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mercoledì 25 giugno 2014

Il marinaio di Sciraz - 2



Quel tratto del viaggio fu il più lungo di tutti. Antonio non dormì neanche lungo il volo che l’avrebbe condotto a Teheran. Ma, in compenso, fece una conoscenza.
Accanto a lui sul lato del finestrino sedeva un giovane uomo dalla pelle scura di chiara origine medio-orientale. I capelli erano neri e ricci ma tagliati corti ed gli occhi scuri e brillanti come delle gemme. Le ciglia, nere come i capelli, erano lunghe e rendevano il suo sguardo dolce e gentile.
Il ragazzino si ricordò che era stato suo compagno di viaggio fin dalla partenza da Roma. Più per noia che per reale interesse, lo spiò fin dal decollo e quando lo sorprese tirare fuori da una sacca un giornale illustrato italiano, non seppe trattenersi dal domandare:
- Lei è italiano? – trovare qualcuno con cui scambiare quattro parole, oltre che al signor Picciollini, lo avrebbe reso felice.
Il giovane uomo sorrise e senza alcuna inflessione straniera disse:
- No, sono iraniano. –
Antonio lo guardò incuriosito e prima che potesse porre ulteriori domande il giovane lo precedette:
- Vivo in Italia da due anni, sto facendo il servizio militare. –
- In Italia? –
- Sì. Vi è un accordo di fra i due stati ed alcuni di noi sono ospiti della marina militare italiana per quattro anni. E’ una forma di collaborazione per formare la marina della Persia.- 
Il signor Picciollini sembrò interessarsi all'argomento:
- Di dove è originario?-
- Di  Sciraz. Una città a millecinquecento metri sul livello del mare e ben all'interno! –
- E fa il marinaio! -
- Sì, ma a me è sempre piaciuto il mare.- tagliò corto il giovane. Poi, chiese rivolgendosi ad Antonio : - Quanti anni hai? –
- Undici. -
- Hai la stessa età di mio fratello minore. Non lo vedo da quando sono partito. Siamo sei fratelli io sono il quinto.-
- Come si chiama? –
- Chi io? Samir. –
- Io, Antonio. –
Il signor Picciollini non si presentò e si girò su un fianco chiudendo gli occhi per cercare di dormire un po’.
Il ragazzino e Samir invece cominciarono a parlare fra di loro ed a stringere amicizia. Antonio volle sapere dov’era Sciraz ed il marinaio cominciò a parlare volentieri della sua terra e della sua città.
- Fa molto caldo? –
- No, Sciraz ha un clima temperato. D’inverno fa anche freddo e può nevicare. –
- Nevicare?-
- Sì, certo in Persia c’è la neve ed anche tanta sui monti. Vi sono montagne più alte del Monte Bianco. –
- Ed il deserto?-
- Anche quello c’è! –
- Lei c’è stato?-
- Certo, l’ho pure attraversato sul dorso di un cammello!… Dovevo avere la tua età… o forse un po’ più piccolo. Dieci anni, penso. –
Antonio s’agitò sul sedile e davanti ai suoi occhi passarono delle immagini piene d'avventura.
- Ci andai con mio nonno che mi volle con sé in una carovana che aveva organizzato per fare del commercio ad Abadan. Quasi diciassette anni fa! Viaggiai con lui per quasi tre mesi. Lungo il viaggio vidi per la prima volta il mare e ne rimasi affascinato. Ricordo che gli chiesi se un giorno avrei potuto fare il marinaio. Lui mi guardò e mi disse: se lo vuoi veramente anche Allah lo vorrà!-
Antonio era estasiato. Ma il suo interesse era tutto sul deserto.
- Ed il deserto. Cosa c’è nel deserto? –
- Sabbia, e rocce a distesa d’occhio. È il regno del sole. La notte però fa freddo. Ma le albe sono bellissimo ed anche il tramonto. Ricordo che a me facevano paura perché qualche volta si udivano gli ululati degli sciacalli. –
Samir gli raccontò anche dei lupi, dei serpenti, degli scorpioni, degli avvoltoi. Parlava con l’orgoglio del popolo montanaro che aveva contrastato con fierezza gli assiri, i persiani, i mongoli, gli afgani. Ormai il marinaio navigava sull'onda dei suoi ricordi. Il suo racconto era disseminato di particolari che resero ancor più interessante le descrizioni.
- Come fai a ricordare tutto ciò? Io mi ricordo pochissimo della mia infanzia. – chiese Picciollini infastidito che evidentemente non riusciva a prendere sonno.
- Ho buona memoria, molto buona. E’ un dono di natura ed ero l’oggetto dell’invidia dei miei amici. Conosco il corano a memoria. Eppoi la mia fanciullezza è stata cosi bella che mi domando come potrei dimenticarla?! –
Picciollini rinnovò i suoi grugniti cercando di trovare una posizione in cui addormentarsi.
Samir era evidentemente divertito e propose ad Antonio:
- Facciamo una scommessa? Dammi il tuo nome ed il tuo indirizzo e fra vent'anni ti contatterò di nuovo! Ti prometto che non scrivo da nessuna parte  ciò che mi dici. Terrò tutto qui, dentro la mia testa! –
- Ok! – rispose fiducioso Antonio sicuro che il suo amico iraniano non barasse – Ma te lo dico una sola volta! Pronti …. Via! ……. – ed il ragazzo scandì l’indirizzo.
– Bene e tutto dentro! – annunciò sorridendo Samir stringendo la mano al ragazzo per confermare la scommessa.
- …. E se dovessi cambiare indirizzo? Quello che ti ho dato è di mia nonna!-
- Non ti preoccupare ti troverò…. Ci tengo troppo a questa scommessa! –
Samir chiuse gli occhi e parve volersi addormentare anche lui. Ma sollecitato riprese a raccontare:
- Non potrò mai scordare le cacce all'antilope con mio nonno. Aveva un fucile dalla canna lunghissima e con il calcio d’avorio. Sparava un solo colpo. Gliel'aveva portato suo nonno di ritorno da un pellegrinaggio alla Mecca.-
Antonio volle dimostrare che anche suo nonno non era da meno.
- Il mio ha fatto la prima Guerra Mondiale. Volava sugli apparecchi ed ha conosciuto Francesco Baracca e Gabriele D’Annunzio.-
- Chi sono? -
Parlarono fino a quando atterrarono a Teheran, in piena notte.