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lunedì 23 giugno 2014

La barca di Gino


Il suo nome era Luigi Spozio, ma tutti lo chiamavano Gino che era la scorciatoia per arrivare a Luigino. Mai un diminutivo fu così  mal attribuito: lui era una cristianone di quasi un metro e novanta!
Aveva partecipato alle olimpiadi di Roma e faceva parte dell'otto con (otto canottieri con timoniere; nota dell'autore). Col suo equipaggio arrivò sesto in finale.
Più di vent'anni fa decisi che volevo diventare canottiere. Ne avevo trentasei. Un po' tardi direte voi, ma è una mia caratteristica, comincio sempre tardi ... tardi rispetto gli altri! Certo, se avessi iniziato a remare a diciotto anni sarebbe stato meglio almeno per i risultati, ma così fu. D'altronde una scusa ce l'ho, da giovane ogni volta che manifestavo l'intenzione di darmi al canottaggio c'era mio padre che mi dissuadeva:
- Il canottaggio, m'ha rovinato la muscolatura ... non sono più arrivato a fare i miei tempi in stile libero! - lui ci ha sempre detto che era stato un campione di nuoto, ma noi figli non eravamo presenti per confermarlo.
- Papà, ma io ho smesso di fare nuoto già da diverso tempo, faccio tiro del giavellotto e mi sono stufato di farmi dire dal mio allenatore che al momento del lancio apro troppo le gambe come ... una di quelle! - intendevo una puttana (almeno così mi diceva il mio grande, grosso e virile allenatore) ma all'epoca non era permesso che si usassero certi termini a casa ... almeno per noi ragazzi.
- Il canottaggio rovina la muscolatura. - la conversazione era chiusa.
Ma chi diavolo gli aveva messo in testa quella storia là?
Che fosse stata responsabilità di mio padre o che io non fossi a sufficienza motivato ... alla fine non mi diedi al canottaggio ... lasciai lancio del giavellotto e peregrinai da uno sport all'altro rimanendo sempre un mediocre sportivo. Tentai anche il pugilato. L'esperienza durò poco più d'un mese finché un giovanotto di San Giuliano non mi ruppe il naso. Mi svegliai sopra una panca con l'allenatore che continuava dire al mio sparring partner: sei un coglione, sei un coglione ... ma non avevi visto che è un novellino?
Per diversi anni tentai la strada del tennis ... ma non ero abbastanza coordinato per eccellere, colpivo la palla da tennis con violenza disordinata ... troppa rabbia, forse.
Crebbi e mollai il tennis ed un giorno portando mio figlio a fare un giro in bicicletta intorno all'Idroscalo decisi che era arrivato il momento di disubbidire agli ordini paterni!
Cominciai con una iole, inaffondabile che mi avrebbe aiutato ad imparare la tecnica ... per chi non conosce questa nobile disciplina: andare su una barca di canottaggio (quella con un vogatore si chiama skift) impone il saper tenere l'equilibrio altrimenti si finisce in acqua. E' come andare in bicicletta ... ci vuole un po' ... un po' di pazienza e di perseveranza. Mi diedero qualche lezione e qualche rudimento di tecnica e poi ... voga, vai e voga ... su e giù per l'Idroscalo di Milano. Colla iole era quasi impossibile ribaltarsi essendo più larga dello skift. Mi ci volle un po' e finalmente cominciai ad acquisire una vogata che mi permetteva d'avere un andatura costante e soprattutto di tenere una direzione. Ma il passo importante, quello di salire su uno skift ed imparare l'equilibrio, non riuscivo a farlo per due motivi: primo ero troppo vecchio e non c'erano scuole che accettassero un vecchietto come me; secondo nessuno si sarebbe peritato di prestarmi uno skift (fra gli atleti della squadra dei veterani) col rischio che lo facessi capovolgere in acqua.
M'allenai per mesi sulla mia iole, osservando con invidia i fortunati che, possedendo un imbarcazione scivolavano sulla superficie del bacino ... era come se fossi in attesa che qualcosa accadesse.
Ed accadde ...
Era un giorno in cui l'inverno ostinato prima di morire copre di nebbia l'Idroscalo ... la coltre ci mette un po' prima di levarsi ... era un sabato, avevo da poco accompagnato i bambini a scuola ... potevo farmi la mia vogata. Il livello delle acque era alto ancora per le piogge dei mesi precedenti.
Sentivo la primavera arrivare e questo mi diede una strana vigoria  ... vogai da subito con forza e con una gran voglia di far filare la pesante iole.
Vogavo ... vogavo nascosto nella nebbia beato dell'isolamento che mi procurava quella fredda cortina. Mantenevo sempre la stessa distanza dalla riva, lontana appena qualche metro. Avanzavo verso l'ignoto dando le spalle alla prua (come tutti i canottieri che si rispettano). Non avevo alcun riferimento visibile di fronte. Vedevo solo la scia della mia imbarcazione sparire nella nebbia insieme ai cerchi concentrici lasciati dalle pale dei remi.
Sentivo la barca avanzare sotto di me ed ad un tratto ... ad un tratto due braccia legnose mi sollevarono!
Sorpreso lasciai i remi e vidi l'imbarcazione sfilare sotto di me.
Ero incappato in un pioppo mezzo sommerso che sbucava solitario a qualche metro dalla riva.
Rimasi così sospeso sopra l'acqua gelida del bacino completamente attonito.
Intorno a me un silenzio irreale amplificò la sensazione di comica angoscia.
Stetti aggrappato ai magri rami come una sgraziata scimmia per diversi minuti, incapace di prendere la più piccola iniziativa.
Sentii uno sciabordio cadenzato.
Timidamente mi misi a chiedere aiuto ma, non ricevendo risposta, mi risolsi a vincere la vergogna e cominciai a gridare.
Lo sciacquio s'arrestò.
- Sono qui! - gridai.
La punta silenziosa di uno skift bucò la nebbia.
- Che fai lì appeso come un salame? -
- Mi godo il panorama. - risposi all'omone col cappellino rosso.
Ricordo ancora l'imbarazzo di quando dovetti spiegare la mia avventura soffrendo già in anticipo per il ridicolo ed il dileggio dei rudi frequentatori di quel bacino.
La mia iole fu recuperata ed io rientrai all'ormeggio.
Sapevo chi era il mio salvatore ... Spozio, il plurimedagliato campione del mondo dei veterani! Quante volte l'avevo osservato scivolare sull'acqua con la sua bianca imbarcazione ... quanta ammirazione!
Non era solo un campione ma anche un signore, non raccontò  mai a nessuno dove m'aveva raccattato.
Dopo quell'incontro così comico c'incrociammo diverse volte sul bacino. Io sulla iole e lui sul suo skift bianco che scivolava silenzioso come un predatore sulla piatta superficie dell'Idroscalo. Un impercettibile gesto con la testa era il nostro saluto.
Un giorno c'incontrammo nello spogliatoio e prendemmo la doccia assieme. Gino aveva un fisico che faceva invidia ad un trentenne ed all'epoca doveva esser vicino ai sessant'anni, forse cinquantotto, la mia attuale età.
Lo guardai di sottecchi.
- Ma chi cavolo ha detto a mio padre che il canottaggio rovina il fisico? - pensai.
Mentre ci vestivamo esordì :
- Cerco un compagno per vogare insieme in un due di coppia (imbarcazione con due canottieri, ciascuno con due remi; nota dell'autore). -
- M'informerò ma non conosco nessuno. - dissi mentre mi vestivo.
- Lo sto chiedendo a te. -
- Ma sono una scarpa ... -
- Domani, ci troviamo alle nove sul molo. - Spozio era un uomo di poche parole.
Arrivai sul molo alle nove in punto. Era una domenica di maggio, la giornata s'annunciava assolata ma a quell'ora l'aria non aveva ancora perso il fresco della notte. Avevo la pelle d'oca sotto la mia leggera maglia di cotone. Gino aveva già messo la barca in acqua.
- Mi dispiace, avrei potuto aiutarti ... - dissi cercando di scusarmi.
- Non, importa ... vai a prendere i remi. -
Il due di coppia era bianco ed azzurro.
Io presi posto dietro di lui.
- Segui la mia cadenza. -
Una parola!
Gino aveva un'ampiezza di vogata superiore alla mia ed con ogni colpo di remi faceva almeno dodici metri!
Impossibile riuscire a stargli dietro. Spesso dovevo arrestare il movimento dei remi per evitare che s'incrociassero. Il campione del mondo si spazientì presto.
- Ma cazzo, remi come un signorina! ... quando il remo entra in acqua bisogna metterci rabbia ... -
- Sì, scusa ... ma io ... ecco ... -
L'esperimento durò appena cinquecento metri.
Tornammo indietro alla banchina ... riportammo indietro il due di coppia, Gino tornò in acqua con suo skift ed io colla mia iole.
Il mio compagno era visibilmente arrabbiato ed io mi sentivo in colpa per averlo deluso ... ma non avevo chiesto mica io di fare equipaggio con lui! Perché arrabbiarsi con me, allora?
Passarono diverse settimane e quando incontravo Gino questi mi salutava appena.
Io intanto continuavo a remare ed a spaccarmi le braccia osservando gli skift che silenziosi come predatori scivolavano veloci accanto a me.
Un giorno, mentre scendevo dalla mia imbarcazione ...
- Lo vuoi il mio skift ... lo vendo. -
Era Gino che mi sovrastava dall'alto del suo metro e novanta.
Lo guardai mentre mi sorrideva ... sapevo che c'erano altri che come me sognavano d'avere uno di seconda mano per ben imparare, in più si trattava dell'imbarcazione del campione del mondo.
- Perché proprio a me? -
- Lo vuoi o no? Io ne ho appena comprata uno nuovo più leggero. -
- Sì, che lo voglio. -
Com'è mio solito cercai di tirare un po' nel prezzo ma alla fine ci mettemmo d'accordo.
Volli salire sulla mia imbarcazione subito.
Finalmente c'ero ... avevo l'impressione che su di me ci fossero gli sguardi di tutti coloro che bazzicavano attorno all'Idroscalo. Era un week end di giugno e le sponde erano popolate di gente che approfittava della natura e della bella giornata, se fossi caduto in acqua avrei dato un bello spettacolo.
M'allontanai dalla banchina con prudenza e cominciai a dare i primi colpi di remi. Scivolavo sul carrello piegando le ginocchia e ben presto io e la barca diventammo una cosa sola. Guardavo il pomello attaccato sulla punta della poppa e stavo ben attento di dare vogate poderose ma senza strappi. Ogni tanto con la coda dell'occhio osservavo che non ci fossero ostacoli dietro di me.
Dopo qualche metro mi sentii più sicuro ed aumentai il numero dei colpi.
Sulla banchina Gino m'osservava ed io lo vidi diventare sempre più piccolo.
Andavo, andavo ... tenevo la barca ... osservavo la riva scorrere a fianco di me con una velocità che non avrei mai potuto immaginare con la mio iole.
Avrei voluto piangere e non so perché dissi a voce alta:
- Grazie, grazie ... Signore! -
Il mio skift ... mi sentivo il Re dell'Idroscalo. I week end si succedevano ed io non ne mancavo uno ... dovevo salire sulla mia barca e fare su e giù per l'idroscalo.
Un giorno mentre giravo la barca essendo arrivato in fondo al bacino e dovendo tornare indietro notai che Gino, sul suo fiammante skift, m'aspettava prima di ripartire.
- Se continui così, ben presto non sarai più una signorina! - mi gridò.
- Vuoi fare la gara? - gli chiesi ridendo.
Mi prese sul serio.
- Ti do 100 metri di vantaggio. -
No, non mi superò, mantenni il vantaggio ... per qualche metro. Ero esausto.
- La prossima volta me ne darai meno vantaggio? ... eh! -
- Resti sempre una signorina! -
Ridemmo insieme.
Per lavoro dovetti trasferirmi in Francia, traslocai con tutta la famiglia.
Cosa potevo fare del mio skift? Davanti a me avevo l'ignoto, non sapevo quando sarei tornato in Italia. Tenerlo nella rimessa delle barche comportava una spesa annuale che non mi sentii di sostenere.
Lo vendetti ad un pensionato ... lo skift di Gino.
Prima di partire gli telefonai per salutarlo ma non ebbi il coraggio di dargli la notizia.
A Parigi quando andavo in ufficio, attraversando la Senna, vedevo i canottieri ... distoglievo lo sguardo per non farmi prendere dal senso di colpa.
Passarono due anni, la stessa società che mi aveva voluto in Francia mi chiese di tornare in Italia con una promozione. Avevo preso quasi dieci chili, l'inattività fisica mi aveva reso cicciottello ma non mi aveva tolto la voglia di riprendere a remare.
Avevo conservato il numero di telefono di Gino ... nel giro dei canottieri prima o poi si trova sempre uno skift in vendita.
- Pronto, buon giorno signora, sono Italo Persegani ... si ricorda di me? ... ero iscritto nello stesso circolo canottieri di suo marito, all'Idroscalo ... posso parlare con Gino? ... -
No, non parlai con Gino. Gino era morto colpito da una cirrosi epatica che se l'era portato via in due mesi, giusto qualche settimana prima della mia telefonata.
... ... ... ...
Adesso vivo ancora a Parigi e quando m'affaccio sulla Senna sento che il senso di colpa s'è un po' attenuato tanto da consentirmi di guardare i canottieri sfilare sotto il ponte di Neuilly.
No, non sono più salito su uno skift.
Mi volto e vedo a fianco me Gino, anche lui guarda in basso.
Gli sorrido, ma lui resta serio e dice:
- Ah ... remano tutti come delle signorine! -

P.S.: nella fotografia che ho inserito all'inizio del post c'è Gino, l'ho trovata su internet ... sulla spalla porta il nostro skift. Sì, proprio il nostro!