Translate

giovedì 3 aprile 2014

Agosta - Premessa



Lo Spirito d’Agosta è plurimillenario.
Ha l’apparenza d’un vecchio un po’ claudicante e con una barba grigiastra che veste all’antica, indossando una camicia bianca, un gilé sgualcito, dei consunti pantaloni neri di flanella e delle scarpe di stracci.
Fuma il sigarro e s’appoggia su un lungo bastone.
Ve la ricordate la foto di Robert Capa che ritrae un imponente soldato americano della settima armata mentre si fa indicare indicare la strada da un pastore?
Ecco, lo Spirito è come quel vecchio lì: un piccolo Elfo Siculo.
Quella foto m’ha sempre affascinato, forse perché racchiude in sé una dissonanza temporale, ed è un po’ come se, più di sessant’anni fa, Omero avesse incontrato il generale Patton in Sicilia, non lontano da Gela.
Guardatela anche voi. Non è una poesia? Un gigante accucciato ad ascoltare un vecchio.
Io credo negli Spiriti.
I miei occhi non li hanno mai visti, ma li sento dentro di me. S’insinuano nella mia mente quando il mio animo è predisposto e non distratto dalle vicende quotidiane. Comunicano senza usare parole, ma attraverso immagini, sensazioni e profumi.
Gli Spiriti fanno parte di questo mondo come gli esseri umani, gli animali, le piante… Sono dappertutto, ci osservano.
Non mi sono mai posto il problema di sapere cosa li generi e non ho mai voluto ricercare la spiegazione della loro esistenza nella religione. Esistono e basta.
M’è sufficiente inoltrarmi in luoghi che sono stati teatri della vita umana per avere la percezione della loro presenza: perché è indubbio che gli Spiriti sono un’emanazione degli uomini.
Mi sono sempre chiesto a cosa servano, ma ho una spiegazione: a custodire le emozioni che abbiamo disseminato nel corso del nostro passaggio su questa terra. Sono dunque i custodi dei nostri sentimenti e delle nostre energie più intime, che altrimenti sarebbero disperse.
Noi sopravviviamo attraverso di loro. Non importa ciò che noi impersoniamo sulla Terra, gli spiriti immagazzinano le emozioni di tutti gli esseri e ognuno ha per loro lo stesso peso e lo stesso valore.
Sono spiacente per coloro che possiedono un’alta opinione di sé, ma le loro emozioni sono mescolate a quelle del resto dell’umanità.
Dialogando con loro mi sono reso conto che tutti i personaggi che hanno preteso di scrivere la storia agli occhi degli Spiriti, in verità, non hanno fatto un bel niente. L’umanità è sempre avanzata sulla spinta della propria energia interna e gli Spiriti sono i testimoni e al contempo i beneficiari delle emozioni ereditate dagli uomini nel corso della loro evoluzione. Cominciai allora a interessarmi alla Storia sommersa, quella trascurata che sembrava non interessare nessuno.

Ci sono luoghi privilegiati per attivare le mie segrete  conversazioni con gli Spiriti. Uno di questi è la Sicilia.
Come tutti i piaceri che è bene gustare un poco per volta sull’isola preferisco arrivare via mare, poiché godo in crescendo del contatto che si stabilisce man mano che la nave s’avvicina alla costa.
Sul ponte della nave, appena vedo profilarsi la sagoma della terra ferma, qualcosa s’insinua in me. Sono gli Spiriti, e quelli siciliani sono particolari.
Sono impregnati d’emozioni antiche, di lotte solitarie, di predestinazione. E come tutti i siciliani hanno la presunzione di saperne più degli altri delle cose del mondo.

Lo Spirito d’Agosta è quello con cui ho più dimestichezza. Ci frequentiamo da diversi anni, ormai.
Le sue origini si perdono nella notte dei tempi ma, per comodità, io preferisco situarle nel momento in cui alcuni coloni greci, provenienti da Megara, fondarono una colonia vicino al corso d’acqua Marcellino, non lontano da Agosta: Megara Iblea. Sembra che i nuovi venuti trovarono un accordo con il locale re dei Siculi, un certo Iblone.
Adesso quei luoghi sono occupati da una raffineria maleodorante.

                                                                 -------------oOo------------

L’anno scorso mi trovavo isolato nella mia casa di campagna in Sicilia e mi lasciavo infiacchire da una estate tanto calda che i vecchi del luogo non ricordavano d’averne mai vissuta una simile.
M’annoiavo fra letture che non riuscivano a trasmettermi emozioni e monotone serenate di cicale. Il tempo trascorreva lento e io attendevo che fluisse fra i rami degli ulivi. Avevo un appuntamento da lì a un mese a cui non potevo proprio mancare.
Fu allora che lo Spirito d’Agosta mi fece la lieta sorpresa di venirmi a trovare.
Voleva raccontarmi una storia. La storia della sua Agosta, vissuta attraverso gli occhi e i sentimenti di più protagonisti. Una storia corale, insomma, come quelle che piacciono a me.
Trascorremmo giorni e notti insieme e il tempo scivolò via senza che me n’accorgessi.

Il frutto di quella compagnia inattesa è una storia ambientata nel 1675 che, romanzandola, ho cercato di riportare per iscritto.