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venerdì 6 febbraio 2015

Errante, un giorno d'inverno, in rue de Monceau ...



Il cameriere con la faccia da pinolo s'avvicina al tavolo.
- E' pronto? -
- No, no sono pronto. -
Perché dovrei esserlo? Mi sono seduto nella terrasse per rifugiarmi dal freddo di questo mese di febbraio che vuole ricordare ai parigini che la primavera non è così vicina. Il cielo è sgombro di nuvole ed d'un azzurro tanto intenso da ricordare quello di alcuni dipinti di Van Gogh..
Oltre i vetri i passanti camminano frettolosi con i volti lividi per la temperatura resa gelida dal vento che arriva dalla Siberia e che non teme gli embarghi.
Prima d'entrare dentro il ristorante ho sfidato il freddo soffermandomi a leggere la targa che ricorda il cimitero delle millecentodiciannove vittime ghigliottinate tra il 1794 ed il 1795 durante la rivoluzione francese. La ghigliottina era posta sulla Place de la Révolution divenuta poi Place de la Concorde. Adesso su quella terra che ricoprì quei miseri resti ci hanno costruito delle case fin dal tempo di Luigi XVIII.
Gli Spiriti di Parigi, è curioso come io cominci a percepirli dopo dieci anni che ci abito! Solo adesso li sento, io che mi considero un sensitivo!
Dove eravate? Dov'ero in realtà, io?
Cercavo quel posto da giorni, avevo letto l'esistenza del cimitero in una delle mie letture disordinate e caotiche in cui immagazzino informazioni seguendo una logica di pensiero che non ha niente di cartesiano a dispetto della nazione che mi ospita. Le mie letture quantistiche.
Il cimitero fu costituito per mettere i ghigliottinati che ormai non potevano essere più tumulati in quello della Madeleine, semplicemente non c'era più posto per accogliere tutti quei giustiziati! Si chiamò cimitero degli Errancis ... degli Storpi.
In quel luogo furono inumati fra gli altri Robespierre, Danton et Saint-Just. Quest'ultimo aveva solo 26 anni il 28 luglio 1794, giorno della sua esecuzione. Un anno in meno del mio primogenito.
I cadaveri, spogliati di tutti i loro abiti, venivano gettati in fosse comuni che ne ospitavano una dozzina. I corpi erano posti in alternanza giacenti sul dorso o sul ventre. I vuoti di quella macabra composizione erano riempiti con le teste.
All'ingresso di quel luogo vi era una scritta : dormir, enfin ... dormire, finalmente ...
Dieci anni dopo la Francia aveva più che un Re, aveva un Imperatore. 
Strano paese, la Francia.
Il ristorante dove sono seduto si chiama Poenta e Osei, è certamente veneto, quindi italiano. 
Non vado mai nei ristoranti nostrani quando sono all'estero ... forse il freddo, forse il nome che m'intriga ma questa volta ho derogato alla mia regola. 
Però non ho sentito nessuno parlare con la cadenza d'Arlecchino.
S'avvicina una bella ragazza, forse mandata dal cameriere dalla faccia da pinolo.
Mi parla in francese e mi sorride.
- Buongiorno ... ha scelto? -
- No, non ancora ... lei cosa mi consiglia? Ce l'avete veramente Poenta e Osei? -
- Lei è italiano? - me lo chiede usando la lingua praticata nello stivale.
- Sì, siciliano ... e lei? -
- Pugliese ... guardi sul menù ... Poenta e Osei ... vede? C'è! -
- Immagino che si tratti di quaglie. -
- Sì, certo! -
Mi decido a scorrere i piatti riportati sul menù.
- Uhmm ... no, troppo pesante ... mi porti allora Risi e Bisi. -
- Deve aspettare almeno 20 minuti ... -
- Aspetterò non ho fretta! -
- Da bere? -
- Qualcosa di leggero e di rosso. -
- Valpolicella? -
- Sì, un calice e dell'acqua in caraffa. -
Sparisce prima che abbia il tempo di chiederle cosa ci fa una pugliese in un ristorante veneto.
Sorrido: se lo sapessero quelli della Liga Veneta!
Di fronte a me due donne, la cui età è vicina alla mia, parlano in inglese. Una deve essere americana l'altra certamente francese, il suo accento la tradisce.
Faccio finta di non ascoltarle dandomi l'aria distratta di chi è preso dai propri pensieri.
Parlano di televisione o piuttosto di programmazione televisiva. Me le immagino giovani, certamente di sinistra, poco truccate e con l'aria spavalda delle femministe degli anni settanta.
Sì, me le ricordo durante le manifestazioni.
Certe volte gli slogan si mescolavano e la politica si confondeva con la rivoluzione sessuale.


- Col dito, col dito, orgasmo garantito! - gridavano.
Il corteo era contro l'imperialismo americano. Faceva caldo, ricordo.
- Ma che cazzo, c'entra! - esclamò un mio amico romano.
Nessuno commentò vigliaccamente. Le femministe di sinistra era meglio non stuzzicarle!
Ma il mio amico era un ragazzo coraggioso:
- La sega, la sega ... nessuno se la nega! - gridò.
Noi "compagni" cominciammo a ridere e ci fu qualcuno che s'associò allo slogan che in qualche secondo sovrastò quello delle "compagne".
Una, probabilmente la leader, tutta scarmigliata e coperta da una camicetta di lino dentro cui ballonzolavano allegramente due grossi seni, si staccò dal suo gruppo e si posizionò di fronte al mio amico, giusto a qualche centimetro.
- Fascista, fascista di merda! - gli gridò guardandolo dritto negli occhi con sguardo assassino.
Tutti ammutolirono e la tensione si fece tangibile. Le nari del mio amico si dilatarono, segno d'incontestabile rabbia furiosa ... sicuramente, se davanti avesse avuto un "compagno", sarebbero stati già in piena zuffa.
Ma un sagace nostro coetaneo alzò il braccio col pugno chiuso e cadenzò:
- Marx, Lenin ... Mao Tse Tung! -
Tutti i "compagni" lo seguirono nel coro e la squadra degli onanisti si sgolò così tanto che il presidente cinese (all'epoca ancora in vita!) avrebbe ceduto a quei richiami e sarebbe arrivato direttamente da Pechino se non fosse stato male in arnese a causa dei suoi disturbi di salute.
La giovane "compagna" femminista ammansita tornò, anche lei, nei ranghi.


Adesso, care ex-compagne (io con la mia fervida fantasia immagino che lo siano), siamo tutte e tre in un ristorante veneto, gestito da pugliesi, a Parigi. Voi parlate di programmazione televisiva, io vi spio per distrarmi e non pensare alle violenze che gli Spiriti di quei luoghi evocano.
Noi, sessantenni occidentali. Noi che abbiamo vissuto un periodo aureo dove i soli problemi conosciuti sono stati quelli esistenziali ... che abbiamo sofferto per amore ... che non abbiamo conosciuto guerre, se non quelle degli altri ... che abbiamo goduto del benessere ... che abbiamo creduto che Wall Street fosse il nostro Partenone ... che abbiamo tradito Marx, Lenin ... Mao Tse Tung ... che abbiamo sostituito le idee con l'effimero ... che siamo spettatori della caduta del vero Impero Romano d'Occidente.
Noi, seduti al ristorante.
La luce esterna è notevolmente diminuita.
Allungo il collo per meglio vedere attraverso i vetri cos'è successo lassù, nel cielo.
Della nuvolaglia scura ed incazzata ha nascosto l'azzurro intenso come se il clima ne avesse abbastanza d'illudere i parigini.
Altro che primavera! Ve lo faccio vedere io cos'è l'inverno!
Accanto a me un'altra coppia: una donna di colore piuttosto anziana accompagnata da una più giovane ma con la pelle più chiara. Discutono ... le osservo e cerco di capire se c'è una rassomiglianza nei due visi, se c'è parentela. Non ho bisogno di troppo scrutare.
- Oui, mamie. - dice ad un certo punto quella più giovane.
Sì, certo, la signora anziana è sua nonna.
Ancora non ci sono molti clienti, forse è ancora presto.
Il cameriere dalla faccia da pinolo, guarda fuori dalla finestra. Sembra preoccupato per quel cielo minaccioso tanto da fargli perdere quella sua espressione così, così  ... da pinolo, per l'appunto!
Dicono che l'umanità sta vivendo un periodo d'oro, mai conosciuto nella sua storia ... dicono che c'è meno violenza di quanto ce ne sia mai stata. Sembrerebbe che, dati alla mano, sia proprio così! Eppure le immagini che richiamano scene violente sono frequenti e si ha l'impressione che si sia immersi nella violenza. I cento milioni di morti della prima e seconda guerra mondiale non saranno più che un ricordo? Lo spero. Ma le statistiche parlano chiaro: la violenza in questi ultimi decenni uccide percentualmente molto meno di quanto sia accaduto in tutta la storia dell'umanità. Gli specialisti propongono diverse spiegazioni. A me piace pensare che noi siamo come il protagonista di "Arancia Meccanica": sottoposti a visioni di scene di violenza, alla fine la rigettiamo come chi, avendo fatto un'indigestione, rifiuta il cibo che è stato causa dei suoi malesseri.
Fusse che fusse a vorta bona!
- Siciliano di dove? - mi chiede la bella ragazza pugliese mentre posa di fronte a me un calice riempito di vino dal colore scuro, quasi minaccioso.
Ostenta una profonda scollatura che mostra due seni sapientemente resi rotondi e sodi da un moderno schiacciamammelle.
Anche se mi si para davanti provocatrice io non cedo e la guardo fissa negli occhi.
E che diamine! Cosa direbbero le "compagne" se mi sorprendessero nel lubrico sbirciare?
- Sono nato a Caltanissetta, ma sono cresciuto in provincia di Siracusa. Adesso, quando mi reco giù abito a Noto. Conosce? -
Scuote la bella testa in segno di diniego.
- E' conosciuta per lo stile barocco dei suoi palazzi e delle sue chiese.-
- ... come Lecce? -
- Sì, diciamo di sì. -
Se ne va ed io mi appoggio esausto contro lo schienale della sedia! Stavo cedendo ... per fortuna è andata via! Ho i muscoli del collo che mi fanno male per la tensione. No, non ho abbassato lo sguardo.
- Il neige! - dice il cameriere dalla faccia da pinolo.
... e tutti noi ci voltiamo ad osservare, oltre i vetri, i fiocchi di neve che, dispersi da follate di vento, si rincorrono come atomi impazziti.