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domenica 29 giugno 2014

Il marinaio di Sciraz - 6


Bonsoir. - disse entrando.
Bonsoir, monsieur. - la donna gli sorrise.
- Avete un bel negozio ... per guardarlo ho massacrato il piede ad un passante. - mentì.
Si sentiva a disaggio, l'occhio del vecchio lo scrutava e sembrava voler scavargli dentro.
I due carlini s'avvicinarono per annusarlo.
- In cosa posso servirla? - chiese la donna.
- Volevo dare giusto un'occhiata. -
- Prego ... -
Si mise a girovagare nel negozio guardando i tappeti e dandosi l'aria d'intenditore.
- Ma che ci faccio qui? - si chiese.
Mentre osservava la fattura di quello che gli sembrava un Tabriz ...
- Lei è italiano? - doveva essere la voce del vecchio. Profonda come se risalisse da un pozzo profondo. La domanda era stata posta in puro idioma italico.
Antonio trasalì.
- Sì, sono italiano. - ma non si girò per rispondere - Sono così riconoscibile? -
- L'accento. - disse la donna.
Finalmente si girò per guardare la coppia. Lo osservavano in quattro ... sì, anche i due carlini seduti sulle zampe posteriori accanto alla padrona. Tutti avevano uno sguardo serio, esaminatore.
- Ah, certo l'accento ... anche lei parla italiano? - chiese indirizzandosi alla donna.
- Sì, certo. -
- Di dove siete? -
- Siamo iraniani. -
- Capisco ... - s'avvicinò e porse la mano sorridendo - Antonio Positano. -
Si strinsero la mano.
- Roshanai. -
Educatamente Antonio strinse la mano anche al vecchio che non proferì parola ma continuò ad osservarlo col suo unico occhio.
- Le piacciono i tappeti? -
- Sì, ma non ne capisco niente. -
- Vuole comprarne uno? -
- No ... o forse sì, non so ... sono stato attirato dal nome del negozio Korramshahr, mon amour ... ho vissuto laggiù tanti anni fa ... ero un ragazzino. Voi siete originari di lì? -
- Io vi ho trascorso la mia fanciullezza ... fino a quando è scoppiata la guerra con l'Iraq, poi mio zio mi ha portò via ed andammo a Roma. -
- Capisco ... -
L'occhio del vecchio lacrima.
- Si commuove ancora ... la mia famiglia morì sotto un bombardamento ... io ne uscii viva ... mio zio mi ritrovò. -
- Mi spiace. -
- Sono passati tanti anni ... adesso siamo a Parigi ... abbiamo più clienti italiani qui di quando eravamo a Roma. - il volto di Roshanai si aprì in un sorriso - Prego si sieda. Lo vuole un tè? -
Antonio fece segno di sì con la testa ed anche lui sorrise.
- Vado a prendere il samovar. Il tè è ancora caldo. -
Fuori la fredda pioggia aveva abdicato alla neve. Fioccava intensamente e sembrava che da Parigi fossero spariti i rumori.
In quel contesto, il silenzio dentro il negozio, dopo l'uscita di scena della donna, sembrò ancora più profondo. Per fortuna uno dei carlini era rimasto a far compagnia ai due uomini. Forse il nuovo venuto doveva ispirargli fiducia perché appoggiò le sue zampe sulla gamba offrendo il suo rugoso capo. Non fu deluso perché quasi subito ricevette un'affettuosa grattata fra le orecchie.
- Noi c'incontrammo più di quarantacinque anni fa ed io ho perso la scommessa! - la voce del vecchio si fece ancora sentire.
Antonio lo guardò come se di fronte avesse un matto.
- Sono Samir, viaggiammo assieme nel volo Beirut - Teheran. Era l'estate 1967. -
Sembrò che non ci fosse più nessuno e che il mondo si fosse svuotato lasciandoli soli.
- Samir ... Samir. - Antonio stava setacciando fra i suoi ricordi - Il marinaio ... la picchiarono all'aeroporto di Teheran. -
Il vecchio fece solo un cenno con la testa ma il suo sguardo si perdeva oltre il vetro dell'ampia vetrina come se stesse rivedendo un film ... un vecchio brutto film.
Antonio si meravigliò con se stesso poiché si scoprì poco sorpreso da quell'incontro come se l'attendesse da tempo.
- Io ho perso la scommessa ... ti avevo detto che sarei passato a salutarti dopo vent'anni ... ed invece ne sono trascorsi più di quarantacinque, quasi mezzo secolo. - il vecchio sorrise.
- Perché? -
- Perché, cosa? -
- Perché la picchiarono? -
- Avevano ascoltato una telefonata che feci a mio fratello dall'Italia ... criticavo lo Scià. -
Roshanai arrivò spingendo un carrello.
Mentre bevevano il tè, Samir raccontò a sua nipote come aveva conosciuto Antonio. La donna, com'era prevedibile, non nascose il suo stupore per quell'evento talmente improbabile ...
- Ma com'è possibile? Quasi da non crederci! -
- Le giuro che è vero, suo zio m'ha fatto cenno di dettagli che solo io potevo conoscere! -
Il vecchio disse:
- Ti accompagnava un signore non molto alto con la faccia da bambino. -
- Il signor Picciollini ...  che memoria! Ma come ha fatto, Samir, a ricordarsi del nostro lontano incontro? Quasi mezzo secolo! -
- Ah, di quello non c'è da stupirsi, mio zio ha una memoria eccezionale ... unica ... non ho mai conosciuto un essere umano con la stessa capacità di ricordare! -
Parlarono i tre, parlarono a lungo.
Aveva smesso di nevicare. Fuori, sulla strada, le macchine avanzavano lentamente schiacciando la neve ridotta in acquosa poltiglia. Il loro sciabordio produceva un rumore di sottofondo stranamente rassicurante.
Dopo un po', quasi per riprendere fiato, tacquero ... come se dovessero riposarsi dall'emozione procurata da quell'incontro eccezionale. Ma ad Antonio quel silenzio l'opprimeva.
- Samir, mi racconta del deserto? -
Il vecchio cominciò di nuovo a parlare ... e all'ex-bambino, dopo quarantacinque anni, sembrò ancora di volare sopra gli altopiani iraniani.
Sorrise dentro di sé pensando che aveva riempito tutto quel lasso tempo facendo cose che non l'interessavano.
Perché il destino gli aveva fatto rincontrare il marinaio di Sciraz? ... forse per ricordargli che il tempo scorre ed era arrivato il momento di rammentarselo.
Osservò il volto del vecchio su cui era scritta la storia d'una vita difficile.
Sapeva che sarebbe tornato in quel negozio ... forse aveva bisogno di storie lontane anche se dolorose.
Guardò gli occhi color nocciola di Roshanai e capì che era troppo vecchio per quell'amore.