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lunedì 28 dicembre 2015

L'uomo che correva come i cervi


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Martin era stanco, aveva viaggiato a piedi per tutta la notte.
Il cielo senza nuvole ospitava una Luna tanto splendente da sembrare una lanterna sospesa nel nero della volta.
Il giovane, aiutato dal diafano chiarore, aveva cercato di non perdersi nei sentieri boschivi. Era arrivato a Parigi un giorno prima. Era sopravvissuto alla guerra e non voleva che la sua vita finisse su un patibolo. Se fosse stato riconosciuto disertore non avrebbe avuto scampo. No,  meglio tenersi alla larga dalla grande città.
Dopo tre anni di vicende che necessitavano tre vite per esser raccontate, voleva tornare da dove era partito.


Nel gennaio del 1794, durante una notte fredda era sgusciato dal suo letto e facendo attenzione a non farsi sentire era uscito di casa ben intenzionato a non rivedere il levarsi del nuovo giorno in quel luogo. Era stufo d'essere picchiato dal suo patrigno mentre la madre impietrita per la violenza era incapace di muovere un dito. Lui sapeva che lei provava del rimorso per non essere capace di proteggere il proprio figlio ... ma il terrore le toglieva ogni forza di reazione.
Fuggì dalle mura domestiche l'ultimo giorno del mese Ventoso (*). Ancora quattro decadi (**) ed avrebbe avuto diciassette anni.
Martin voleva andare a Parigi per incontrare Robespierre.
Certamente il grand'uomo l'avrebbe ascoltato e gli avrebbe dato l'autorizzazione per tornare a Saint-Nom près de la Bretesche con dei sanculotti e trarre in arresto il peggiore degli uomini.
Certo, non avrebbe provato un attimo di pietà nel vedere il suo patrigno ghigliottinato!
Camminò con fatica scivolando più volte sulla neve ghiacciata della notte e con i piedi quasi congelati arrivò  alla periferia di Parigi a mattina inoltrata.
Gli sembrò un posto infernale. Tutta quella gente! E quell'odore pungente d'umanità! Ebbe l'impressione d'essere su un altro pianeta e dopo la meraviglia di trovarsi in un luogo così affollato una specie di timore cominciò ad appropriarsi nel suo animo. Era come se nell'aria ci fosse un diffuso sentore di pericolo.
Mentre attraversava una grande strada quasi fu travolto da un gruppo di giovani che correvano in senso inverso. Per poco non cadde in una pozzanghera maleodorante!
- Razza d'incivili! - gli gridò dietro.
- Cittadino, alto là! -
Si voltò e vide venirgli incontro della soldataglia.
Lo circondarono e senza tante spiegazioni lo immobilizzarono.
Lui non si divincolò.
- Cittadini soldati, non sono un nemico della rivoluzione. Sono venuto a cercare Robespierre! -
Attorno a lui alcuni militari presero a sghignazzare.
- Non ti preoccupare, vedrai che lo incontrerai Robespierre! Ma prima devi servire la rivoluzione! Cittadino, sei arruolato nell'esercito della repubblica! - gli disse un omaccione che indossava una divisa da caporale troppo piccola per contenere la sua mole. Il pancione sembrava esplodergli dentro.
Fu così che raggiunse le truppe del generale Massena, e partecipò alla campagna d'Italia.


Martin si sedette su un tronco d'un albero caduto e guardò la luna splendente fra gli spogli rami invernali.
Non doveva essere distante da casa, quei luoghi anche in quelle ore notturne gli sembrarono familiari.
Erano lontani gli anni quando correva nel bosco come un cerbiatto inebriato dalla scoperta d'avere delle gambe agili e scattanti.
Suo padre lo lasciava fare e gli diceva:
- Corri, corri che un giorno ti cresceranno le corna! -
L'uomo era uno dei guardiacaccia della foresta reale.
- Papà, ma quando sarò un cervo tu mi caccerai e mi mangerai! -
- Ma certo che no! ... hai la carne troppo dura tu! Chissà quanto tempo devo metterti a frollare! -
- Smettila, non lo vedi che lo spaventi! - interveniva la madre.
- Ti sto spaventando? - gli chiese il guardacaccia.
- Certo che no! Anche perché se provi a cacciarmi ti prendo a cornate! -
La madre non riuscì a trattenere una risata.
L'uomo se li tirò a sé:
- Sono il guardacaccia più fortunato del mondo: ho una moglie bella come una regina ed un figlio più veloce d'un cervo! -
Sì, erano felici tutti e tre nella casetta ai margini della foresta di Marly e sembrava che niente potesse intaccare l'incantesimo.
Ma ... un giorno, un grosso cinghiale caricò il padre di Martin. Malgrado l'esperienza, l'uomo fu preso alla sprovvista, la bestia lo travolse e, con la zanna, gli tranciò la giugulare.
Dopo solo qualche settimana il capo dei guardiacaccia, un omone che odorava di selvatico e con una testa che sembrava non poggiare sul collo ma direttamente sulle spalle, bussò all'uscio della loro abitazione e chiese la mano della madre di Martin.
I tempi erano piuttosto duri e quella proposta di matrimonio sembrò una manna dal cielo, almeno così gli spiegò sua madre con gli occhi umidi.
Si tennero le mani mentre parlavano uno di fronte all'altra seduti  al tavolo attorno al quale d'abitudine cenavano ogni sera col guardacaccia.
- Fino adesso abbiamo vissuto del lavoro di tuo padre, adesso non abbiamo altre risorse. -
Quella sera s'addormentarono così, con le mani serrate e le teste appoggiate sul piano del tavolo.
L'indomani la donna accettò la proposta e per Martin cominciò un periodo d'umiliazioni e di violenze.
Il capo guardacaccia non tardò a mostrare un'avversione inspiegabile nei confronti del ragazzo e, ben presto, a violenti rimproveri seguirono castighi ingiustificati e bastonature.
Il ragazzo per sfogare il senso d'umiliazione e di frustrazione nel vedere sua madre impotente prese a correre nella foresta.
Lo faceva di nascosto. S'inoltrava nella foresta e correva, correva ...



Il giovane si massaggiò i piedi doloranti dopo essersi sfilato gli stivali.
Era partito nella speranza che la rivoluzione l'avrebbe aiutato a vendicarsi del patrigno ed invece era finito nel Nord dell'Italia ai servizi di Massena e quindi di Napoleone.
In quante battaglie era stato presente? Non se le ricordava neanche tutte.
Fra tutti quei quei giovani arruolati con la forza quel giorno a Parigi lui era il solo sopravvissuto.
Doveva ringraziare la sua corsa da cervo se era ancora vivo.
Poco prima della battaglia di Loano si sparse la voce che il generale Massena cercasse qualcuno che corresse come il vento per chiedere manforte al generale Schérer. Martin si offerse volontario. D'allora divenne la staffetta fidata di Massena e, questo suo compito gli consentì d'evitare molti cruenti combattimenti.
Il tempo sembrava che non passasse più alla stessa maniera, era come se corresse anche lui come un cervo, sempre più veloce.
Martin svolgeva il suo compito di staffetta mentre accanto a lui c'era l'inferno ... il boato dei cannoni, il crepitare dei fucili, il fischiare dei proiettili, le urla, il rullare dei tamburi, le grida dei feriti, le distese di cadaveri, il fango, la pioggia, il freddo, il caldo afoso ... ma lui correva, saltava gli ostacoli, scansava le buche e non si curava d'altro.
Ormai sua madre e la foresta di Marly sembravano lontane.
- Forse è meglio che io non ci sia più in casa. Il mio patrigno non mi voleva fra i piedi, era geloso di me. Mia madre adesso vive certamente più tranquilla. Ormai l'esercito è la mia famiglia e mia madre sarà più serena. -
Dopo la battaglia di Rivoli in cui rischiò d'essere ucciso perché fu preso di mira da una pattuglia austriaca in perlustrazione, la sua divisione fu trasferita un po' più ad oriente. L'accampamento fu innalzato nei pressi d'un villaggio che si chiamava Casarsa.
Una sera, mentre insieme ad altri commilitoni si riscaldava al fuoco d'un falò, si sentì chiamare.
- Martin. Martin sei tu quello che viene da Saint-Nom? Quello che corre come un cervo? -
Il figlio del guardacaccia, che dopo tre anni al servizio della repubblica era considerato uno dei più validi e rispettati veterani, si voltò per individuare nell'oscurità da dove provenisse quella voce.
A qualche metro da lui illuminato dal chiarore delle fiamme notò il profilo d'un soldato. Dal suo comportamento impacciato intuì che si trattava d'una recluta.
- Chi sei? - chiese brusco.
- Antoine. Non mi riconosci? Sono cresciuto. Mio padre era guardacaccia come il tuo. Credevamo tutti che tu fossi stato vittima della rivoluzione a Parigi! -
Sì, Martin lo riconobbe. La recluta che aveva di fronte era più giovane di lui d'almeno quattro anni. La memoria gli riportò l'immagine d'un ragazzetto che giocava con gli altri monelli usando dei pezzi di legno a mo' di spade.
Fece scansare un soldato che era accanto a lui.
- Vieni qui, siediti a fianco a me, che ti scaldi. -
La recluta si sedette, grata per quell'invito e rimase in silenzio. Non parlarono ma entrambi guardarono le fiamme agitarsi come se volessero liberarsi dal legno incandescente e disperdersi nel buio della notte.
- Hai notizie di mia madre? - chiese il veterano.
- Sta bene. Ha sofferto molto quando tu sparisti ... adesso è ancora vedova, il tuo patrigno è morto. E' stato ucciso, forse qualche bracconiere! -
Martin, in quel momento, decise che avrebbe disertato.


Il veterano della campagna d'Italia si rimise gli stivali.
La sua casa non era lontana. Avrebbe aspettato la mattina per presentarsi alla madre. Non voleva spaventarla bussando all'uscio di notte.
Si sarebbe avvicinato ed avrebbe aspettato di vedere il fumo uscire dal camino prima di battere alla porta.
Si alzò.
Voleva incamminarsi ma ristette, qualcosa gli suggerì che non doveva muoversi.
Sentiva una presenza non lontano da lui.
Girò lentamente la testa.
Un cervo adulto lo stava osservando.
Il giovane ebbe l'impressione che quello sguardo non celasse curiosità e che l'animale gli lanciasse una sfida.
Lasciò cadere il suo fardello e prima che toccasse terra ... fu un attimo ... scattò in avanti verso il cervo.
L'animale scartò e cominciò la sua corsa.
Corri, corri Martin che lo raggiungi ...


Guardo la Spiritessa seduta su un tronco abbattuto di fronte a me.
- Come le ho promesso ecco il primo racconto! - mi dice sorridendomi.
- Grazie ... me ne proporrà altri? -
- Certo, quando mi verrà a trovare ... dopo i suoi viaggi in Sicilia. -
- Non mancherò, magari gliene proporrò qualcuno anch'io ... che ne dice? -
- Sicuramente ... sono curiosa. -
Si alza dal tronco e si dirige verso la sua giumenta. Fra poco svanirà, lo so.
- ... e cosa è successo dopo a Martin? - chiedo.
- Ha continuato a correre ... quando ha finito la sua vita da umano anche lui è diventato Spirito. Corre nella foresta, adesso! Lui non si ferma mai a parlare con gli umani. Ha preso la sembianza d'un cervo. Ha le corna come gli aveva predetto suo padre. -
- Peccato, mi sarebbe piaciuto incontrarlo. Ho l'impressione che sia un tipo simpatico. -
- A la prochaine. - mi dice Louise mentre è già in groppa di Cunegonde.
- A la prochaine. - le rispondo ma la Spiritessa sta già dissolvendosi.


(*) Il diciannove gennaio per il calendario della rivoluzione francese
(**) A seguito della rivoluzione le settimane erano diventate decadi cioè composte da dieci giorni anziché sette.