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venerdì 4 aprile 2014

Agosta - Capitolo II



II – Il Fondaco


Quella stessa mattina l'appena quattordicenne Carlo II, malaticcio re di Spagna, dormiva tranquillo nel proprio letto ignorando che in una contrada del suo vicereame, a metà strada fra Siracusa e Catania, un carro trainato da un cavallo stesse avanzando lentamente su una trazzera di campagna. Chi non rimase indifferente all'evento fu invece il cane dei villani che curavano il feudo Pezzagrande, di proprietà dei baroni Martelli. L'animale si chiamava Zucco ed era famoso fra i suoi consimili per il finissimo udito.
Avvertito che ebbe lo scarrozzio cominciò a latrare fin quasi a strozzarsi, contagiando con quell’agitazione squisitamente canina i compari di tutto il borgo. Tanto fu che anche Nerone, cane del guardiano della tonnara di Santa Croce, si mise ad abbaiare e per farlo azzittire il suo padrone gli lanciò una pietruzza seguita dall'imprecazione:
- Muto statti, cane scimunito! -
Accompagnati da quel concerto e dondolando sul loro carretto gli sposi Lamennola s'avvicinarono ad Agosta. Sulla strada superarono i villici che dalle campagne portavano al borgo le mercanzie da vendere al mercato della piazzaforte.
- Salutiamo... salutiamo… - impartiva il barrocciaio quasi fosse un pontefice, e Teresa si sentiva la consorte del viceré don Giovanni.
Giunti che furono innanzi al fondaco dei La Mare, Diego tirò le redini arrestando il procedere del carro. Entrambi scesero dal mezzo e bussarono all'uscio. Gli venne ad aprire mastro Carmelo.
- Ah, siete voi! – esclamò l'uomo stropicciandosi gli occhi.
Da poco s'era destato, e quasi per evidenziare il suo torpore aggiunse all'aria addormentata un sonoro sbadiglio. Lui non era villano e poteva permettersi di destarsi un'ora dopo l'alba…
- Buongiorno a Vossia. Il latte vi abbiamo portato. – disse Teresa.
- Prego, prego, entrate, che ora vi pago... Sedetevi. Mariaaa! Scendi giù che ci sono i Lamennola con il latte! - gridò mastro Carmelo La Mare in direzione della sommità di una ripida scala che scompariva nel soffitto. Quindi aprì le finestre per far entrare luce in quell’ampio locale. Una volta svanita l'oscurità fu possibile distinguere ciò che riempiva la stanza. Tutte le pareti erano ricoperte di scaffali su cui erano stipate alla rinfusa le mercanzie più disparate: sacchi di farina di grano e di ceci, utensili di legno, finimenti per cavalcature, vasellame, barilotti di vino. Al centro vi erano poi alcune tavole circondate da panche per gli avventori e, dietro un lungo banco, la mescita.
- Mariaaa... vuoi scendere?! Lo bevete mezzo bicchiere di vino calabrese? Offro io. - chiese il fondacaio al barrocciaio. Diego non si fece ripetere l'invito e annuì col capo, mentre gli occhi gli brillavano.
- Vengo, vengo... che bisogno c'è di gridare così di prima mattina! Sento, non sono mica sorda! - disse una voce sgraziata proveniente dal largo foro nel soffitto. Da quello stesso pertugio due piedi grassocci avvolti in un paio di ciabatte informi cominciarono a discendere i gradini, seguiti da un'ampia veste da donna che ricopriva una figura dalla corporatura massiccia. La testa di donna Maria apparve per ultima, il suo volto rubizzo mostrava fastidio. I capelli grigi erano ben pettinati, intrecciati e arrotolati dietro la nuca in una crocchia. La corpulenta donna anche quando era schetta aveva sempre avuto cura di bene acconciarsi la capigliatura. Vedendo Teresa il suo viso si ravvivò, così le andò incontro e le disse:
- Figlia mia, oggi sei più bella del sole! – dopo di che l'abbracciò.
- Voi con me siete troppo buona, donna Maria! – asserì arrossendo Teresa.
- Portasti il latte?... Ecco, brava, tieni venti grani... –
Le passò le mani fra i capelli e da intenditrice osservò:
- Che bei capelli! Mossi come il mare e neri come il carbone! Ma ce l'hai un bel pettine? -
Teresa scosse la testa agitando a bella posta la massa della capigliatura.
- Vieni, vieni figlia bella, che gli uomini sono bestie! Che ci vuole comprare un pettine per la moglie giovane e bedda come u suli?
Diego provò a protestare che i soldi servivano per far accoppiare Gioacchino, ma la sua difesa fu ignorata dalla matrona, che coprendo le parole del barrocciaio aggiunse:
- Vieni, figlia, che ieri da Caltagirone arrivarono dei pettini di coccio. Te ne regalo uno! - e quasi trascinò con virulenza la giovane donna, prendendola per mano.
- Non fateci caso, Diego, mia moglie è così spontanea e generosa... come questo vino calabrese. Ditemi: v'aggrada? -
Il carrettiere bevve tutto d'un fiato socchiudendo gli occhi per il piacere, poi col dorso della mano s'asciugò la bocca.
- Buono, pare fatto col miele delle api! ... Scusate, mastro Carmelo, ma oggi guardavo il mio barroccio: tutti i colori se ne sono quasi andati! Il lavoro me lo faceste l'anno scorso e i paladini di Francia sembrano spariti! Forse che la pittura che usaste non era di quella buona? -
- Di che vi lamentate, caro Diego? Con i tempi che corrono è quasi meglio così! Farsi vedere adesso con i paladini di Francia sul carretto può non piacere al nostro capitano di giustizia! - argomentò con scaltrezza il fondacaio inarcando le ciglia bionde che, folte, sovrastavano gli occhi azzurri rivelatori d’una lontana origine normanna.
- Io don Francesco Amodei lo conosco, è mio amico! Grazie alla fiducia che ripone in me mi diede in affitto quel piccolo pezzo di terra. -
- Don Francesco è anche amico mio, ma il suo lavoro gl'impone di non guardare amicizie! - la frase suonò quasi come una minaccia.
- Ditemi, che cosa successe? -
- Minciula! Ma voi non sapete proprio niente ?! Li francisi sono da più di una settimana a Messina e già incoronarono un altro viceré: il duca di Vivonne. Il re di Francia vuole togliere la Sicilia al re di Spagna. Si dice che li francisi dopo Messina vogliono occupare altre città sul mare, fra cui Agosta! Possono arrivare da un momento all'altro! Guai a farsi vedere amici de li francisi!  -
- Ma io non sono loro amico. L'anno scorso fui pagato dal segretario del principe di Ligní per averlo accompagnato fino a Siracusa. Il principe si fidò solo del mio barroccio per il suo seguito! -
- Per forza, quelli dei vostri colleghi di Agosta sono trainati da ronzini che si reggono in piedi solo per la misericordia del Santissimo Salvatore! -
- Ma voi come le sapete tutte queste cose? -
Dall'uscio spalancato del fondaco una figura si stagliò contro la luce intensa del sole mattutino. Era ‘Gnazio ‘u pecuraru che era uso aggirarsi per le strade del borgo gravato sulle spalle d’una gerla colma di forme di formaggio. Il suo arrivo nelle strade di Agosta era annunciato dal grido: “U bello fommaggio! U bello fommaggio chi duna a tutti fozza e curaggio!”
Mastro Carmelo lo conosceva bene e di lui non si fidava, perché era considerato uno spione che muto muto tutto osservava per poi riferire agli sbirri. Il fondacaio non aveva nulla da temere poiché niente aveva detto di compromettente ma, sospettoso com'era, aveva pavento anche dello sguardo d’un cane randagio.
S’allontanò da Diego, facendogli cenno d'attenderlo, e andò incontro all'avventore. Lo fece accomodare a un tavolo ben lontano dal carrettiere e gli servì un bicchiere di vino calabrese, un piatto con delle olive e del pane nero.
Nel frattempo Teresa, in un angolo del largo stanzone, conversava con donna Maria che, ciarliera fin dal primo mattino, trattava la giovane come fosse la figlia che aveva tanto desiderato. D’altro canto frequentare la padrona del fondaco procurava a Teresa un senso di mondanità e le dava un sottile piacere.
Abbandonato l'avventore, mastro Carmelo raggiunse il suo buon conoscente per rispondere alla domanda che gli era stata posta poc'anzi. Si sedette di fronte a Diego e, allungandosi sul tavolo, con voce strozzata riferì:
- Avant'ieri mio cognato, mercante di Patti che per affari doveva andare a Siracusa, passò di qui per rifocillarsi e riposarsi del viaggio e mi raccontò ogni cosa. Dice che i baroni messinesi oramai sono alleati de li francisi e degli spagnoli non ne vogliono più sentire parlare. Per venire qua dovette fare un lungo giro, ma dalle montagne sopra Messina vide il mare coperto di galere e felughe col giglio! Invaderanno la Sicilia e se la riconquisteranno tutta... dice lui! -
Diego si grattò la fulva zazzera e gravemente mormorò:
- Allora ci sarà una guerra? -
Per tutta risposta il fondacaio gli rivolse uno sguardo severo.
- Brutta novella mi riferite, mastro Carmelo! Perché dopo la guerra viene la carestia, e dopo ancora la gente s'ammorba! -
La Mare rimase in silenzio ma i suoi occhi normanni, vivi come non mai, sembravano esplorare l'animo del barrocciaio per trovarvi una certezza. Trascorso qualche attimo riprese:
- Solo chi è poco previdente soccombe in tali frangenti! -
- Che volete dire? -
- Che conoscendo ciò che può avvenire, basta premunirsi affinché gli eventi non ci travolgano! - .
- Capisco ancor meno! -
Mastro Carmelo quasi si sollevò dalla sedia per protendersi il più possibile verso Diego. La presenza di ‘Gnazio lo metteva a disagio.
- Basta accumulare delle riserve da smaltire quando la scarsità di beni si manifesterà. -
Il barrocciaio annuì con aria sapiente, dimostrando d'aver ben inteso.
- Voi siete una persona come si deve, di cui fidarsi… Si possono fare affari insieme! - proseguì mastro Carmelo. – Ho da proporvi qualcosa: voi avete il carro, io la mercanzia. Potremmo nasconderla in un luogo ignoto a tutti! -
- Quale luogo? -
Il fondacaio glielo bisbigliò in un orecchio.
- Conosco quel posto. Ci si può arrivare solo dal mare. - osservò Diego.
- No, no! Io so come arrivarci da terra. -
I due rimasero a guardarsi per qualche istante, studiandosi.
Il pallore di Mastro Carmelo tradiva l’inquietudine per aver troppo osato nel confidare il suo progetto. Ma che diamine! Doveva pur trovare un socio per quell'impresa! Non ce l'avrebbe mai fatta da solo…
- E cosa ci posso guadagnare io? - domandò infine quasi a fil di voce Lamennola.
- Cinque tarì a viaggio. -
- Facciamo dieci. -
Spazientito il fondacaio protestò:
- Minciula! … caro assai siete! E sia! Ma lavoreremo solo di notte, perché nessuno dovrà essere a conoscenza del nostro patto. -
Diego annuì con un cenno del capo.
Mentre donna Maria le riversava addosso un fiume di parole, Teresa lanciò un'occhiata all'altro capo della stanza dove era seduto suo marito e notò nei suoi occhi una luce che non conosceva.