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mercoledì 25 febbraio 2015

Il mestiere dello scrivere




Lo so, può sembrarvi eccessivo ma quando ascolto Rodolfo ne "La Bohème" che canta: che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo ... ecco, io mi commuovo.
E siamo solo al primo atto, immaginatevi in quale stato pietoso sarò alla fine del melodramma!
Mi sono sempre chiesto il perché di questa commozione che non si ripropone nelle altre opere liriche.
Fino adesso la risposta che mi sono dato è che io m'immedesimo eccessivamente nell'immagine romantica del poeta Rodolfo ... sapeste quanto mi sdilinquisco quando nelle rime successive canta ... in povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d'amore. Per sogni e per chimere e per castelli in aria l'anima ho milionaria ...!
Mi sarebbe piaciuto scrivere quel libretto!
Dopo la lettura di qualcosa coinvolgente si manifesta in me l'irrazionale istinto dell'emulazione. Riuscirò mai a scrivere un libretto per un'opera lirica?
Come si fa? Dove trovo un musicista? Ma chi fa ancora opere liriche?
Mah ...!
Eppoi le cose non si fanno mica così ! Mica s'improvvisa! Si studia, si prova, ci si applica!
- Ma no, bambino, bisogna che ti applichi di più ... bisogna esercitarsi, bambino! -
Mi diceva la mia professoressa d'Italiano, Latino e Greco, la signora Untersteiner.
Ci chiamava tutti bambini. Riusciva ad essere affettuosa e materna anche mentre ci ritornava i compiti in classe massacrati dalla sua matita blu!
Lei piccola e curva col naso eternamente gocciolante, noi quindicenni alti e magri con la lanugine che ci cresceva sulle gote e con l'idea che avremmo fatto la rivoluzione.
Rivoluzione? ... e de che?
E' strano, la mia vita sta cambiando, sono ad una svolta e tutto quello che mi resta dentro sono i miei studi classici dimenticati e trascurati a vantaggio di concetti di finanza, economia e termini anglosassoni che, negli ultimi quarant'anni, hanno corrotto il mio lessico e la mia mente.
Ho come l'impressione che questi quattro decenni non m'appartengano ma siano la vita di qualcun altro.
Strana sensazione.
Esci da un tunnel, da un istituto penitenziario e sei inondato dalla luce!
Sei lì, con gli occhi chiusi che respiri il nuovo senso di libertà e ti chiedi: che minchia faccio adesso?
Cosa faccio adesso, signora Untersteiner?
- Scrivi, bambino, scrivi. - me lo dice indirizzandomi il suo sguardo acquoso mentre con un fazzoletto di lino s'asciuga la punta del naso.


Il primo atto dell'opera di Puccini è passato da un bel po' ed io ho avuto il tempo di riprendermi dai miei singhiozzi.
Ho cambiato CD ed adesso la musica di Chopin risuona dentro l'appartamento vuoto. Un po' di romanticismo, e che diamine!
Fra due giorni mi separo da rue de Nanterre, vado via.
Quasi undici anni sono trascorsi dal momento in cui entrai in questo appartamento. Era vuoto proprio così ... come lo lascio adesso.
L'attuale è troppo costoso, non posso più permettermelo.
Ciò non m'impedisce di cercare di bere fino all'ultima goccia il mio ottimo Calvados.
Lo bevo dalla coppa che tengo ben salda ed incastrata nel palmo della mano. Ne annuso l'odore e guardo preoccupato le ultime due dita di liquore che mi aspettano da dentro la bottiglia.
Seduto con le gambe incrociate come un capo indiano, ho la schiena ben dritta appoggiata sulla parete, di fronte a me il mio hifi, vecchio d'undici anni, giacente sullo sterminato e deserto parquet del soggiorno.
Eccolo lì ... il ballerino ... l'IO vecchio.
Lo vedo tra i fumi del Calvados, in giacca e cravatta ma con le scarpette da ballerino, danzare davanti a me seguendo le note de "I notturni", stranamente agile in quel corpo che sempre di più ha ridotto l'attività fisica limitandosi all'alzarsi ed al sedersi sulle poltrone.
Danza per me, IO vecchio! ... bravo! ... bravo! ... applaudo!
L'IO nuovo alza il calice in direzione dell'IO vecchio per rendere omaggio ad una complicata piroetta.
Un ticchettio mi distoglie da quello spettacolo solitario e, in verità, un po' patetico. Guardo verso la portafinestra.
Ma certo, sono loro! I miei amici gabbiani: Biagio e Pasquale!
- Che bella sorpresa! - dico loro aprendo le ante di vetro.
- ... per fortuna che ci facciamo vivi noi ... sennò qui addio amicizia! - esordisce Biagio.
- No, ecco ... ho avuto un po' daffare ... il lavoro, nuovi obbiettivi ... nuovi orizzonti! -
- Ma qui ... sono venuti i mariuoli? Non ci sta più niente ... s'hanno arrobbato tutt'i cose? - domanda Pasquale guardandosi attorno ha l'aria sorpresa.
- No, sto solo traslocando! -
- Ah, quindi te ne vai senza neanche avvertirci. Sei un vero terrun! -
Sorrido a Biagio e gli accarezzo il capino. Per lui è facile: tutto ciò che è negativo è terrun!
- Ma no, non me ne vado ... cambio solo abitazione. Vado a Parigi al 8ème arrondissement. -
- Eh, ma lì non ci sta la Senna! Che ci vai a fare? - Pasquale è certamente fra i due compari il più curioso.
- L'appartamento è più piccolo, costa di meno ... -
- Sei diventato povero? -
- Non proprio, almeno per il momento, ma si sta attraversando un periodo difficile e come tutti anch'io devo serrare la cinghia! -
- ... sai, ci mancano tutti i nostri voli. Era divertente vederti volare mentre eri appeso a noi. Ma ti rendi conto sei riuscito a mettere insieme ed a far lavorare quasi trecento gabbiani  ... anche i tuoi amici hanno gradito. Soprattutto la tua amica Gina. - osserva Biagio
- Inutile che mi prenda meriti che non mi spettano: se tu e Pasquale non vi foste messi d'animo a radunarli dove li trovavo tutti quei gabbiani? Grazie, amici. - sollevo il calice. Poi annuncio - Sospendiamo i voli, per adesso ... mi hanno perturbato. Mi hanno fatto pensare ad altro ... volare con voi mi ha forse aiutato a capire quanto non mi piacesse la mia vita ... se trasloco è forse per colpa vostra! -
- Managgia a te! ... sempre accussì a da finì ! Ma non tieni scuorno a darci la responsabilità della tua decisione? -
- Guarda, Pasquale, che non sono mica negativo nei vostri confronti ... anzi! I vostri voli mi hanno aperto gli occhi ... ! ... Pasquale, ma lo sai come si chiama la via dove vado a stare? ... rue de Syracuse! -
- Te sei un vero terrun ... -
- Ma proprio ci sta una via che si chiama Siracusa? ... ed allora sì che ti vengo a trovare, cumpà! -


Li guardo volare via nella notte i miei due amici gabbiani.
So che non volerò più con loro, so che non domanderò più di ripetere l'impresa straordinaria d'osservare dall'alto Parigi appeso ad un nugolo di gabbiani ... tutto fa parte di prima, di rue de Nanterre, adesso ci saranno nuove storie a rue de Syracuse ... ci saranno ...
L'IO vecchio se n'è andato, non danza più davanti a me.
Sono di nuovo solo con me stesso, con l'IO nuovo.
Tutto da costruire adesso ... nuove abitudini, nuove regole ... nuova vita, insomma.
Quella che volevo d'altronde, giusto?
Mi verso le ultime due dita di Calvados.
Inizierò a praticare il mestiere dello scrivere?
E cos'è il mestiere dello scrivere?
In realtà non lo so ...
Un mio amico, valente pittore, un giorno mi ha detto che per lui dipingere è una necessità. Lo fa e basta! Non si cura di chi osserverà le sue opere. Appaga un bisogno.
Forse il mestiere dello scrivere è questo: soddisfare un bisogno della mente ... (non corporale! Preciso pensando ai più maliziosi che sorridono facendo paralleli con eventi scatologici o forse è il Calvados che mi spinge a fare questa puntualizzazione?).
A quattro zampe m'avvicino al vecchio hifi. Quando lo acquistai rifiutai di prendere il telecomando. Roba da vecchi, pensai. Buffo, no?
Mentre avanzo sento i tonfi delle mie ginocchia rimbombare dentro la grande stanza vuota.
Inserisco dentro il lettore "la Bohème".
Riprendo il mio posto conservando la posizione di Buddha.
Inizia l'opera.
Rodolfo, ti aspetto ...