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sabato 1 febbraio 2014

The dead bodies in Aleppo - 4


In men che non si dica, arrivò al crocicchio correndo.
Vide un corpo steso sull'asfalto ed in una pozza di sangue. Era Farid il tunisino.
Ahmad s'avvicinò al cadavere. Aveva gli occhi sbarrati rivolti verso il cielo.
Il ventre era squarciato e mostrava gl'intestini aggrovigliati come i serpenti.
- Non è riuscito a trovare riparo quando sono arrivati gli elicotteri - gli disse Mohamed che come un bianco fantasma gli era apparso a fianco.
- Dov'è Abdel? -
Mohamed lo guardò come se si parlasse di uno sconosciuto.
- Abdel, dov'è? -
- Non lo so. Il comandante l'aveva mandato a recuperare un cadavere. -
- Chi? -
- Quell'iraniano ucciso dal cecchino due giorni fa! -
- Nader? -
- Sì, Nader. -
Era un giovane iraniano che aveva lasciato Teheran quasi due anni prima sperando di trovare a Damasco quella primavera che non riusciva ad arrivare nel suo paese.
Era allegro e gioviale e sembrava che la guerra non riuscisse ad indurirlo.
Due giorni prima un bel sole luminoso galleggiava nel cielo d'Aleppo.
Nader aveva detto:
- Vado a fare una passeggiata, già che ci sono faccio anche la spesa.-
Era entrato in un "buco".
- Stai attento. - gli aveva detto il comandante.
- Sono iraniano e quindi alleato di Bashar al Assad. Non mi possono far niente. - disse spavaldo.
- Tu sei pazzo. -
Sentirono i calcinacci scricchiolare sotto i suoi piedi mentre s'allontanava.
Era trascorsa quasi mezz'ora quando udirono delle grida provenire dalla terra di nessuno.
Prudentemente tutti s'affacciarono sulla via che a circa duecento metri era occupata dalle truppe governative.
Nader era in mezzo alla strada ed a fianco a lui vi erano due soldati. Uno gli torceva un braccio dietro la schiena l'altro lo teneva per i capelli. Gridavano per attirare l'attenzione.
Un cecchino, evidentemente appostato per colpire i curiosi, sparò ed il proiettile per poco mancò uno dei ribelli, un santri (indonesiano mussulmano ortodosso; nota dell'autore) dalla barba nera e scura talmente osservante che riusciva a pregare pure durante un attacco.
I soldati, spaventati per la probabile ritorsione, spinsero a terra Nader e gli scaricarono due raffiche sulla schiena. Sparirono fra le rovine prima che Saana, la Signora dei quartieri alti, potesse sparare a sua volta.
Nader l'iraniano sarebbe rimasto a giacere per qualche giorno in attesa che il cecchino si stancasse d'utilizzarlo come esca. Secondo il comandante il momento per il recupero era arrivato, poco prima dell'attacco aereo.
- Cosa fate lì? Cosa avete da chiacchierare? - aspramente disse.
Gli altri stavano scavando fra le macerie alla ricerca di qualche sopravvissuto.
Ahmad e Mohamed s'affrettarono a raggiungere gli altri soccorritori.
Udirono uno scalpiccio.
Affannato e con un corpo avvolto in una coperta sulle spalle apparve Abdel.
- Non è possibile! Sei vivo. -
- Certo che sono vivo ... cosa credevate? - rispose mentre due compagni d'armi lo liberavano dal pesante fardello.
- Nader? - gli chiesero indicando il cadavere.
- Sì, certo ... -
Ahmad gli s'avvicinò sorridente.
- Perchè non sei passato dai "buchi"? - gli chiese.
- E come facevo? Nader s'è gonfiato ... e poi mi sono detto che se mi tiravano contro, il suo corpo m'avrebbe protetto. L'ho recuperato durante il bombardamento, mi sono nascosto in attesa che l'inferno finisse. -
- Bravo.-
I due amici s'abbracciarono.
- E qui com'è andata? -
- Non lo so, ancora dobbiamo contarci. -
- Quel figlio di cagna non muore mai? - domandò Abdel all'indirizzo del comandante.
- Stai zitto! Non sei contento d'essere vivo? -
Sotto i loro piedi avvertirono delle vibrazioni e poi un brontolio sordo.
I carri armati stavano arrivando.