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lunedì 24 febbraio 2014

Educazione sentimentale ad Augusta


Eravamo una classe con una trentina d'alunni.
Ci eravamo conosciuti tutti in prima media in un Istituto che si chiama ancora "Principe di Napoli".
L'edificio che ci ospitava era una brutta palazzina solitaria che s'ergeva quasi sopra gli scogli che danno sul golfo orientale di Augusta. La stessa orribile costruzione aveva ospitato negli anni addietro un ospedale, che divenuto angusto, era stato trasferito in altro luogo stimolando l'appetito di tutti i faccendieri locali.
Furono gli anni più belli della mia vita, in assoluto.
Le classi erano anguste e strette ed a malapena contenevano dei neri e massicci banchi di scuola su cui s'erano seduti dei giovani augustani da dopo l'ultima guerra. I graffiti e le incisioni lo confermavano.
Io ne occupavo uno che era a fianco d'una finestra da cui vedevo il golfo Xifonio che abbraccia un mare perennemente azzurro. Era il posto più bello del mondo e non l'avrei ceduto mai a nessuno.
Un giorno, ormai guarito d'una bronchite che mi relegò a casa per diversi giorni, tornai in classe e con disappunto scoprii che il mio posto era stato occupato da un altro. Con le buone e con le cattive riuscii a riprendermelo dopo una settimana. Feci attenzione a non ammalarmi più.
Fu in quel periodo che m'innamorai per la prima volta.
Si chiamava Rosaria ed occupava il banco di fronte.
Ho ricordi un po' confusi e non ho più presente le sue fattezze.
Mi rammento solo che era la più alta delle mie compagne di scuola e che aveva degli occhi con una forma affusolata, uno sguardo dolce ed al contempo malizioso  ed un naso impercettibilmente aquilino.
Mi sembrava che fosse la creatura più dolce e più bella del mondo.
All'epoca mi facevano indossare ancora i pantaloni corti, all'inglese dicevano.
Io mi lamentavo perché i miei compagni di classe portavano già quelli lunghi.
- Crescerai più robusto. - m'assicurava mia nonna.
Ma vi era qualcosa d'altro che mi dava dei complessi: il peso. 
Ero più che grasso ed adoravo il cibo.
Immaginatevi che illusioni potevo nutrire nei riguardi di Rosaria: grasso e per di più con quegli stupidi pantaloni all'inglese!
Il primo anno delle medie trascorse lasciando che la malinconia cullasse le mie pene sentimentali. Beh, forse do troppa enfasi ... diciamo che provavo solo qualche secondo di malinconia al mese a causa del mio amore frustrato!
Non so cosa avvenne durante l'estate ma il mio corpo decise che dovevo crescere ed allungarmi. Un miracolo! Il mio peso non cambiò molto ma si distribuì su un corpo di spilungone!
Evviva non ero più grasso! Ma mia nonna non si scoraggiò e mi comprò dei nuovi pantaloni all'inglese!
La seconda media la cominciai così: magro ma con le ginocchia sempre scoperte!
Evidentemente la crescita doveva aver svegliato in me certe velleità fin allora sopite ed il mio interesse per Rosaria aumentò proporzionalmente alla mia statura.
Avere una silhouette più sfilata dovette rendermi interessante agli occhi della mia compagna di classe. La sorpresi a lanciarmi degli sguardi.
Anch'io cominciai a fissarla facendole la corte con gli occhi. Un giorno le chiesi se potevo accompagnarla.
Ricordo che ero molto emozionato, non so lei. Tornai a casa sentendomi galleggiare nel cielo come una nuvola.
Fra i miei compagni di classe ve n'era uno molto simpatico e particolarmente irrequieto si chiamava Guido. Faceva scherzi a tutti e, spesso e volentieri, divertiva la classe con buffonate e lazzi.
Lui portava già i pantaloni lunghi.
Durante l'intervallo fra la seconda e la terza ora d'un giorno sul finire dell'anno scolastico, ricordo che stavo parlando con Rosaria quando Guido mi rovesciò sulla testa il cestino della carta straccia.
- ... e comprati un paio di pantaloni lunghi! - disse facendo ridere i miei compagni compresa Rosaria.
D'istinto reagii colpendo Guido e ne nacque una zuffa.
Fummo separati dal bidello che ci strattonò ben bene!
Non so cosa mi prese ma scoppiai a piangere davanti a tutti, davanti a Rosaria.
Tornato a casa annunciai che non volevo più andare a scuola.
- Ti compro i pantaloni lunghi. - mi concesse mia nonna ma io resistetti.
Accettai però i nuovi calzoni.
Nei mesi estivi, malgrado il caldo torrido, non abbandonai mai le agognate braghe, tanto che l'indossavo anche quando andavo a mare con i miei amici.
Speravo d'incontrare Rosaria. Ma il destino non mi fu favorevole.
La rividi il primo giorno di scuola della terza media ma seppi che durante l'estate s'era fatta zita (s'era fidanzata; nota del traduttore) con uno molto più grande di noi, uno che faceva l'ultimo anno del liceo. Io ero fuori gioco.
Mi sembra che poi con lui si sposò.
Rosaria non lo saprà mai, ma io ho sempre cercato i suoi occhi nelle donne.
Beh, così va la vita!
Storie ... vecchie di quarantacinque anni fa!