Translate

martedì 24 giugno 2014

Il marinaio di Sciraz - 1








Il portello fu spalancato ed il vento caldo, non invitato, entrò dentro la fusoliera e rese ancor più soffocante l’aria.
Quasi subito dopo l’atterraggio i viaggiatori sganciarono le cinture di sicurezza ignorando il divieto impartito dalla hostess. La  giovane donna, seduta su uno strapuntino dietro la cabina di pilotaggio, non tentò neanche di reagire e guardò rassegnata l’orda dei passeggeri indisciplinati.
Il signor Picciollini diede una gomitata al braccio di Antonio. Il ragazzino aprì gli occhi di soprassalto uscendo dal profondo sonno che neanche lo scossone dell’atterraggio era riuscito a svegliarlo. Guardò con occhi spalancati la confusione dell’arrivo. Deglutì prima di domandare:
- Siamo arrivati?  ... ma allora si sono visti il Tigri e l’Eufrate? - chiese ancora.
Il signor Picciollini si degnò di rivolgergli un grugnito. Viaggiavano assieme da quasi due giorni.

Quando partirono da Roma l’eccitazione, che covava nell'animo del ragazzino non fu più trattenuta e si manifestò con un’agitazione mal contenuta dallo stretto sedile. Picciollini espresse la sua  insofferenza con mugugni prolungati.
Antonio guardò il suo compagno d’avventura. L’osservò attentamente cercando di leggere sul volto un elemento che lo aiutasse a riconoscere il carattere del signor Picciollini.  Non vi era nulla su quel viso che potesse aiutare a comprendere quale animo si nascondesse. Né la più piccola cicatrice né la più invisibile ruga lo segnavano. La pelle era liscia e priva di qualsiasi segno che consentisse di stabilire l’età che in effetti era di trentadue anni. La barba rada gli cresceva svogliatamente sulle guance, ciò non aiutava a rendere la sua immagine  più adulta.
La statura, inoltre, accentuava quell'illusione poiché era decisamente basso. Solo qualche centimetro lo innalzavano rispetto ad Antonio.
- Ma lei, lo conosce bene l’inglese? - domandò.
Il suo accompagnatore grugnì e non sollevò neanche gli occhi dalla rivista che leggeva.
Il ragazzo lo fissò a lungo interrogativamente. Forse fu l’insistenza di quello sguardo che spinse l’uomo a distogliere l’attenzione dai fogli ed a mostrarli ad Antonio.
Erano scritti in inglese.
Bé, almeno lo conosceva!
Antonio si abbandonò sul sedile rassicurato e rise dentro di sé domandandosi come il signor Picciollini avrebbe grugnito in inglese.

Il ragazzino per un po' guardò il mare sottostante e si lasciò ipnotizzare dai barbaglii di luce che si sprigionavano dal blu e sembravano provenire dalle recondite profondità marine.
Ma quello spettacolo non riuscì a chetarlo. Si voltò a guardare il capelluto signor Picciollini che tentava d’assestare la testa nel cavo laterale della spalliera della poltroncina.
In qualche maniera l’eccitazione si doveva pur manifestare e le sue gambe indifferenti a qualsiasi richiesta di controllo cominciarono a dondolare  prese da irrefrenabile moto.
Il dondolio si trasmise al sedile. Una hostess dai capelli rossi s’arrestò all'altezza della sua fila si chinò su di lui e sorridendogli chiese qualcosa nell'idioma degli anglosassoni. Il ragazzino se ne sentì immediatamente  innamorato ed istintivamente cercò di tirarsi in giù i pantaloni cercando di nascondere le sue rotonde ginocchia.
- Ti ha chiesto se può fare qualcosa per te !? - tradusse  il signor  Picciollini rimanendo nella sua posizione e con gli occhi chiusi.
- Sì... cioè  no,  non so! -
- Non vuoi qualcosa da mangiare, da bere... vuoi ascoltare della musica. Se lo chiedi ti porterà un cuffia per ascoltare qualche canzoncina! - gli suggerì Picciollini sperando di attenuare quel frenetico dondolare delle gambe.
- Ecco sì... voglio una Coca e la cuffia! -
Sempre con gli occhi chiusi Picciollini tradusse ed Antonio pensò alla sua insegnante d’inglese laureata all’università di Catania.
L’hostess arrivò con la Coca e la cuffia. Antonio le sorrise e le rivolse il suo migliore “thank you”.
Il ragazzino armeggiò con la rondella sul bracciolo che consentiva la ricerca del canale. Poi, trovato ciò che gradiva, cominciò a sorseggiare la bevanda come ipnotizzato.
Lentamente il moto ondulatorio delle gambe si placò. Il signor Picciollini sospirò e dopo aver meglio assestato la  tempia  nell'angolo della poltroncina s’addormentò.

Il mare di fronte Beirut era macchiato dalla schiuma delle onde che dall'aereo sembravano leggere increspature di un tessuto blu. Anche lì dei riflessi argentei impreziosivano quella distesa che, con l’approssimarsi della terra ferma, si colorava sempre di più di un verde smeraldo.
La città si presentava già dall'alto caotica e i suoi alti palazzi non avevano niente di orientale poiché sembravano lo stesso ammasso di cemento che Antonio vedeva quando si recava a Palermo o a Catania. Qualche grattacielo si ergeva imperioso e dava l’impressione di essere sopra una città contaminata dal moderno benessere.
Dove erano i minareti? Dove si nascondeva la casba?
No, Beirut non sembrava proprio una città orientale, almeno come lui avrebbe potuto immaginarla.
Dopo un largo giro, che lasciò intravedere l’entroterra collinoso, l’aereo si diresse sicuro sull'aeroporto.
Prima di scendere il ragazzino, mentre attendeva in fila con gli altri passeggeri, guardò con insistenza l’hostess dai capelli rossi e non distolse il suo sguardo fino a quando, accompagnati da un leggero sorriso, gli occhi della giovane non lo accarezzarono.
Giù dalla scaletta metallica vi erano dei soldati che li attendevano.
Per Antonio fu una sorpresa che lo fece palpitare.
Non aveva mai visto dei soldati da vicino con un casco ed armati di tutto punto. Le loro uniformi erano di un grigio pallido così come i loro caschi. Sembravano giganteschi ed appena usciti da un film.
I militari attesero che tutti i passeggeri si radunassero in un folto gruppo e poi, come dei cani pastori, li scortarono nel bigio edificio dell’aeroporto.
Appena prima dell’entrata dei mucchi ben allineati di sacchi di sabbia proteggevano due soldati dietro ad una mitragliatrice.
Antonio guardò il signor Picciollini. Aveva l’aria preoccupata.
- Resta a fianco a me e non ti muovere!- disse l’uomo quasi senza muovere le labbra disturbato dal dover pensare anche a quel moccioso.
Al controllo passaporti trovarono un impiegato che dopo averli squadrati chiese a Picciollini se effettivamente aveva l’età che risultava sul passaporto. La domanda non fece piacere all'uomo che, rosso in viso per il disappunto, confermò.
L’impiegato sorrise ed allungò una mano per scompigliare i capelli di Antonio.
Finito il controllo presero posto in una sala d’attesa.
- Stronzo! – mormorò a fior di labbra Picciollini all’indirizzo dell’impiegato dei passaporti.
- Devo andare in bagno. – annunciò Antonio.
L’accompagnatore gli accordò il permesso con un grugnito.
Il ragazzino si allontanò con il suo bagaglio a mano e dopo quasi cinque minuti tornò indietro sorridente.
Picciollini lo guardò con curiosità, c’era qualcosa di differente in lui. L’osservò meglio… ma certo indossava dei blue jeans e non più i pantaloni corti all'inglese!
- Dove li hai presi? –
- Li avevo nella mia valigetta.-
Antonio se li era portati con il segreto intento d’indossarli durante il viaggio ben lontano dal controllo dei suoi parenti.
- Dove andremo, farà ben caldo. Ti conviene continuare ad indossare i tuoi pantaloni corti. – provò a consigliargli Picciollini.
Antonio non rispose e guardò un punto indefinito con un sorriso a fior di labbra che avrebbe fatto invidia alla Gioconda.