauta canadese? –
- Tu parli della canzone di David Bowie? –
- Sì, è stata la prima canzone registrata nello spazio. Guarda ed ascolta … -
Sto scrivendo un articolo ma lui s’impossessa del mio mouse e va su Youtube.
Entrambe osserviamo l’inizio del video.
Delle note di piano accompagnano il volo del laboratorio spaziale sospeso nel cielo mentre sotto di esso scorre una terra nuvolosa.
La musica è lenta quasi svogliata ma presto riesco a distinguere il motivo vecchio più di quarantacinque anni.
Forse sono trascorsi gli stessi anni da quando frequentavo Carmelo.
Mentre il video mostra l’astronauta dalla voce triste cantare io penso alla rimpatriata di oggi col mio vecchio compagno di classe.


Ci siamo dati appuntamento ad Augusta, in un bar.
- Ti ringrazio d’essere venuto da Noto. –
- L’ho fatto con piacere per rivedere un vecchio compagno di classe e per discutere con te del progetto dell’associazione “La Sicilia e noi” che vorrei costituire. –
Guardai Carmelo.
Avevo di lui un’immagine un po’ confusa, troppo lontana nel tempo. Cercai d’immaginarmi le sue fattezze d’adolescente ma non fu facile. Davanti avevo un signore con i capelli canuti quasi immacolati ed un viso rotondo dai tratti gentili.
Mi chiesi cosa vedeva lui in me.
Un uomo un po’ imbolsito e con i capelli e la barba grigia … niente di più.
- Io non mi sono mai mosso da Augusta. – esordì.
- Io me ne sono andato a malincuore all’età di quindici anni ma non ci sono più voluto tornare … troppo sconquassata ed imbruttita, troppo lontana dai miei ricordi. Dieci anni fa sono tornato in Sicilia ma per costruirmi una casa a Noto … adesso quasi ci abito. –
Ci raccontammo un po’ la nostra vita e mi resi conto che l’unica cosa che avevamo ancora in comune erano solo gli anni delle scuole medie passati sugli stessi banchi di scuola.
Ben presto ci rendemmo conto che non avevamo nient’altro da dirci. Ma Carmelo rilanciò l’argomento che ci aveva portato ad incontrarci.
- … bene, allora vuoi fare un’associazione se ho ben capito leggendo il post che hai pubblicato su Facebook … un caffè, per favore. – chiese alla cameriera che ci guardava – Tu vuoi niente? –
- Un caffè, anch’io. Grazie … sì, certo voglio creare un movimento d’opinione! –
- Vuoi fare la rivoluzione? –
- No, nessuna rivoluzione … vorrei che le cose cambiassero e che la gente cominciasse ad aggregarsi. –
- Per far che? –
- Per non permettere che la Sicilia si sgretoli e che non rimangano solo macerie. –
- Insomma vuoi fare della politica. –
- Ma quale politica! Vorrei creare solo un’associazione che faccia pressione sui politici e non importa per quale partito militino. -
Carmelo mi guardò con aria inespressiva.
- Non capisco spiegati meglio. –
- Ecco, io penso che l’unica ricchezza rimasta su cui può puntare la Sicilia sono le vestigia che la storia ci ha lasciato … insomma il patrimonio artistico, culturale e quello paesaggistico … bisognerebbe portare più riguardo a quest’ultimo perché attraverso esso si può creare lavoro. Si può attirare l’attenzione d’investitori che credono nella Sicilia … inutile cercare finanziamenti statali con l’Italia e la regione Siciliana indebitati fino al collo. La nuova generazione può sperare nell’occupazione. –
- Belle parole, ma qual è la tua strategia? –
La cameriera ci portò i due caffè.
Era truccata come Amy Winehouse e sulle punte delle unghie s’era fatta incollare degli artigli dai colori impossibili.
Mi chiesi come diavolo faceva a lavorare con quelle dita.
Carmelo ed io prendemmo una pausa.
Il mio ex-compagno di scuola beveva il caffè amaro, io invece, dentro la tazzina, ci versai l’intera bustina di zucchero.
- Ecco tutto si deve muovere su due assi: uno promozionale affinché si sviluppi una vera presa di coscienza del vasto patrimonio di cui siamo detentori, l’altro di denuncia nei confronti delle amministrazioni inadempienti o distratte. Insomma sarebbe bello che fra le tante promesse che fanno i politici per farsi eleggere ci sia anche quello del recupero e della valorizzazione delle ricchezze regionali! –
- Promesse, promesse … sai quante te ne fanno i politici? Una volta eletti chi si ricorda delle promesse? … eppoi io non credo che tutta questa attività di denuncia porti a qualcosa … i politici se ne fregano e tu ti fai molti nemici … a cosa serve farsi dei nemici? –
- Beh, se t’investi in una causa qualche nemico te lo fai. –
- Ma tanto qui non cambia nulla … ti sei messo su internet alla ricerca di chi crede nella valorizzazione della Sicilia, tutti t’inviano i loro “mi piace” ma poi, quando si deve fare qualcosa … ti lasciano solo. –
- Insomma la filosofia del Gattopardo ancora non è morta da queste parti. -
Rimanemmo in silenzio mentre io mi chiedevo perché avessi deciso di perdere quel pomeriggio ad Augusta.
- Sai cosa diceva mio nonno? – chiese ad un tratto Carmelo.
- No, cosa diceva tuo nonno? –
- Vasa ‘dda manu ca vo’taghiata … bacia la mano che vorresti tagliata. –
- Forse bisognerebbe smetterla di baciare le mani e pensare a tagliarle un po’! Sai che dice un mio amico palermitano? –
- No, che dice? –
- Che se si vuole pulire la Sicilia e renderla migliore, bisogna togliere il tappo per farla affondare. Aspettare venti minuti e farla riemergere. Poi, levare il tappo di nuovo per farla nuovamente affondare per evitare che qualche siciliano sia ancora sopravvissuto. Alla fine la si fa riemergere definitivamente … ecco, anche se lui racconta ciò per far divertire gli amici, io in questo momento ascoltandoti vorrei andare a cercare il tappo. –
- Attento, perché magari annegato ci finisci tu. –
- Sì, certo, ma io la mia vita l’ho fatta … l’importante è che i miei figli, la gioventù che verrà dopo di noi sappia nuotare e meriti di restare a galla. Noi abbiamo il dovere di nutrire almeno la speranza delle generazioni che seguiranno la nostra. –
- Eccola la nuova gioventù! – disse il mio ex-compagno di classe indicandomi un gruppo di giovani che facevano capannello nella piazza – Tutti col bicchiere in mano e con i capelli tagliati come se avessero sulla testa uno scopino del cesso! -
No, non ci lasciammo bene con Carmelo … chissà se fra quarantacinque anni c’incontreremo ancora?


Ormai sullo schermo scorrono le ultime immagini dell’astronauta canterino.
Sono passati più di quarantacinque anni da quando quella canzone è stata scritta ed adesso è arrivata pure nello spazio mentre qui in Sicilia nulla è cambiato.
No, io non farò la rivoluzione spero però che un giorno qualcuno la faccia.
Ma dallo spazio, guardando la Trinacria, non è possibile vedere dov'è stato messo il tappo?