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mercoledì 3 settembre 2014

... un amore estivo.


Asnières, 31 agosto 2014, domenica.

 Sono sicuro: quest'estate siciliana lascerà una traccia sul mio fisico.
Ci sento meno ... sono diventato un po' sordo.
L'età, direte voi ... forse ... io penso che sia la mia imbecillità, probabilmente le due cose vanno di pari passo. Quando s'invecchia si riacquista un po' di stupidità adolescenziale soprattutto quando si sfrutta il proprio fisico come quando si avevano venticinque cinque anni o giù di lì .... come se, nel frattempo, altri trentatré anni non si fossero aggiunti!
In effetti quest'anno mi sono accorto che fra me ed i miei figli il divario si fa sempre più ampio, la forza fisica e la loro resistenza è al culmine mentre la mia è in fase calante ... diciamo che precipita. Cerco di tenere il passo e d'aiutarli nei lavori in campagna ma mi stanco facilmente ed ho bisogno di recuperi più lunghi. Normale, direte voi ... sì, ma io non mi rassegno ed ho cercato di riscattare il declino terreste rifacendomi con performance marine.
Ho sempre amato il mare e le immersioni, fatte rigorosamente in apnea.
Mi piace "picchiare" giù, nel Gran Blu.
So per esperienza che, per farlo bene e con soddisfazione, bisogna allenarsi gradualmente e lasciare che il fisico si riabitui alle pressioni marine, al consumo dell'ossigeno ed al suo sapiente utilizzo nelle profondità. Per fare ciò bisogna riacquistare la capacità di muoversi con fluidità ed efficacia, dimenticando tutti i movimenti bruschi che siamo abituati a fare sulla superficie. Lo raccomando sempre ai miei figli!
L'elemento liquido è un'altra dimensione e non ci si può comportare come quando si è sulla terra ferma ... lo so, lo so ... per tanti anni ho fatto immersioni. Ma le ultime, fatte bene dopo allenamenti quotidiani, risalgono a quando avevo trentacinque anni ... adesso ne ho cinquantotto!
Sapere andare sott'acqua non vuol dire essere pronti a fare immersioni. L'apnea è una disciplina a cui bisogna accostarsi con umiltà e senza aver fretta.
Ebbene ... quest'estate non ho seguito i miei stessi consigli! Ho "picchiato" giù senza preparazione e con compensazioni approssimate ... ecco la causa della mia sordità. Dovrò andare da un otorino ma ho paura che il mio udito sia compromesso!
Quando la gente mi parla con tono basso, non capisco. Faccio un sorriso e cerco di ripetere ciò che mi sembra d'aver inteso. Se ricevo un sorriso di ritorno ed un assenso col capo va tutto bene ma se avviene il contrario, le cose si complicano.
- Non comprendo, sono straniero. - qui in Francia gioco la carta dell'emigrato che parla male il francese ... preferisco quest'immagine piuttosto che quella del signore di mezza età e quasi sordo! E così la gente mi  si rivolge sillabando come Jane faceva con Tarzan!
Mi siedo sulla panchina dei giardini accanto alla Mairie d'Asnières per godermi questo sole domenicale avaro di tepore.
Ascolto le grida dei bambini che giocano chiassoni quasi quanto quelli italiani. Il loro vociare mi giunge attutito come una musica di sottofondo.
A voi lo posso dire ... ma quelle immersioni azzardose hanno una causa ... una storiellina d'amore estiva! Ah, la vanità senile!

Un giorno di qualche settimana fa, l'ancora della mia barca Libertà s'impigliò sul fondo roccioso. Mia figlia, a prua tirava la cima e m'indicava le direzioni nel tentativo di disincagliarla. Io a poppa governavo.
- Vai avanti ... no, adesso vai indietro ... un po' a destra ... un po' a sinistra. -
Niente da fare.
- Tagliamo la cima? - mi propose.
- Sei matta? Passami la maschera. -
Mi tuffai senza pinne e boccaglio e, afferrandomi alla cima, scesi verso il fondo ... raggiunsi l'ultimo tratto della corda legata alla catena che portava all'ancora.
La trovai ben incastrata fra due rocce coperte da alghe.
L'acqua era abbastanza temperata anche quando superai i 10 metri di profondità. Dovetti compensare più volte e lo feci malamente. L'orecchio sinistro mi doleva, arrestai la discesa e mi misi sulla verticale. Mi tappai nuovamente il naso e compensai con forza quasi seccato per quel dolore. Riuscii ad attenuarlo ma l'operazione fu mal eseguita. Dovetti fare altre piccole compensazioni mentre continuavo a scendere ... un disastro ... che brutta discesa! Arrivai all'ancora.
Mentre la strattonavo sentii qualcosa mordicchiarmi la guancia. Mi voltai.
Un'orata a qualche centimetro da me mi guardava per nulla intimorita. Era bella grossa, raramente ne avevo vista una di quelle dimensioni!
Mi spaventai per quel contatto inaspettato ed il cuore, aumentando i battiti, consumò inutilmente dell'ossigeno. Risalii.
- L'hai liberata? - mi chiese mia figlia.
- No, passami le pinne, per favore. Farò meno fatica. -
La discesa con le pinne fu più agevole anche se il disturbo all'orecchio rimaneva. Afferrai l'ancora ed agevolmente riuscii a disincagliarla. L'orata era ancora lì che m'osservava. Mentre effettuavo l'operazione il pesce, senza che me ne rendessi conto, s'avvicinò ancora e col suo muso mi toccò la guancia ... sì, proprio come se mi baciasse!
Io la guardai ... lei mi guardò ... poi con uno scatto mi toccò le labbra e s'allontanò da me di qualche metro.
Caspita, m'aveva baciato!
Risalii in superficie trascinando per un po' l'ancora con me, mia figlia non sentendola più impigliata aveva cominciato a recuperarne la cima.
- Bravo, papà. Era ben incastrata? - mi disse vedendomi riaffiorare.
Non le risposi e riimmersi la testa nell'acqua per osservare il fondo. Dalle profondità vidi un riflesso argenteo.
- Mai vista un'orata più scema! -
- Che hai detto, papà? - chiese mia figlia mentre risalivo sulla Libertà.
- Niente. Parlavo fra me e me, come i vecchi. - così dicendo guardai intorno a me cercando di fissare nella memoria gli scogli della costa circostante in modo da crearmi dei riferimenti.
La sera, mentre cenavo con i miei figli dissi:
- Stamattina, sott'acqua mi ha baciato un'orata! -
Stavano scherzavano fra di loro e ridevano ma subitamente tacquero.
- Papà, forse hai bevuto troppo vino ... non è che mi diventi come il nonno? -
- Ma che dite? ... parlo sul serio un'orata m'ha baciato sulla bocca! -
- Ma papà, stamattina che ha fatto? - chiesero preoccupati i due fratelli.
- Che ne so? E' sceso a recuperare l'ancora ... io ero sulla barca. Ma non vedete che vi sta prendendo in giro? - e mia figlia rise.
L'indomani mattina mi svegliai presto. Mentre bevevo il caffè ... e seduto su un muretto, guardai il mare in lontananza verso la punta di Capopassero.
Lasciai un messaggio sul telefonino dei miei figli, l'avrebbero letto al loro risveglio.
Sono in barca, faccio un giro, prima di tornare a casa vado a fare la spesa. Baci papà.
Dopo neanche mezz'ora ero su Libertà.
Il mare era attraversato dal fremito della tiepida brezza mattutina e l'imbarcazione, vezzeggiandosi per i due baffi di spuma che le ornavano il fondo della prua, avanzava sicura. La traversata fu così piacevole che sembrò più breve del solito. Arrivammo nel punto in cui m'ero ormeggiato il giorno prima. Lanciai l'ancora che, con un tonfo, sprofondò nell'acqua.
Dopo qualche minuto la seguii munito di maschera, boccaglio e pinne.
M'immersi varie volte ma non scesi mai oltre i dieci metri, l'orecchio sinistro continuava ancora a darmi fastidio.
Dopo quasi un'ora di sali e scendi a fianco di Libertà, ero deciso a tornarmene a casa quando un bagliore argenteo m'attirò più verso il fondo.
L'orata era ancora là e mi guardava.
Risalii, feci un po' d'iperventilazione e, cercando d'effettuare una buona compensazione, andai di nuovo dritto giù. Raggiunsi il pesce e lui venne a baciarmi sulla guancia. Quando riguadagnai la superficie, mi seguì!
Cominciò a girarmi attorno.
Avrei voluto che i miei figli fossero con me ... almeno non mi avrebbero più dato dell'ubriacone!
- Ma che caspita fa? - dissi mentre cominciava a tirarmi i peli del petto - Ma non è possibile! Ma cos'è questa storia? ... ahi! -
Lo cacciai con un gesto deciso ma non brusco, giusto per allontanarlo.
Ma lui non si fece scoraggiare e tornò per giocare con i miei peli, poi si chetò e si mise contro di me come per cercare rifugio, protezione.
- Ma cosa da pazzi! - ... e mio malgrado cominciai a carezzarlo come fosse un micio.
Ristetti così, per qualche minuto coccolando l'orata che beata si prendeva tutte le mie attenzioni come se fosse la cosa più naturale del mondo!
Non vi nascondo che mi sentii un po' ridicolo: stavo accarezzando un pesce che aveva bisogno d'affetto, ma che potevo fare?
L'orata muoveva appena le pinne laterali ed i movimenti erano talmente impercettibili che pensai fosse morta. L'allontanai ma lei si risvegliò dalla catalessi e con un guizzo si mise ancora contro di me!
- O Dio Santo!  Questa qui non si stacca più? Cosa ne faccio di questa orata? Mica la posso portare appresso con me! ... e dove, poi? In un catino? ... sembra innamorata! ... se lo racconto ai miei figli, altro che ubriaco! Penseranno che sono da rinchiudere! -
Dopo quasi dieci minuti mi dissi che non potevo continuare a restare in mezzo al mare ad accarezzare un'orata 'nammurata ... avrei dovuto prendere una risoluzione. Provai a parlarle.
- Senti Oratina (decisi di chiamarla con un vezzeggiativo) lo sai che non possiamo restare così per l'eternità! Io sono un uomo, tu sei un pesce e neanche un mammifero! Quali affinità possiamo avere? ... siamo differenti, troppo! Io non so cosa ti spinga a cercare conforto in me, ma la relazione... come dire ... è piuttosto ingestibile. Io non posso sempre restare in acqua e tu non puoi venire con me sulla terraferma ... correresti anche il rischio che qualcuno ti cucini alla griglia ! -
Provai ancora ad allontanarla ma mi sgusciò fra le mani rimettendosi ancora contro il mio petto.
- Oratina, Oratina ... sei un po' testardina! Devo anche tornare a casa ... ho da fare la spesa ... eppoi non ho più l'età per fare certe cose (ma cosa centra l'età? ma quali "cose"?)! -
L'allontanai di nuovo, ma fu inutile.
 - ... ti prometto che tornerò a farti visita, passeremo un po' di tempo assieme. Te lo giuro. Inoltre si sta sollevando il maestrale ed il mare comincia ad ingrossare. -
Alla fine, esasperato dall'ostinazione del pesce, decisi che dovevo passare all'azione.
Presi Oratina con entrambi le mani e la scagliai più lontano possibile, poi, con un'agilità che mi sembrava aver perduto per sempre, m'aggrappai alla fiancata di Libertà e con un deciso colpo di pinne m'issai a bordo della mia fedele barca.
Oratina ritornò indietro ed un po' attonita mi guardò mentre ero seduto con le gambe penzoloni sulla sponda dell'imbarcazione.
Anche s'è un po' difficile riuscire a riconoscere un'espressione nel volto dei pesci, io ebbi l'impressione che fosse decisamente disperata.
Provai a consolarla parlandole anche mentre issavo l'ancora. Lei continuò a fissarmi girando attorno alla barca. Quando azionai l'elica feci bene attenzione che Oratina non fosse troppo vicina e, solo dopo essermi assicurato della distanza di sicurezza, diedi gas al motore.
Mi seguì e vidi il suo riflesso argenteo brillare per diverse centinaia di metri sulla scia di Libertà fino a che l'inseguimento dovette esserle insostenibile.
Pensai d'essere insensibile e mi sentii schiacciare da un profondo senso di colpa, come se fosse un macigno.
- Ma cosa potevo fare? - chiesi alla mia barca che, caracollando sulle onde, sembrava volermi consolare.
Naturalmente non raccontai a nessuno di quella vicenda. Mi chiusi in me stesso mentre i giorni della mia vacanza si consumavano.
- Papà, andiamo in barca? - mi chiese mia figlia.
- No, non ho voglia. -
Sentii i miei figli confabulare.
- Papà deprime sempre un po' quando le sue ferie volgono al termine! -
La mattina della vigilia della mia partenza andai a salutare Libertà e feci con lei un ultimo giro. Io e lei da soli, come sempre quando sapevamo che per lungo tempo non ci saremmo frequentati. 
Entrambi sapevamo che dei saluti, od almeno delle scuse, erano dovute ad Oratina.
Quando arrivammo sul luogo dell'incontro m'affacciai dalla barca per scrutare il mare sottostante. Solo allora mi resi conto che Oratina poteva esser stata la preda d'un subacqueo e questo pensiero mi procurò una certa ansia.
- Vado a vedere sotto. - dissi a Libertà.
Maschera, boccaglio e pinne!
Feci diverse volte dei sali e scendi di perlustrazione fino a quando mi sembrò di distinguere un bagliore sul fondale.
Certamente era Oratina!
Per restare più a lungo in immersione eseguii dell'iperventilazione. Feci una capovolta e dando degli ampi colpi di pinna, mi diressi verso il fondale per porgere le mie scuse al pesce innamorato.
Il dolore all'orecchio sinistro si fece ben presto sentire, cercai d'attenuarlo compensando ma evidentemente le cattive immersioni dei giorni precedenti dovevano averlo già infiammato. Cercai di forzare ma il dolore si fece acuto, insopportabile. La mancanza d'allenamento di tutti questi anni d'inattività era la causa di quella cattiva prestazione.
Però feci in tempo a vedere Oratina anche se non riuscii ad avvicinarmi quanto avrei voluto.
Ebbi l'impressione che mi facesse la linguaccia ... ne aveva tutto il diritto!
Risalii rincuorato nel vederla ancora viva: anche s'era contrariata almeno non era stata vittima di nessun subacqueo!
- Non ci sento più bene dall'orecchio sinistro. - dissi ai mio figlio mentre l'indomani m'accompagnava all'aeroporto.
- Come mai? -
- Non so, forse un tappo di cerume oppure è la conseguenza d'una compensazione mal fatta. Ieri mattina  mi sono immerso un'ultima volta. Ho forzato un po'.  Mi farò visitare da un otorino in Francia.-
- E l'orecchio destro? -
- Quello va bene. -
- Bene, ti parleremo solo sul lato destro! -

Adesso guardo verso il cielo azzurro incorniciato fra due nuvoloni bianchi ed immacolati.
Certo, un po' di tristezza mi viene quando torno al lavoro però adesso mi godo questi raggi ancora estivi ma non certo cocenti come quelli della mia Sicilia.
Le grida dei bambini mi giungono attutite come se avessi della bambagia dentro l'orecchio ... rimarrò un po' sordo, ma che importa? Ci pensate? Quanti, fra chi conoscete, è riuscito a far innamorare un'orata? ... e poi sono lusingato (perché nasconderlo?) ... vi rendete conto che riesco a sedurre ancora alla mia età?
Uffa, domani ancora in ufficio ... no, è meglio che non ne parli!
Mi raccomando: che questo racconto rimanga fra noi!