Translate

mercoledì 4 novembre 2015

Il vecchio ed i melograni

Afficher l'image d'origine

Camminava lungo il terrapieno che sovrasta la strada.
Dietro di lui la luce lo rendeva un'ombra. Quella figura creava un'eclissi fra me ed il sole.
Avanzava goffo, con aria incerta e quando scoprì che l'osservavo s'arrestò come se volesse mimetizzarsi con l'albero che stava depredando.
- Lei lo sa che si trova su una proprietà privata e che non potrebbe raccogliere quei melograni? -
dissi indispettito.
L'ombra si mosse e si diresse verso me. Spostandosi dalla traiettoria dei raggi del sole, cominciò a prendere colore.
Ero sicuro d'aver già incontrato quel viso scavato ed inciso da rughe tanto profonde da farlo apparire come la corteccia d'un vecchio mandorlo.
S'accovacciò ed aprendo il sacchetto di plastica mi mostrò il contenuto.
- Se le può prendere. -
Guardai sulla mia sinistra, poco lontano dal terrapieno che delimita la mia proprietà, era parcheggiata una vecchia motocicletta dal colore rosso scolorito dal tempo.
- Le tenga. Se vuole cogliere qualcosa nel mio terreno, può chiederlo. Non c'è problema. Basta che lo chieda. -
- Le prenda. - il vecchio sembrava volermi fare un regalo.
- Le ho detto di tenerle ... deve solo informare quando vuole cogliere qualcosa sul terreno. -
- Le prenda ... -
Mi misi una mano sul cuore e sorrisi ma il mio tono era risoluto:
- Le ho detto di tenerle! -
Il vecchio si lasciò scivolare giù dal terrapieno e mi camminò a lato. Ero più alto di lui di un buon venti centimetri.
Camminammo affiancati in silenzio fino a quando non raggiungemmo la sua motocicletta.
- Beh, buona giornata. -
- Buona giornata. -
La trazzera, poco lontana dalla fiumara, era ancora umida per le piogge del giorno prima e le pozze d'acqua fangosa costellavano il tragitto.
Sentii il tossicchiare della vecchia motocicletta che s'avviava e il suo brontolio sempre più forte mentre s'avvicinava.
Il vecchio mi superò e mi fece un cenno di saluto.
Indossava un vecchio casco scrostato ed ammaccato in più punti come se avesse già protetto il suo padrone da diverse cadute.
Osservai il suo viso costretto nella morsa della sua protezione metallica. Le rughe apparivano più profonde come se fossero delle ferite procurate da fendenti d'una spada.
Risposi facendo un gesto col mio bastone da passeggio.
Sì, le mie passeggiate le faccio con un vecchio bastone concepito per le camminate in montagna. Perché? Chiamatelo vezzo.
Osservai la vecchia moto zigzagare fra le pozzanghere fin dietro una curva ombreggiata da una quercia.
Ben presto lasciai la trazzera e cominciai a percorrere la strada provinciale asfaltata malamente.
Procedevo guardando dinnanzi a me ignorando ostentatamente l'immondizia che ogni tanto appariva fra i cespugli sul ciglio della strada.
Quando il cielo è terso e riesco a liberarmi dalle incombenze domestiche mi concedo una passeggiata e mi reco a Noto a piedi.
Mentre avanzavo lungo la strada sentii una macchina arrestare il suo rombo.
- Che fa? Lo vuole un passaggio? -
Era il giovane ingegnere che seguiva i lavori di manutenzione della mia casa.
- No, grazie, vado a piedi ... amo a camminare. -
- E' sicuro? -
- Certo che sono sicuro! Vado a piedi per risparmiare sulla benzina ... i soldi mi servono per pagare gl'ingegneri che mi seguono i lavori. -
- Ah, capisco ... io invece sono preoccupato per la sua salute, se mi muore nessuno pagherà il mio lavoro. -
- Sfacciato! -
Ci salutammo ridendo.
Non passò molto tempo.
Sentii una macchina frenare dietro di me.
- Itolo (no, non è un refuso. Qui in Sicilia mi sono rassegnato a sentir chiamare il mio nome con la "o" al posto della "a". Così va la vita!), ti è successo qualcosa? -
Era Pippo, il mio vicino.
- No, va tutto bene ... giusto qualche passo per sgranchire le gambe. -
- Sei sicuro? -
- Sì, certo sono sicuro? -
- Ma perché il bastone? Ti sei fatto male? -
- No, non mi sono fatto male ... lo porto giusto per aiutarmi quando cammino sui sentieri. -
- Ah, ho capito! -
Ripartì con aria perplessa.
Sperai che nessuno si fermasse ancora.
Percorsi ancora qualche centinaia di metri e subito dopo un dosso notai la moto dal rosso scolorito del vecchio parcheggiata sul ciglio della strada.
Quando la raggiunsi notai che sulla destra un sentiero s'inerpicava su un declivio che ospitava dei terreni alberati, m'inoltrai spinto della curiosità ... non conoscevo quella trazzera. Il percorso sembrava poco frequentato e difficilmente qualcuno si sarebbe arrestato per offrirmi un passaggio.
Tutt'intorno la vegetazione sembrava apprezzare quelle giornate assolate ottobrine e voler respirare la tiepida umidità che si sollevava dal terreno. Sentivo il mondo vegetale vivere insieme a me e provai la sensazione di far parte d'esso.
- ... che è venuto a cercare i melograni? -
Mi voltai. Dietro di me il vecchio mi guardava. Aveva il sacchetto di plastica che quasi non reggeva più il peso dei frutti. Era chiaro che stava depredando altri alberi.
- No, sto continuando la mia passeggiata ... è bello qui. -
Mi appoggiai ad un muretto a secco od almeno a quello che rimaneva di un bel muro che costeggiava tutto lo sterrato. Col mio bastone indicai tutto attorno a noi.
Il vecchio mi guardava sospettoso.
- No, non stavo seguendola ... la curiosità m'ha portato qui. Non conoscevo questa trazzera. - dissi per eliminare ogni equivoco.
- Lei è forestiero? - mi chiese. Tirò fuori dalla tasca un toscano fumato a metà e se l'accese.
- No, sono siciliano. Sono nato a Caltanissetta. -
- Ho ragione ... lei è forestiero. -
Lo guardai attentamente. Quanti anni poteva avere? ... settanta, ottanta ... cento. L'età del tempo.
- Ecco - pensai - se dovessi personificare il Tempo utilizzerei la sua immagine. -
- Ho perduto l'accento siciliano, lo so ... sono stato tanti anni fuori ... Milano, Parigi. - dissi per giustificarmi.
Lui succhiava il suo toscano masticandolo, l'odore del fumo acro mi giunse alle nari.
Ad un tratto si confessò:
- Anch'io sono stato tanti anni all'estero. Vent'anni. In Germania, a Dussendorf. - .
- Caspita! Parla tedesco? -
- Non una parola. -
- Che faceva? -
- Il manovale, lavoravo con i miei compaesani ... solo qualche parola quando andavo con le buttane ... ce n'erano anche d'italiane ed io andavo con loro.  -
- Perché è tornato? -
Non risponde subito poi con aria sorniona dice:
- A Dussendorf non ci sono i melograni. -
Ah, certo i melograni ...
- Può venire a coglierli quando vuole ... non c'è bisogno che lo chieda, fra ex-emigrati ci vuole un po' di solidarietà! -
Mi staccai dal muretto e ripresi ad inoltrarmi su quel terreno colmo di vapori ... forse, nella speranza di purificarmi dalla mia stupida arroganza.