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giovedì 12 febbraio 2015

Cabourg



Certo, quando si parla di Spiriti, il discorso di fa arduo.
No, non sono uno spiritista e neanche uno che si mette intorno ad un tavolo facendo la catena con altri creduloni nell'attesa che questo si metta a traballare!
Credo però che chi ci ha preceduto lasci una specie d'alone come un emozione sospesa e che impregna l'aria d'un odore che si percepisce solo con l'olfatto dell'anima.
Il vero problema è che spesso lasciamo l'anima assopita in un cantuccio se non è già accaduto che sia stata soppressa.
Io voglio bene alla mia anima, senza di lei sarei morto già mille volte. L'anima m'ha consentito di restare vivo ed io l'ho sempre protetta perché solo la nostra simbiosi ci consente di resistere vicendevolmente.
Di assassini d'anima il mondo ne è pieno. Chi sono? Coloro che vogliono dominare sugli altri uomini e per farlo devono sopprimere l'anima, senza essa l'essere umano è governabile perché diventa un automa, uno schiavo.
Non bisogna immaginarsi che gli assassini siano sempre dei violenti anzi, il più delle volte, sono dei subdoli manipolatori poiché attirano gli altri uomini in trappole e quest'ultimi ci cadono dentro. Non ne escono facilmente perché dentro le loro vene i killer iniettano una droga che elimina ogni desiderio d'uscire dalla botola ... ed è in quei momenti che l'anima viene uccisa.
Quali trappole? Il potere, il denaro, il sesso, l'apparire ...
Io ci sono caduto spesso nei calappi ma sono riuscito ad uscire prima che la droga prendesse il sopravvento su di me.
Ciò che è curioso è che, quando si riesce a sopravvivere a questi attentati, gli assassini t'emarginano poiché vieni classificato come selvaggina non atta ad essere cacciata, inutile e su cui, quindi, non è conveniente investire tempo e denaro.
La nostra società è gestita da assassini. Essa stessa è assassina e se non gli concedi l'anima ti emargina.
- Oddio Italo, ma vorrai ben ammettere che tutto ciò è necessario! ... senza la nostra società dove saremo? Nel Medioevo. - mi dice la mia amica Caroline ... ha lo sguardo da guerriera, lei.
Io l'osservo dritto negli occhi.
- Sarà, ma io la mia anima non ho più voglia di darla a nessuno e tanto meno non voglio che sia uccisa. -
Ma torniamo al punto di partenza: gli Spiriti.
Ultimamente ho voglia d'incontrarli ancora per permettere alla mia anima di sentire il loro odore.
M'aggiro per le strade di Cabourg, da queste parti ci ha soggiornato spesso Marcel Proust.
La piccola cittadina vive nel ricordo dello scrittore. Ogni occasione è buona per evocarlo. Anche i negozi sono intitolati a lui od alla sua opera principale. Resistendo al freddo vento invernale mi sono avventurato sul Boulevard des Anglais nella speranza d'incontrarlo, il grande scrittore. Forse bisogna che torni in estate ... i colori saranno certamente diversi ed il mare non sarà grigio.
Mi sono imbattuto in pannelli corredati da fotografie d'epoca e da frasi del romanzo ... ma del divino Marcel, niente ... neanche il minimo odore! Forse tutto questo freddo ha procurato un forte raffreddore alla mia anima tanto da obnubilarne i sensi?
No, la verità è un'altra : in Francia riesco ad incontrare meno Spiriti che nel mio paese.
- Vedi Italo, la Francia crea un habitat poco favorevole alla permanenza degli Spiriti rispetto all'Italia. Dai noi è molto più difficile percepirli. - mi dice quella sera stessa il mio amico Nicolas.
- Non capisco. -
- Prova a confrontare Roma con Parigi: Roma evoca molto bene la sua storia millenaria, è una città intrisa di fantasmi. Sono loro che la rendono affascinante. Il fascino di Parigi è un altro: lo spettacolo delle luci, i boulevard, le bellezze architettoniche pulite, restaurate tanto da farle sembrare nuove! Ma la Ville Lumière resta una città fredda: tutto è pulito, perfetto, tirato a lucido ... pochi sono i posti dove possono rifugiarsi gli Spiriti! -
Sarà, ma per la prima volta in vita mia sento elogiare lo sfascio ed il caos dell'Italia; sono forti questi francesi!


Fa freddo a Cabourg e mentre Proust cerca il tempo perduto io, che non ho trovato il grande scrittore, mi rifugio dentro un bistrot semi deserto. I turisti sono pochi ed il freddo gelido scoraggia i più dall'avventurarsi fuori dagli alberghi.
Mi siedo ad un tavolo accanto alla vetrata che dà sulla strada pirincipale.
Ho con me un libro d'un autore italiano. Si tratta d'una scoperta e mi piace talmente che ancora non ho desistito dalla lettura. La piacevole compagnia m'aiuterà ad ingannare l'attesa, stasera sono invitato a cena da degli amici che hanno acquistato casa nella bassa Normandia.
Un leggero trambusto al mio fianco distoglie l'attenzione da un bel capitolo scritto come Dio comanda.
Un marmocchio con dei capelli biondi, tanto vaporosi da sembrare una nuvola scesa dal cielo, prende posto nel tavolo vicino. E' molto bello e deve avere sette od otto anni, più giovane quindi del Tazio di Thomas Mann ma certamente d'eguale beltà.
- Jean, non disturbare il signore. Vieni, siediti ad un altro tavolo. - una donna, la stessa che mi aveva servito il caffè, lo prende per il braccio ma lui si svincola. Un bel caratterino il nostro Jean alias Tazio!
- Mi scusi, signore, le dà fastidio? -
Il capitolo può attendere.
- No, no, affatto. -
- Non ho nessuno a cui affidarlo. Fino a qualche mese fa avevo i miei genitori. La padrona m'ha detto che potevo portare il bambino con me al bistrot, in questa stagione di pomeriggio c'è poca gente! -
Jean ha con sé una cartelletta. Ne tira fuori dei fogli ed una tavolozza di colori per acquarelli.
- Gli piace disegnare ed in particolare dipingere con gli acquerelli. Gliel'insegnò suo nonno. - dice la cameriera che evidentemente deve essere la madre.
- Allora diventerà un novello Giotto! -
La donna mi sorride per cortesia senza capire.
- Giotto ... un pittore italiano che iniziò fin da bambino a mostrare le sue doti. - preciso.
- Ah, capisco ... ma lo sa che deve essere venuto qui a Cabourg l'estate scorsa? -
- Chi, Giotto? -
- Sì, proprio lui! -
- Sarà un altro, quello che conosco io difficilmente lascia l'Italia! -
- Lei è italiano ?
- Certo, non sente l'accento? -
- Credevo che fosse libanese. -
Libanese, questa poi! Perché proprio libanese?
- Vado a prendere una ciotola piena d'acqua per Jean. - dice la donna congedandosi.
Io riprendo la lettura del mio capitolo scritto come Dio comanda.
Il vento gelido, che tanto infastidisce chi s'avventura per le strade del piccolo villaggio, ha reso completamente sgombro il cielo dalle nuvole. I raggi del sole sono liberi di scorrazzare in questo week end d'inverno e d'infiltrarsi ovunque. Protetto dalla larga vetrata del bistrot mi godo il tepore solare mentre il mio gusto estetico si sdilinquisce davanti alle frasi ben tornite dell'autore da poco scoperto, alle locuzioni  dalla sequenza elegante ed al contempo facile da leggere.
- Ti piace? - ... la voce d'un bambino.
Guardo al mio fianco Jean alias Giotto. I suoi piedi non arrivano a toccare il pavimento e dondolano fra le gambe dell'alta sedia.
Anche lui m'osserva con i suoi occhi neri come la pece sotto la nuvola di capelli immacolati.
M'indica il foglio arricciato della sua ultima opera che giace sul tavolo.
Io lo so che non bisogna mai porre la seguente domanda ad un artista figurativo ma se non la si fa ad un bambino questi ci rimane male.
- Cos'è? -
- Questo blu è il cielo ... questa verde è la terra ... questa la casa dei miei nonni e questo sono io. - si vede che è fiero di spiegare ciò che ha disegnato.
- ... e chi sono quei due signori nel cielo? -
- I miei nonni. -
- Ma volano ... -
Mi fa un gesto d'assenso grave con la testa.
- ... sono morti. - precisa, poi.
Non ha un'espressione triste ma seria da vero piccolo uomo.
No, non gli chiedo com'è potuto accadere.
- Capisco ... come si chiamavano? -
- Marc e Geneviève. -
- Ma dove stanno volando? In cielo? -
- No, qui attorno ... loro volano ancora sopra le case di Cabourg. -
Certo, volano qua attorno ...
Non riesco a trattenermi ed accarezzo la nuvola di capelli del piccolo Jean.
Sospiro e guardo fuori, oltre la vetrata.
Sopra un tetto d'ardesia spunta un camino da cui si vede appena uscire un filo di fumo che il vento si porta subito via. Sì, il cielo è blu ... non ho trovato Marcel Proust ma Marc e Geneviève.
Chiudo definitivamente il libro.
Ho altro da fare che leggere il capitolo scritto come Dio comanda ... devo intrattenermi col piccolo Giotto normanno!
- Dammi un foglio ed il pennello che t'insegno a disegnare la testa d'un cavallo. -
Bisogna saperli cercare gli Spiriti ... ed io sono sicuro che in questo momento ce ne sono due che guardano il piccolo Jean e me ... e perché no? Magari sorridono.