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domenica 6 luglio 2014

Che cosa faccio? ... scrivo


Sabato sera, cena dal mio amico Gerald.
- Allora come vanno i tuoi racconti? Sono impressionato dalla quantità dei "post" che riesci a pubblicare ogni giorno. - mi dice.
- Comincio ad essere stanco ... è un bell'impegno. Avere sempre qualcosa da dire! Scrivere quotidianamente non è facile, soprattutto se si vuole mantenere una certa qualità. Io faccio del mio meglio, nel limite delle mie possibilità. -
- Vuoi smettere? -
- Non proprio, vorrei rallentare altrimenti scrivere diventa una corvée ... invece io voglio che resti un piacere. Ho qualche difficoltà a smettere perché mi sento in dovere nei confronti dei pochi (ma preziosissimi) lettori che cliccano ogni giorno sul post del giorno. -
- Sono sicuramente delle persone intelligenti. Sono in grado capirti. - osserva Sylvie seduta alla mia destra.
- Sì, sì ... ma perdo il contatto ... è da otto mesi che pubblico ogni giorno ... basterà che dirado le mie apparizioni e sarò dimenticato. -
- Quindi quello che temi è l'oblio. - dice Gerald prima di sorseggiare del Nero d'Avola che gli ho portato come modesto omaggio alla sua raffinata cucina.
- Tu parli dell'oblio nei confronti di Italo o del suo blog? -
- Di Italo ... nessuno ama essere dimenticato, o sbaglio? -
- Beh, non saprei ... io comunque non mi faccio illusioni ... tutti saremo dimenticati primi o poi. Tanti uomini illustri fra duemila anni saranno dimenticati e non resterà neanche un flebile lumicino di memoria ... il mondo si ricorda di Giulio Cesare perché l'hanno spettacolarizzato in qualche film, ma chi sa effettivamente quello che ha fatto o quello che ha scritto? E' solo questione di tempo ... ... è triste quando vedo gli uomini e le donne che si danno tanto daffare per sottrarsi inutilmente al loro destino ... per vivere oltre la morte, il ricordo è una forma di vita ... vissuta nella memoria e non su questa terra ... ma anche quella è effimera e si dissolverà. - 
- Quindi tu vuoi essere dimenticato? - mi chiede Anne dagli occhi gatto, moglie di Gerald.
- Mi basta che i miei figli o le persone che ho amato non mi dimentichino ... poi me ne frego ... vorrei che il mio spirito si fonda con quello del resto dell'umanità, che si confonda con esso ... mi piace pensare che faccio parte di qualcosa di più vasto, complesso e che partecipo a muovere il mondo spingendo insieme agli altri ... -
Forse sono andato al di là di quello che è consentito in una cena fra amici in cui ci si vuole perdere nelle sensazioni del palato restando leggeri nella conversazione.
Per qualche manciata di secondi nessuno parla più.
Sopra di noi i rami degli alberi ci fanno da volta e in mezzo ad essa il cielo si scurisce, già s'intravvede qualche stella d'argento.
Io mi sento sereno ... da tempo ho abbandonato qualsiasi ambizione di far qualcosa per vivere più a lungo oltre ai limiti che la mia condizione d'umano m'impone. Quando ero giovane qualcosa mi diceva che avrei potuto trasformarmi in semidio. Quando ripenso a quelle notti giovanili insonni in cui m'immaginavo al centro d'imprese mirabolanti che m'avrebbero reso famoso ... sorrido e penso che adesso prevale in me la voglia di celarmi e di rimanere discreto.
-  Io voglio essere ricordato. - esordisce Gerald rompendo ogni indugio.
Non rispondo mentre mi concentro sul gusto rilasciato da un pezzo di carne magnificamente arrostito. Il piacere mi fa socchiudere gli occhi.
- Non credo che tu voglia essere dimenticato sennò non faresti lo scrittore! - mi dice Sylvie.
Ci metto un po' prima di rispondere non volendomi perdere il sapore che m'esalta le papille ... dopo sorseggio un po' di Nero d'Avola.
- Non sono uno scrittore ... sono uno che scrive. La scrittura m'aiuta a vivere ... ad esprimermi ma non sono uno scrittore. -
- Chi è uno scrittore allora? -
Una gatto con il manto color ruggine attraversa il prato del piccolo giardino ... appartiene ad Anne e Gerald, l'ho visto prima aggirarsi nel soggiorno.
- Uno scrittore è colui che è capace attraverso le parole di rilasciare un messaggio ... che conosce il tormento dell'artista ... che soffre e si dispera di fronte alla sua opera ... che dedica la sua vita alla scrittura. Chi è uno scrittore? Alessandro Manzoni, impiegò  21 anni per scrivere "I Promessi Sposi". -
- Chi? -
Ah certo! Alessandro Manzoni, chi era costui?
- ... uno scrittore italiano di metà ottocento ... -
- Come Stendhal? -
- No, più cattolico e meno prolifico ... Stendhal pubblicava "Il rosso ed il nero", "La certosa di Parma" e "Cronache Italiane" mentre l'altro redigeva il suo solo grande romanzo ... -
- Ventuno anni per scrivere un romanzo! ... deve essere bellissimo! E' come Victor Hugo che impiegò quindici anni per redigere "I Miserabili"!- esclama Gerald.
Onestamente sono imbarazzato non so cosa rispondergli ... per me "I Miserabili" è un'opera assoluta, ogni volta che posso rileggo le pagine della battaglia di Waterloo. Mi spiace, ma devo accantonare l'orgoglio italico.
- No non è possibile comparare i due ... il nostro Manzoni è troppo piccolo, troppo provinciale ... ma resta uno scrittore. -
Oltre il giardino della villetta dei ragazzotti giocano al pallone ...
- Sembra d'essere a Napoli ... il vociare non mi disturba. - lo dico anche per lenire l'imbarazzo d'Anne che teme la nostra insofferenza per quel vacarme.
- Ci siamo lamentati già altre volte. - vuole quasi scusarsi.
- Sono d'origine italiana? - chiedo, conoscendo l'opinione imperante che all'estero si ha di noi.
Tutti ridono.
- No, sono francesissimi ... - dice Gerald che però da bravo alsaziano non ha l'abitudine di mollare - Sono d'accordo con te: non sarai mai uno scrittore soprattutto se ti confronti con nomi così importanti! Nessun pittore della domenica si sentirà mai pittore se si confronta a Raffaello. -
Mi verso un po' di Nero d'Avola e riempio i calici delle mie vicine ma Anne copre con la mano il suo calice.
- No, grazie. - dice
Alzo il mio bicchiere.
- L'hai detto Gerald: sono uno scrittore della domenica ... brindo a noi artisti della domenica! -
Oltre il recinto nascosto da una alta siepe giunge il fracasso d'un pallone calciato contro una saracinesca metallica.
- Goaaal! - grida uno dei ragazzetti.
E che diamine, siamo o non siamo in periodo di campionato del mondo?
... e le stelle alte sopra di noi continuano a luccicare.
... ... ... 
Sono rientrato a casa. E' trascorsa da un bel po' la mezzanotte.
Accendo il computer ... Google ... Wikipedia ...  Marcel Proust impiegò 12 anni per redigere "A la recherche du temps perdu" ... a James Joyce ce ne vollero 7  per arrivare alla versione finale di  "Ulysses" ... Tolstoj scrisse "Guerra e pace" in un po' più di 6.
Ho smesso di fumare già da qualche anno.
- Si resta sempre fumatori. - mi diceva la mia amica Cristina. 
E' vero, sento il bisogno d'una sigaretta.
M'affaccio al balcone per godere l'aria di questa notte di prima estate ed alzo lo sguardo. Le stelle sono ancora lì ... le stesse che hanno allietato la cena.
- Se potessi scrivere solo una pagina ... solo una pagina come si deve ... mi basterebbe scrivere La Pagina! - dico loro ... ma non mi rispondono, sono troppo indaffarate a luccicare.