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domenica 23 febbraio 2014

Forrest Gump a Brucoli.


C'è stato un periodo della mia vita in cui avrei potuto definirmi un lupo solitario.
Adoravo la solitudine.
Non fu un periodo molto lungo ma si è riproposto diverse volte nel corso della mia esistenza ed ancora, ogni tanto, mi capita di voler stare solo.
Chi mi circonda pensa che io sia contrariato od addirittura offeso ... no, voglio semplicemente appartarmi.
Forse dovevo avere undici o dodici anni quando decisi di trascorrere una giorno per i fatti miei girovagando nella campagna.
Era una giornata di fine maggio. La scuola era agli sgoccioli ed io inventai una scusa per non andarci. 
M'avventurai in luoghi che non esistono più, almeno così come li ricordo.
La costa era selvaggia e solitaria proprio come mi sentivo io in quel giorno d'agognata libertà.
Un vecchio pullman colorato d'un verde marcio mi depose nell'avamposto ancora conosciuto dalla civiltà. Era la fine d'una linea che collegava quello che gli augustanesi denominano ampollosamente "Monte" con il paese.
Alcuni attempati contadini scesero con me e si dispersero in solitari tratturi. Io attesi e guardai la dondolante sagoma del pullman che ad ogni cambio di marcia emetteva il suono d'un vecchio catarroso che si raschia la gola.
Rimasi solo, padrone assoluto di quei luoghi selvaggi. Camminai, camminai.
M'arrestai quando arrivai in una località che mi sembra si chiamasse Campolato. Nascosta fra la fitta vegetazione mediterranea c'erano i resti delle infrastrutture che ospitavano l'artiglieria costiera smantellata poco più di vent'anni prima.
Quando ripresi la passeggiata solitaria mi diressi verso Brucoli, frazione di Augusta e popolata allora da uno sparuto numero di pescatori e dalle loro famiglie.
Ci arrivai nel pomeriggio inoltrato, assetato e con i polpacci che mi facevano male.
Sarei rientrato ad Augusta in pullman, ogni ora ne passava uno dal colore verde marcio fratello gemello di quello che mi aveva depositato nella campagna a metà mattina.
Ero in anticipo e così  mi misi seduto su una spiaggetta a guardare il mare sul cui sfondo s'innalzava la scura sagoma piramidale dell'Etna.
Il vento mi portò l'acre odore salmastro delle posidonie morte sulla spiaggia.
Quell'odore lo cerco ancora nei miei sogni.
- Chi sei? - qualcuno mi domandò  (in realtà mi fu chiesto "Cu sì?").
Mi voltai ma dovetti schermarmi gli occhi con la mano per osservare chi mi rivolgeva la parola. Il sole era basso ed abbacinante!
Di fronte avevo un ragazzo della mia età, già abbronzato, con i riccioli imbionditi dalla salsedine e dal sole. Magro, con degli occhialini tondi come quelli di Gramsci. Non calzava scarpe, era a piedi nudi.
- Italo. -
- Italo? ... e che nome è? -
- Un nome. -
- Da dove vieni? -
- Da Augusta. - lo dissi come se fossi appena giunto da New York.
Mi alzai per mettermi di fronte al mio interlocutore ponendomi sotto la lunga ombra d'un eucalipto che mi proteggeva dall'aggressione dei raggi del sole.
- Io mi chiamo Mimmo ... e sono scienziato! -
- Scienziato? - 
- Sì, ma che fa? ... non lo sai chi è uno scienziato? -
- Certo che lo so! Ma già a questa età? - Mimmo aveva l'aria terribilmente seria. No, non stava scherzando.
- Sono nato così ... scienziato. E tu? -
Cominciai a sospettare che gli mancava qualche rotella.
- No, io non sono scienziato ... sono uno normale, come tutti! - 
- Vieni, ti faccio vedere la mia ultima invenzione! -
M'accompagnò sotto l'eucalipto che ci faceva ombra.
- Guarda! -
Due scarpe erano inchiodate sul tronco dell'albero.
Con lo sguardo interrogai lo scienziato.
- Ho inventato le scarpe che ti fanno camminare sugli alberi! - mi disse fiero.
Non seppi cosa dire e mi sentii un po' imbarazzato. Provai a stare al gioco.
- Ma come fai a camminare se le scarpe sono inchiodate? -
Mi guardò scuotendo leggermente la testa! 
- Ne schiodi una, poi la inchiodi un po' più in alto ... fai la stessa cosa con l'altra così sali piano, piano ... insomma cammini. -
Decisi d'assecondarlo.
- Ah capisco! -
- Tu mi credi pazzo! - mi disse adombrandosi - Tutti qui mi credono pazzo e mi lanciano le pietre! -
Sì,  anche per me era pazzo ma gli sorrisi mentre mentivo.
- No, non sei pazzo ... -
- Tu sei bravo ... io l'ho capito subito. Tu sei forestiero ed io parlo solo con i forestieri perché sono bravi. -
Mi prese per il braccio.
- Lo sai che ho inventato anche la bicicletta col razzo? -
- Ah sì?-
- L'ho provata con mia sorella. Le ho messo una spugna intrisa di benzina dietro la bicicletta e poi le ho dato fuoco. Il suo vestito si bruciò e mio padre s'incazzò! -
- E tua sorella? -
- Adesso, le hanno comprato un vestito nuovo. -
Risi divertito non osando pensare alle più serie possibili conseguenze di quell'invenzione.
La mia reazione dovette inspirargli fiducia.
- Lo sai che io parlo coi pesci? -
- E come fai? -
Spinse in avanti le labbra e dando una forma rotonda alla bocca la chiuse e l'aprì  più volte.
- ... e cosa gli dici? -
- Tante cose. Gli parlo delle mie invenzioni come faccio con i forestieri come te. Io non li mangio i pesci. Sono miei amici ... a mio padre dico che non mi piacciono e lui s'incazza perché pescatore è ... -
E Mimmo, lo scienziato, mi tenne compagnia raccontandomi delle sue meravigliose scoperte e delle incredibili invenzioni che la sua mente aveva potuto ideare.
Doveva sentirsi a suo agio. Mi sorrideva mentre spiegava come, secondo lui, si sarebbe dovuto costruire un potentissimo razzo.
- Se mi danno ascolto saranno i Siciliani i primi ad andare sulla Luna! -
Arrivò il pullman verde marcio.
- Devo andare Mimmo ... ci vediamo ... a presto! -
Aveva lo sguardo corrucciato mentre mi diceva:
- Vieni ancora ... la prossima volta ti faccio parlare con i pesci! -
- Sì, ci faremo una bella chiacchierata ... ciao Mimmo! -
Tornai a Brucoli dopo una settimana e chiesi di Mimmo.
Mi dissero che era partito al nord da dei suoi zii.
Un anno fa il caso mi portò a Brucoli. Molto è cambiato in quei luoghi ... ma mi ricordai di te, caro scienziato.
Ciao Mimmo ... Mimmu u'scinziatu!