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martedì 5 gennaio 2016

Il traghetto


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La macchina s'arrampica sul ponte.
Gli pneumatici rullano come tamburi vibrando sulla rampa di ferro.
Le luci del porto di Messina schiariscono questa notte ancora troppo calda per essere invernale.
Dopo un'ampia curva vedo di fronte a me l'entrata del ponte del traghetto.
Un uomo mi accoglie. Indossa una giacca pesante con i bottoni dorati ed un maglione a collo alto. Ha la barba grigia come la mia. Mi fa cenno d'avanzare.
Sembra il capitan Nemo.
Arrivato alla sua altezza, abbasso il finestrino:
- Ecco il biglietto. -
L'uomo lo degna d'appena uno sguardo.
- Vada in fondo al ponte, giri e torni qui. Parcheggia proprio qui davanti. -
Guardo il capitan Nemo e vorrei chiedergli:
- Scusi, perché fare tutto questo percorso se poi devo tornare qui? -
Ma taccio, forse questa è la procedura.
Percorro il ponte deserto. Non c'è neanche una macchina. Non ho mai visto un traghetto così deserto. Torno al punto di partenza, come indicatomi dall'uomo con la giacca dai bottoni dorati, spengo il motore. Ho la macchina piena come un uovo.
Scendo e chiudo la portiera.
- Sono il primo? - chiedo.
- Il primo e l'ultimo. - mi risponde Nemo.
Ma certo, chi vuoi che prenda il traghetto Messina - Villa San Giovanni nella notte dell'ultimo giorno dell'anno?
Mi guardo attorno. Non c'è anima viva. Ho l'impressione d'essere lontano da tutti e da tutto. I rumori della città giungono attuti.
Osservo la prua della nave che è tenuta sollevata da due grandi bracci pneumatici.
Avanzo nella speranza di scorgere qualche camion che entra nel ventre della balena.
Sulla banchina ci sono dei binari che come serpenti entrano dentro la stiva.
Ma certo, sono su un traghetto ferroviario! Là sotto ci entrano solo i treni.
Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ci sono salito sopra?
- Aspettiamo l'entrata del treno? - domando inquieto, ricordandomi di quanto tempo prendesse la manovra.
- Non c'è nessun treno. - dice categorico Nemo mentre chiude il cancello che dà sulla rampa d'ingresso delle macchine. Nello stesso tempo i bracci metallici cominciano a chiudere la grande mandibola.
Il traghetto comincia a manovrare e si stacca dal molo. Vedo l'uomo sparire dentro una porticina.
Rimango solo sul ponte ed osservo la nave lasciare la Sicilia, ci tornerò fra qualche settimana, il prossimo anno.
Non fa freddo ma metto le mani in tasca e mi serro ancora di più nel mio giaccone.
Entro anche io dentro la porticina da cui ho visto sparire il capitan Nemo e m'arrampico su delle ripide scale.
L'odore di quei locali è quello del metallo misto al grasso ed al sudore umano.
Arrivo su un ballatoio su cui s'affaccia un ponte scoperto. Osservo allontanarsi Messina, la statua della Madonna della Lettera mi saluta.
Guardo dentro un oblò ... nella cabina non vedo anima viva. Sono il solo passeggero del traghetto?
Attraverso la terrazza di poppa ed osservo la Calabria che s'avvicina.
Delle ombre si librano sopra il mare scuro: sono dei pesci, che per qualche secondo scambio per degli uccelli.
Finalmente entro dentro i locali del ponte, cerco la sala bar. Se c'è qualcuno lo troverò certamente là. Il salone è deserto ed il bar chiuso.
Quanta palpitazione ha ospitato quella sala prima che attraccasse sui moli messinesi! Era la trepidazione dell'ultimo drappello degli emigrati, quello dei siciliani.
Mi siedo su una poltroncina smarrito ... ed è a quel punto che sopraggiungono i ricordi.
Ritorno indietro a più di quaranta'anni fa ... doveva essere agli inizi degli anni settanta.


Il salone adesso è pieno di passeggeri, la maggior parte sono i viaggiatori del treno. 
Durante la traghettata i vagoni si sono svuotati e tutti siamo saliti in coperta per vedere la Sicilia. Tanti arrivano dalla Germania, dal Belgio, molti dalla Svizzera ... hanno viaggiato per trascorrere le feste con i propri familiari al proprio paese. 
Quando siamo saliti sul traghetto a noi tutti ci è presa la frenesia di respirare l'aria del mare, di veder allontanare il continente e godere della prima vista dell'isola, come se fosse la terra promessa. Molti hanno assalito il bar per il piacere di mangiare il primo arancino, il primo cannolo.
Sulle spalle abbiamo almeno ventiquattro ore di viaggio noioso (infatti chi viene dal Nord Europa di ore di treno ne ha anche più di trenta) in carrozze che puzzano di tutta quella umanità. 
Inutile descrivere le latrine.
Sul traghetto abbiamo scordato la stanchezza ed è subentrata una strana euforia.
Sorrido alla ragazza che, seduta per tutto il viaggio accanto al padre ed alla madre, ha sempre tenuto gli occhi bassi sfuggendo al mio sguardo giovanile.
Anche lei mi sorride, libera di farlo, eludendo il controllo dei genitori che s'accalcano davanti al banco del bar.
E' come se i sensi si risvegliassero non più obnubilato dal latino e greco. Il liceo è lontano l'ho lasciato in via della Commenda.


Io ricordo che avevo il cuore che mi batteva forte.
Anche adesso mi batte forte mentre sento attorno a me i miei vecchi compagni di viaggio.
Io ero un ragazzo in mezzo a gente adulta. Dove siete adesso? Qual è stato il vostro destino?
Sono cresciuto ma non vi ho dimenticato, mentre mi battevo nella vita di tutti i giorni. No, non vi ho dimenticato.
Mi sono sempre sentito più vicino a voi che ai signori, o presunti tali, che ho frequentato nella mia vita.
Dopo più di quarant'anni, anch'io avrei qualcosa da raccontarvi e non mi limiterei ad ascoltarvi quando mi parlavate delle vostre esperienze. Alcuni fra voi, i più vecchi, mi raccontavano del meridione prima della guerra ... mi sembrava d'ascoltare delle favole mentre il treno dondolando mi cullava. 
Il convoglio si formava alla Stazione Centrale.
I vagoni non facevano in tempo ad essere allacciati che venivano presi all'assalto ed in breve tempo si gremivano. C'era chi entrava direttamente dai finestrini per occupare i posti evitando la coda.
Il treno cominciava a svuotarsi dopo aver oltrepassato Roma.
Ascoltando i miei compagni di viaggio ed annotavo mentalmente i loro racconti.
Non posso scordare il viso di un vecchio muratore calabrese. Doveva avere settant'anni ma era forte e robusto come una quercia. Mi sembra che venisse da Zurigo e parlava solo in dialetto.
- Mia madre portava da mangiare al bandito Musolino. - raccontò - Quando era nascosto nell'Aspromonte. Era un vero uomo. Noi italiani l'abbiamo tradito durante la guerra. Se ci fosse stato ancora lui queste Brigate Rosse non ci sarebbero più. -
Mi ricordo che lo guardai dubbioso.
Accanto a lui un altro passeggero con l'aria furba e maliziosa disse:
- Il bandito Musolino e Mussolini: la stessa persona! -
Sorrisi dentro di me, ma nessuno in quello scompartimento osò contraddire il vecchio.
Sono immerso nei miei ricordi e quasi non noto che il capitan Nemo sta attraversando la sala.
- Mi scusi, una domanda: questo traghetto era in servizio negli anni settanta? -
L'uomo mi guarda, si gratta la testa:
- No, impossibile questa nave è stata varata negli anni ottanta. -
- E' strano ma ho l'impressione d'essere su un traghetto ferroviario che prendevo più di quarant'anni fa. -
- Tutti i traghetti si rassomigliano ... questo è uno degli ultimi varato ancora quando vi era il treno "La freccia del Sud". -
- Ah sì, certo, ecco come si chiamava: "La freccia del Sud"! Quante volte l'ho presa per venire in Sicilia quando ero studente e squattrinato! -
- Non c'è più "La freccia del Sud". Lo sa? -
- Sì, certo che lo so. Adesso si viaggia più velocemente con gli aerei ... con i low cost. Ai miei tempi non esistevano, prendere l'aereo era costoso. - dico cercando di non avere l'aria troppo nostalgica.
- Quei traghetti che prendeva lei non ci sono più. Sono stati venduti, uno mi sembra che sia finito in India. Adesso saranno stati certamente smantellati. - l'uomo m'annuncia il ferale evento non mostrando alcuna emozione.
Per me è come aver ricevuto la notizia della morte di una cara persona conosciuta tanti anni fa e di cui si sono perse le tracce nel corso della vita.
Guardo fuori le luci della costa non distinguendo più se si tratta della Sicilia o della punta del continente.
Dopo un po' sento l'andatura del traghetto rallentare e sotto i miei piedi percepisco fremere lo scafo come se fosse un purosangue a cui si tirano le briglie.
Svogliatamente lascio la sala deserta e ridiscendo sul ponte del parcheggio.
Il traghetto è saldamente ormeggiato al continente ed il cancello della rampa è già aperto.
Del capitan Nemo non c'è traccia. 
Peccato, gli avrei augurato un buon anno nuovo.
Salgo sulla mia macchina, avvio il motore e sbarco a Villa San Giovanni.
Chissà in quale punto dello Stivale sarò quando scoccherà la mezzanotte?