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lunedì 28 luglio 2014

Mio papà


- Ciao papà, come va? -
- Come vuoi che vada? - mi dice rispondendo al telefono.
- Beh, non lo so ... io sono in Francia, tu in Italia ... come faccio a sapere come stai? Ti telefono apposta. -
- ... sto! Un giorno fa caldo, il giorno dopo fresco ... non si capisce niente! -
Guardo il triangolo di cielo dal finestrone del mio ufficio. Fra non molto dovrebbero cominciare la costruzione d'un grattacielo di trentacinque piani. Mi coprirà tutta la visuale ... mah! devono finirlo nel 2019 ... chissà dove diavolo sarò in quell'anno! Quando la costruzione sarà terminata ci trasferiremo ed andremo ad occuparne diversi piani.
- Sai anche qui a Parigi il tempo è un po' bizzarro ... -
- Strano, in italiano si usa "strano". "Bizzarro" è un piuttosto un francesismo ... mi diventi cisalpino? -
- Papà, sono dieci anni che vivo da queste parti! -
- Beh, cominciano ad essere tanti ... va finire che sei nato italiano e mi muori francese. -
- Italiano, francese ... che differenza fa? -
- Ah certo, tu sei un europeista! -
Poco prima che chiamassi mio padre è venuto a trovarmi Laurent, uno della direzione Risorse Umane.
- Italo, quanti uffici pensi che occuperà la tua Direzione quando andremo nel nuovo grattacielo? - mi ha chiesto.
Ma che minchia di domanda?
- Cosa vuoi che ne sappia, Laurent!? ... forse da qui a cinque anni tutti faranno il telelavoro e nessuno verrà più in ufficio. Si lavorerà da casa e si verrà in ufficio giusto in dei giorni prestabiliti per fare delle riunioni in cui la presenza fisica è necessaria! Sai quanti costi in meno? Per tutti: per le aziende, la società, l'ambiente, i dipendenti. -
Riprendo con mio padre.
- Certo che sono europeista! Cosa vuoi essere? ... e ti dirò di più: sono contro tutti i nazionalismi e le differenziazioni fra gli uomini! Guarda cosa sta capitando nel mondo in questo momento a causa di diverse bandiere, lingue e credo religiosi? -
- Sei un anarchico cisalpino, adesso ... cosa ci stai a fare in una multinazionale? -
Lo conosco, sta provocandomi. Mio padre appartiene alla categoria dei sofisti, ma lui è nato qualche secolo dopo. Cerco di spiazzarlo.
- Tengo famiglia, papà! Chi provvede ai bisogni dei tuoi nipoti? -
- A certo i nipoti ... buoni quelli! Uno s'è tatuato il braccio (lo so, mica sono scemo. Lui cerca di nascondermelo) e s'è bucato un orecchio, l'altro è partito per le vacanze senza salutarmi e la ragazza, adesso che è tornata dagli Stati Uniti, si dà l'aria dell'intellettuale cosmopolita! Dovresti seguirli di più i tuoi figli! - 
E vai! Da tempo che non me lo sentivo dire!
Guardo ancora il triangolo di cielo disseminato da batuffoli di nuvole.
- Italo, la Direzione Generale mi ha chiesto di prevedere degli uffici da occupare quando il grattacielo sarà terminato. Devo pur rispondere. - insistette lagnoso Laurent.
Gli guardai i capelli. Laurent si tinge i capelli. Il colore di oggi era un po' troppo scuro. Lo so, arriverà il momento e gli dirò: Laurent ma perché cazzo ti cambi così spesso la colorazione? E' da cinque anni che ti conosco e non ti ho mai visto con la stessa tinta, mi sembra sempre di parlare con una persona diversa! 
- Metti lo stesso numero d'uffici che c'ho oggi! Va bene così? -
Andò via contento e, mentre l'osservavo allontanarsi nel corridoio, pensai ch'era un buon diavolo.
Cosa posso rispondere a mio padre?
- Sì, papà li seguirò di più i miei figli. - meglio essere arrendevole così faccio contento anche lui.
- Sono bravi e belli, i miei nipoti ... sono fiero di loro! - inutile trovare un nesso fra questa dichiarazione e le lamentele di prima.
- Papà ti devo lasciare. Sarò a Milano venerdì sera, va bene? -
- Va bene. Ciao. -
- Ciao e bacioni. -

Lo giuro, cerco di concentrarmi nella lettura dei dossier sui progetti d'acquisizione, ma oggi pomeriggio c'è tanto sole e fuori fa caldo. Il panino jambon emmenthal che ho ingurgitato è difficile da digerire. Mi si chiudono gli occhi. Lotto contro il colpo di sonno.
Suona il cellulare sulla scrivania.
La palpebra sinistra che sembrava inesorabilmente destinata a chiudersi si riapre come la conchiglia di un'ostrica e la pupilla va a cercare sul piccolo schermo il nome del disturbatore .
Papà.
- Pronto. -
- Sono io, ti disturbo? -
- No, dimmi ... è successo qualcosa? -
- No ... non mi ricordo più quando vieni. -
- Venerdì, papà, venerdì sera prendo l'ultimo aereo per Milano. -
- Ah ecco, sì ... che stupido che sono! ... me l'avevi detto! Dimentico tutto. Ah, volevo dirti un'altra cosa. -
- Sì, papà. -
- Volevo dirti che hai dei bravi figlioli. Dicevo sul serio prima -
...
- Ciao, Italo. -
- Ciao, papà. -
Guardo il triangolo di cielo, adesso è più azzurro ... l'abbiocco è passato.