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sabato 5 dicembre 2015

Le bois de Marly-le-Roi


Cammino su un sentiero tappezzato da foglie di querce.
Nell'aria l'odore della putrescenza autunnale è appena percettibile ma presente. Mi piace il profumo delle foglie morte.
Procedo con passo calmo e rispettoso come se mi trovassi dentro una chiesa gotica. Gli alti fusti degli alberi si alzano dritti e possenti ed i contorti rami sembrano sostenere un cielo plumbeo, non più nascosto dal fogliame.
Cammino ed ascolto i miei passi. M'arresto e mi accorgo che in quel luogo anche il silenzio ha un suono.
Gli eventi del mondo qui non possono entrarci. 
Un bosco incantato? Forse.
Io mi c'inoltro durante la settimana quando gli abituali frequentatori sono a lavorare ... no, io non lavoro più e non so se lavorerò ancora.
Una sottile ansia m'assale. Respiro profondamente lasciando che il profumo delle foglie morte mi stordisca.
Osservo le alte querce secolari.
Una volta venivano piantate per ricavarne gli alti alberi dei velieri. Ma adesso sono rimaste a far bella mostra di sé ed alcune, anche se centenarie, ostentano possanza e forza. Ne hanno ben diritto visto che hanno resistito alla tempesta del 1999!
Ho molto rispetto per gli alberi, ne ho sempre avuto.
Come sono diversi questi rispetto a quelli che trovo nella mia Sicilia, sono maestosi, quasi superbi!
Gli ulivi ed i carrubi, invece, hanno i tronchi più sofferti, tozzi. Sono alberi umili sotto cui ci si riposa e si cerca riparo dall'aggressione solare nelle giornate di canicola. Le alte querce ed i possenti castagni hanno un aspetto più regale. Ma certo, quella foresta era appartenuta al re ed era il suo terreno di caccia!
Ogni tanto per evitare d'infangarmi i piedi cammino ai margini dei sentieri, non voglio insozzarmi le scarpe.
Sì, camminare fa bene ... ed in questa foresta, che io voglio credere incantata, ancor meglio.
Adesso scendo in un avvallamento ... ce ne sono diversi che si susseguono uno dopo all'altro: che cuccagna, mi piace salire e scendere!
Cerco le discese per il piacere delle risalite ed il leggero affanno che mi procurano. Sento che il mio corpo ha bisogno d'affaticarsi di riprendere a stancarsi ... ha passato troppi anni ad intorpidirsi dietro ad una scrivania.
Non vorrei che la mia passeggiata finisca, vorrei rimanere sempre sotto quelle volte gotiche e dimenticarmi di ciò che odio di più in questo momento: l'ipocrisia.
Come si potrebbe amarla?
Dietro il conformismo proliferano le miserie di questo mondo anzi e si nascondono la cupidigia, l'ambizione, la mancanza di scrupoli, veri carburanti che alimentano la società che viviamo. Sono loro i responsabili di tutto ciò che ci angoscia: le crisi economiche, le guerre, il terrorismo.
- Il nostro comportamento e l'inebriamento dell'effimero da cui siamo ormai dipendenti sono all'origine degli eventi tragici che viviamo. Diciamo che vogliamo difendere dei valori, ma quali? Il consumismo, la ricerca di bisogni vuoti ed artificiali. - dissi un giorno a Catherine - E' curioso ma riceviamo un'educazione che c'indottrina sulle etiche di comportamento, ma questi insegnamenti vengono regolarmente disattesi nella vita di tutti i giorni. Quante volte uomini decisamente immorali e affrancati da una qualsiasi etica sono approdati al successo e s'è lasciato che ci governassero! -
- Ma tu sei troppo dogmatico ... se tu condanni il nostro sistema (soprattutto quello economico), dimmi tu come tutto potrebbe funzionare? Come progredire? - mi disse la mia amica.
Non risposi, perché non avevo una risposta e non l'ho neanche adesso.
Guardando il bicchiere di birra imperlato da goccioline d'acqua rilanciai le mie perplessità.
- Ma ci sarà ben un sistema dove il funzionamento del mondo è regolato dalle qualità dell'umanità e non dai difetti? Nella nostra società sfruttiamo i vizi dell'uomo e cerchiamo d'organizzarli nella presunzione che non escano da certi limiti. Il nostro sistema sociale è come una centrale nucleare. Noi c'illudiamo di voler  controllare qualcosa di spaventoso e terribilmente pericoloso applicando procedure e protocolli di sicurezza per evitare disastri ma ciò non toglie che si siano prodotti catastrofi come Chernobyl o delle Fukushima! -
Catherine alzò il bicchiere:
- Ad Italo, il poeta dell'Apocalisse! -
Non sono un poeta, cazzo!
Inizio a fischiettare "Beyond the sea" ... lo so, la canzone originaria era di Charles Trenet e s'intitolava "la Mer", ma io preferisco la versione inglese.
Lascio che il motivo risuoni dentro la testa ed improvviso qualche passo di danza ... op, op, op ... smetto di fischiare ed inizio a cantare  ... "somewhere beyond the sea, somewhere waiting for me, my lover stand on golden sand, and watches the ships that go sailing" ... poi non conoscendo il seguito, m'invento le parole.
Ma perché una canzone che evoca il mare nel bel mezzo d'una foresta nell'entroterra francese?
Cosa volete che ne sappia?
Continuo a fare dei passi di danza e non m'arresto neanche quando vedo scendere da un declivio una mezza dozzina di donne che si muovono ondeggiando leggiadre e che mi vengono incontro.
Avanzano seguendo il ritmo della musica.
Chi sono?
Sembrano venute da lontano nel tempo e, come delle divinità silvane, vestono una tunica lunga che giunge fino ai piedi nudi.
Sì, il bosco è magico!
Mi sento felice, continuo a cantare lo stesso motivo ed a danzare. 
Se ci fosse qui Catherine danzerei con lei e le direi:
- Non sono un poeta ... ma non avrei mai voluto crescere. Sì, proprio come Peter Pan! -
Le divinità boschive mi circondano e flessuose danzano e m'indirizzano un sorriso appena accennato come quello della Gioconda.
E' possibile che l'odore delle foglie morte mi abbia drogato? 
Sorrido dentro di me. 
Non importa ... no, non m'importa! ... ed io danzo, danzo e canto.
Allucinazioni?
Sì, certamente.
Il fruscio del fogliame stropicciato attira la mia attenzione smetto di cantare e di danzare.
Le vestali non ci sono più, svanite.
Mi trovo solo nella radura al centro d'un piccolo anfiteatro naturale sulla cui cresta un'amazzone che monta un cavallo bigio m'osserva divertita.
Sorride e poi comincia ad applaudire:
- Bravo, bravo ... - dice.
La guardo per nulla imbarazzato mentre scende verso di me.
Mi pizzico la mano. No, questa volta non è un allucinazione: l'amazzone è reale.
- Sa, lei non è il primo che vedo ballare in questo punto del bosco. In questo avvallamento la gente si lascia andare. - mi dice guardandomi dall'alto del suo destriero.
- Lei, passa spesso da qui? - domando.
- Quasi ogni giorno ... da duecentoventitre anni! -
Sì, certo, allucinazioni o forse uno scherzo.Tanto vale stare al gioco e non lasciarsi impressionare.
- Caspita, duecentoventitre anni! ... e come mai? -
- ... da quando fui assalita da vagabondi che mi uccisero per rubarmi e mangiare il mio cavallo. -
- ... eh già, tempi duri, quelli! -
Osservo meglio il suo volto: è un ovale quasi perfetto. La pelle chiara sembra d'alabastro bianco, gli occhi azzurri sotto delle spesse sopracciglia bionde sprigionano uno sguardo severo, lontanamente triste.
- Perché, porta il casco d'equitazione? Non penso che non si calzassero ai tempi della rivoluzione francese ... beh, neanche il resto dei suoi indumenti. Da com'è vestita sembra uscire da un concorso di dressage! -
- Anche se sono uno Spirito, rimango donna ed a me piace seguire la moda ... eppoi cavalcare in gonna non è molto pratico! -
- Ah certo, lei è uno Spirito ... una Spiritessa! -
Anche lei, m'osserva.
- Da dove viene? La sua pronuncia non è francese. -
- Sono siciliano. -
- Ah come il conte di Cagliostro! L'ho conosciuto, lui e quella gentildonna di sua moglie Lorenza! Che ci fa uno come lei qui? -
Non riesco a risponderle subito.
- Non so ... è che sono confuso ... non so cosa fare. Il mondo è sempre preso da un vortice di follia, i miei amici più cari muoiono, ho perso il lavoro ... sto diventando vecchio ma io sento ancora tanta energia dentro di me ... ma non so cosa fare, mi sembra che sia troppo tardi per cominciare qualsiasi cosa. -
- Ed allora venga, venga ancora qui ... magari discuteremo. Sa, parlare aiuta ... e se vuole danzare e cantare potrà farlo liberamente. Le ninfe del bosco verranno a tenerle compagnia ... e magari le tolgono un po' di pessimismo. Lei potrebbe essere un uomo charmant solamente se sorridesse di più! Lei lo sa? -
- Sì, ... cioè no. Ecco, non so ... -
- D'accordo, lei non sa ... non sa proprio niente lei! ... comunque mi ascolti: torni, torni da queste parti ... magari ci facciamo delle chiacchierate e perché no? Delle risate. Adesso non posso devo andare ... torni, ma cerchi di stare allegro! -
Con un impercettibile tocco degli speroni il destriero si muove sbuffando.
S'allontanano.
Osservo il tergo della cavalcatura ondeggiare mentre gli zoccoli producono un suono attutito dalla coltre di foglie.
La loro immagine all'inizio si sfoca poi diventa trasparente e, come se i loro atomi si disperdessero nell'aria, svanisce.
Torna il silenzio.
Io alzo gli occhi sulla sommità dell'avvallamento e comincio a risalire.
Sì, proprio così: ... le discese ardite e le risalite ....