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martedì 25 novembre 2014

Un evento strano in rue de Nanterre


L'italiano finalmente ce l'ha fatta! 
I duecentocinquanta sottili fili sopra di lui sono ben tesi. Ha usato quelli da pesca che possono reggere fino a cinquanta chili.
Ha un po' freddo, l'italiano, ma solo sul viso.
E' stato previdente e s'è ben coperto con abiti di stoffa sintetica, non troppo pesanti ma che tengono caldi. Non ha voluto aumentare il suo peso.
L'italiano non sa se ridere o piangere. Ha il cuore in gola per l'emozione. Ce l'ha fatta! Che idea pazza!
Delle lacrime gli rigano il volto, forse il vento, forse il freddo ... la prossima volta si metterà degli occhiali da sci.
- Bisogna essere visionari! - dice sempre ai suoi figli.
Ma a quel punto, poi? Chi gli avrebbe creduto?
Ne avrebbe parlato in giro? Non lo sa. A qualcuno, fra i più intimi ... forse.
Ma adesso è poco importante perdersi in questi pensieri perché bisogna gustare l'emozione.
Sotto di lui, le luci della città.
Ha scelto una notte senza luna e s'è vestito di nero. Pure la faccia s'è annerita con del lucido da scarpe acquistato ma monsieur Régis, il ciabattino. Quanti soldi aveva speso da lui! Ma bisogna dirlo ... e che diamine! L'artigiano aveva ben lavorato ed aveva confezionato magistralmente i piccoli corpetti di cuoio che gli aveva commissionato.
L'italiano è sospeso nel vuoto. Sì, sta volando. 
Sopra di lui il battito delle ali di duecentocinquanta gabbiani che silenziosi lo trascinano appeso sotto di loro.
Hanno tutti lo stomaco pieno perché l'uomo dall'idee strane, per convincerli ad infilare il corpetto con sotto attaccato il filo da pesca, aveva distribuito a tutti dei pezzi di carne. I gabbiani, che per natura sono diffidenti (ma come potrebbero non esserlo col genere umano?), avevano cominciato a dargli fiducia.
Per procurarsi tutto quel ben di Dio l'italiano aveva raccattato gli avanzi di tutte le macellerie e salumerie di Asnières ed era stato costretto a raccontare una bugia per giustificarsi. Aveva detto, infatti, che il cibo era destinato al suo famelico pastore tedesco. Ma tutti noi sappiamo che nessun cane vive con lui!
La notte precedente aveva portato tutto sulla gran terrazza dell'immobile dove abitava. Un posto sicuro, di difficile accesso. Non ci andava nessuno e lì aveva organizzato la sua pista di decollo.
Gli uccelli erano arrivati a stormi successivi ... tutti amici del suo gabbiano preferito. Ci aveva impiegato un bel po' ad equipaggiare i volatili. S'era aiutato con delle torce elettriche perché era notte fonda. Ma quello che l'aveva più impressionato era stato la disciplina di tutti quei uccelli! Qualcuno l'aveva addirittura aiutato col becco mentre gli allacciava il corpetto. Fantastico!
- Uhé, terrun ... t'è cuntent? Sei contento? - gli grida Biagio che fa da capostormo - Hai visto quanti amici ho? -
L'italiano alza la testa e sorride, troppo emozionato per dire la benché minima parola.
- Sto facendo lavorare anche quello scansafatiche di Pasquale, eh eh eh! -
- Guarda che ti sento! - dice l'inconfondibile voce del gabbiano di Procida confuso fra gli altri volatiti - Ma guarda 'sto polentone! ... proprio a Parigi dovevo venì pe fatigà! ... per lavorare! -
- Dove andiamo? - chiede Biagio.
L'italiano fa spallucce come per dire: fai tu!
- Ok, facciamo il giro per turisti ... Montmartre, l'Etoile, Place de la Concorde, Place Vendôme, il  LouvreLes Invalides e la Tour Eiffel! Ti va? ... la prossima volta cambiamo. -
Il gabbiano lombardo lancia un grido stridulo in gabbianese e tutti i suoi compagni fanno una mezza planata dirigendosi verso Montmartre.
L'italiano, appeso come un salame a duecentocinquanta fili assicurati ad un imbracatura per scalatore, si lascia trasportare ed apre le braccia come se fosse Cristo.
Sono le due e mezza di notte, difficile che lo possano vedere tutto vestito di nero. Eppoi a Parigi, a quell'ora, chi alza all'insù il naso in una notte senza luna?
Ed anche se lo vedono, chi se ne frega!
Neanche al barone di Münchhausen era riuscita una simile impresa!
Vola italiano, vola!
L'emozione d'essere su quella grande città lo sopraffà ... adesso sì, che piange senza ritegno.
Li sente gli altri esseri e sembra che, passando sopra di loro, le emozioni di tutti rimontino verso di lui. Non ha più la sensazione d'essere sospeso nell'aria ma di galleggiare su un mare di passioni e di sensazioni che si confondono e che perdono ogni connotato negativo e positivo, sono solo il prodotto dell'umanità ... dell'energia pura. Vorrebbe impregnarsi di tutto ciò, ma rischia quasi d'annegarci dentro.
E' sorpreso, l'italiano.
Non s'attendeva una reazione emotiva così forte, così annichilente. Quando aveva progettato quel volo pensava che, al di là dell'impresa straordinaria e quasi inenarrabile, si sarebbe goduto una vista magnifica, unica, impossibile d'avere anche in elicottero!
No, la sensazione che prova adesso è molto più forte. S'è trasformato in un collettore di sensazioni, un magnete su una città immensa. Si sente come un bambino goloso che, dopo averla lungamente agognata, alla fine si trova immerso nella marmellata.
- Più su ... più su! - grida allarmato.
- ... 'na parola! - gli risponde Pasquale - Qua ci fai proprio faticà! -
Biagio, sempre in gabbianese, ordina di guadagnare quota ... ed i gabbiani (forse per la maggior parte francesi) all'unisono incrementano i colpi d'ala.
- ... terrun, magna saun! Bella figura ci fai fare a noi italiani! - esclama stizzito il capostormo lombardo all'indirizzo del suo amico campano.
L'italiano sale e sembra che, in alto, quel mare d'emozioni sia più rarefatto. La sensazione di soffocamento s'attenua e l'animo torna tranquillo e sereno.
Certo, quel volo l'ha arricchito e sente che gli permetterà d'avere nuove ispirazioni e di continuare a fare quello che ama di più: raccontare storie. Storie degli altri, storie rubate.
Guarda in alto ora, l'italiano.
Osserva quei gabbiani che lo trasportano, ostinati nello sforzo ma determinati ad avanzare come se fossero non esseri, ma oggetti meccanici e silenziosi. Degli automi.
Le loro sagome, grazie al riverbero delle luci della città, si distinguono appena nella pece nera della notte. Con la testa reclinata all'indietro guarda su e fissa le loro ali. Sembrano i fogli dei suoi scritti che si perdono nel buio ... che salgono in aria sparendo per sempre con il loro contenuto ... solo parole ... parole presuntuose!
Proprio allora s'avvede che ha appena superato Place de la Concorde e, non lontano, il cupolone del Grand Palais s'avvicina sempre di più.
- Grazie Biagio ... grazie a tutti voi. - dice ai gabbiani. Ma loro non rispondono troppo impegnati in quell'impresa.
Adesso, basta ... basta pensare. Bisogna solo godere di questo volo meraviglioso.
Chissà quando ancora si ripeterà?