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domenica 2 febbraio 2014

The hell in Aleppo - 5


Il carro armato non si muoveva, temeva gli RPG (i lanciarazzi; nota dell'autore).
Era un T-72 e restava a debita distanza. Impediva ai ribelli qualsiasi azione cannoneggiando col suo 125 mm. Le sventagliate delle mitragliatrici falciavano l'aria. I soldati governativi avanzavano lungo le case che fiancheggiavano la strada. Vi entravano dentro e lanciavano qualche granata a mano nelle stanze nel timore che vi si potesse annidare il nemico. Conquistavano la terra di nessuno, edificio dopo edificio.
Quando i rinforzi del colonnello arrivarono il comandante ruppe gl'indugi.
Dispose che un gruppo presidiasse i "buchi" temendo delle possibili sortite. Inviò un piccolo plotone sui tetti da un lato e dall'altro della strada in modo d'incrociare il tiro sui soldati governativi che avanzavano rasenti ai muri. Organizzò dei lanci di RPG effettuandoli fra una cannonata e l'altra. Non sarebbero stati efficaci, a meno d'un colpo di fortuna, ma avrebbero dimostrato la volontà di non rimanere passivi. Il carro era troppo distante per colpirlo con precisione nei suoi punti deboli.
La tattica si dimostrò persuasiva perché i governativi smisero d'avanzare ed il pachiderma d'acciaio indietreggiò di qualche decina di metri rendendo ancora più impreciso il tiro dei RPG.
Un'altra battaglia era cominciata ad Aleppo e l'attacco sembrava interessare diversi punti. Si percepivano, altri spari, altri boati. La terra tremava, i cornicioni cadevano, gli uomini morivano.
Il comandante ordinò che alternativamente tutti gli uomini sparassero un colpo col RPG. Non voleva favorire nessuno e tutti a loro turno dovevano mettersi in mezzo alla strada, far partire il razzo e scappare prima che la salva del carro arrivasse.
Toccò ad Abdel.
Prese l'RPG già armato se lo mise sulla spalla.
Ahmad lo trattenne per il braccio. Il T-72 sparò ed il proiettile sfondò la parete d'una casa di fronte.
- Vai! - disse.
Abdel corse, s'affacciò sulla via e tirò il grilletto. Il razzo partì sprigionando una fiammata accecante che fuoriuscì dal retro dell'arma.
Il giovane correndo tornò al riparo dietro i muri della casa seguito dai proiettili rabbiosi d'una mitragliatrice.
La semplice tattica di difesa del comandante ormai era stata compresa dal nemico ed il carro indirizzò i suoi colpi contro l'edificio in cui si rifugiavano coloro che lanciavano i razzi. Fra una cannonata e l'altra delle sventagliate di proiettili spazzavano la strada. Solo chi era votato al suicidio avrebbe rischiato di prendere posizione coll'RPG.
Nel frattempo anche i governativi erano saliti sulle terrazze delle case e sparavano ai ribelli che avrebbero dovuto, col tiro incrociato, impedire l'avanzare lungo la strada.
I soldati del regime avevano ripreso l'iniziativa.
I cingoli del carro cominciarono a girare e la grossa bestia lentamente iniziò ad avanzare.
Toccava ad Ahmad lanciare il razzo. Qualcuno gli mise il lanciatore sulla spalla.
Il giovane guardò il comandante. Sapeva che andava a morire.
L'uomo fissò negli occhi Ahmad.
- Aspetta. - disse e s'avvicinò fino ai margini del muro.
Con uno specchio osservò cosa accadeva in fondo la strada.
- Cessate il fuoco! - ordinò.
 L'ordine fu ripetuto e gridato più volte.
Intorno al comandante si fece silenzio e tutti attendevano che dicesse qualcosa. Sapevano che la loro sorte dipendeva dalla sua decisione. Lui continuava a guardare il suo maledetto specchio.
- Non sparate fino al mio ordine ... poi scatenate l'inferno! ... avete capito? - gridò.
- Sì. - disse l'indonesiano che gli era a fianco.
- Voglio l'inferno ... avete capito? - gridò ancora più forte il comandante.
- Sìii! - questa volta gridarono tutti.
- Allah Akbar! -
- Allah Akbar! -
- Date un RPG anche a Mohamed ... al mio via lancerà insieme a Ahmad ... dritto sul carro! Non vi muovete fino a quando non ve lo dico io.
I due giovani coi lanciatori sulle spalle si misero in posizione .Abdel li teneva per il braccio come se fossero la corda d'un arco.
Trascorsero dei minuti, due ... forse tre. I più lunghi della loro vita.
Ahmad continuava a deglutire anche se non aveva più saliva nella bocca. Il suo pomo d'Adamo andava su e giù.
- Allah Akbar. - gridò il comandante - Fuocooo! - ma i suoi occhi rimanevano fissi sullo specchio.
... e fu l'inferno come lui voleva.
La tensione accumulata in quell'attesa rese i combattenti più temerari ed alcuni s'esposero troppo. Fra essi due sconosciuti arrivati con i rinforzi inviati dal colonnello si misero a correre lungo la strada, allo scoperto sparando e gridando.
Il loro gesto inconsulto fu arrestato da una granata che esplose fra i due. I governativi dai tetti completarono il massacro usando quei poveri corpi come bersagli su cui sfogare la rabbia.
- Adesso ... via! -
Abdel lasciò la presa. Come due molle non più trattenute, i due compagni corsero in avanti gridando.
Ebbero l'impressione che la via di fronte fosse deserta. Videro solo una bestia brunita avanzare verso di loro. Sembrava vicina, spaventosamente vicina. Il carro stava superando un grosso cumulo di macerie. Il muso era alzato ed il cannone puntava verso il cielo.
Ahmad sentì Mohamed lanciare il suo razzo e con la coda dell'occhio ne distinse la fiammata.
Lui attese ... ancora ... vide lo RPG del suo compagno colpire e rimbalzare contro il muso del T-72. Guardò attraverso il mirino il ventre del bestione fra i due cingolati. Premette il grilletto. Scappò.
Un botto diverso ... più forte degli altri.
- L'hai preso ... l'hai colpito ... quel figlio d'una cagna! ... fuoco ... fuoco ... Allah Akbar! - gridò eccitato il comandante. La testata HEAT del razzo di Ahmad era esplosa dentro la pancia del bestione.
Al riparo della casa Abdel l'accolse. I due s'abbracciarono.
Mohamed era rimasto a terra. Una sventagliata l'aveva preso in pieno petto. I suoi occhi s'erano spenti guardando il cielo reso opaco dalla polvere della battaglia.
- Voglio tornare a casa - Ahmad bisbigliò all'orecchio di Abdel.