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mercoledì 19 febbraio 2014

Dentro la buca .....




Le bombe esplodevano intorno a noi.
- Stai giù, Italo ... tieni giù quella cazzo di testa! - qualcuno mi disse.
Eravamo dentro una buca, scavata da un obice esploso nel bombardamento del giorno prima.
Luigi, Giovanni, Pietro e Mario ... eravamo partiti da tre anni a combattere quella guerra di cui non si conosceva più il motivo ... il capitano aveva ordinato d'uscire dalla trincea e di partire all'attacco e noi l'avevamo fatto piangendo per l'angoscia e per la paura. Paura d'essere dilaniati da un una bomba o falciati dalle mitragliatrici. Paura di soffrire. Paura di morire nel dolore e nel fango.
Ma un attacco era un attacco e noi eravamo lì per quello come molti altri, molti del nostro stesso contingente.
Era l'inferno intorno a noi, dentro di noi.
Dietro, il suono acuto del fischietto prevalse sulle esplosioni. Un'altra ondata d'attacco. Altra carne da macello.
- Ma sono pazzi a mandarne altri ... qui ci ammazzano tutti! - gridò Mario.
- Forse lo fanno apposta ... ci vogliono tutti morti.- rispose Luigi tenendosi l'elmetto come se dovesse volar via da un momento all'altro.
Dietro delle grida. Urla di terrore, mischiate a quelle di rabbia e d'incitamento all'attacco. L'ufficiale continuava a soffiare nel suo fischietto per fare da riferimento alle truppe che lo seguivano correndo in mezzo alla nebbia del mattino ed al fumo delle esplosioni.
Noi cinque dentro la buca facevamo parte della prima ondata. Ma il nemico non s'era fatto trovare impreparato. Ci attese fino a quando fummo abbastanza allo scoperto dandoci il benvenuto con il bombardamento dell'artiglieria di campagna nascosta dentro un bosco.
Vedemmo i nostri compagni scagliati in aria dalle esplosioni e ricadere sul terreno fangoso dilaniati. Masse irriconoscibili di carne e sangue.
Ci buttammo dentro la buca ... inutile avanzare contro quel muro d'esplosioni e d'acciaio rabbioso.
Vidi le labbra di Giovanni muoversi freneticamente, pregava. Lui, inveterato edonista e libertino, non me lo sarei mai immaginato pregare. La guerra cambia.
Udimmo l'acuto suono del fischietto non lontano da noi. L'ufficiale che comandava doveva essere nei pressi.
Un'esplosione vicina ed assordante ci coprì di terriccio e di fango.
Ci liberammo dai detriti e ci cercammo con gli occhi. Eravamo miracolosamente tutti vivi ed illesi.
Dentro la buca c'era un nuovo ospite. Un cadavere, quello del capitano che poco prima soffiava dentro il fischietto. Lo stringeva ancora fra le labbra. Una scheggia d'obice gli aveva spaccato il cuore. Il resto del corpo era intatto.
- Porca puttana! - esclamò per primo Pietro. Quand'era civile era un alto funzionario di banca. Aveva cercato di sottrarsi alla leva adducendo a motivi di salute ma i suoi problemi di prostata non erano stati sufficienti per non avere lo stesso destino della maggior parte dei suoi coscritti.
Il cadavere dell'ufficiale che era piombato nella nostra buca doveva appartenere a qualcuno che veniva da una classe borghese benestante. Le sue mani, malgrado i mesi passati in trincea, avevano l'aria d'essere ben curate e non segnate da lavori manuali.
In quella buca eravamo tutti dei veterani, coscritti fra il 1955 ed il 1958.
All'improvviso il bombardamento s'arrestò.
Si sentivano solo le grida dei feriti intorno a noi.
Ci guardammo ancora. Giovanni piangeva come un bambino.
Pietro osservava la mano come ipnotizzato. Gli tremava. Cercò d'arrestare il tremore con l'altra.
Luigi tirò fuori dalla sua giacca, che ormai aveva il colore del fango in cui eravamo immersi, una foto ... quella dei suoi figli.
- Adesso, partirà il contrattacco- disse - ... non so come finirà ... porca puttana! Io sognavo di morire sul mio letto con i miei figli attorno ... se devo morire in mezzo in questa merda ... voglio che l'ultima cosa che i miei occhi vedano siano loro. -
- Anch'io non so come finirà ... ma non voglio che la mia vita finisca in questo buco come un topo. - dissi.
- Indietro non si può tornare ... appena usciamo la testa ci falciano con le mitragliatrici. Forse se aspettiamo la notte. - Pietro, ex funzionario comunale, era un ottimista.
- Ma lo vuoi capire che fra poco parte il contrattacco? ... ma quale notte vuoi attendere? - Mario, ex commercialista, ci fece ritornare nella realtà.
Non so cosa mi prese ma strappai il fischietto dalle labbra del capitano, uscii dalla nostra buca e cominciai a soffiarci dentro.
- Ma che fa? E' pazzo? Italo, dove vai? - gridò Giovanni.
- Dove cazzo vuoi che vada? A prendere l'autobus? - gli rispose Luigi.
Cominciai a correre soffiando come un ossesso dentro il fischietto.
Anticipare il contrattacco ... l'unica soluzione possibile per avere qualche possibilità d'uscirne vivi.
Davanti a me vedevo solo una linea. Un cumulo di terra rialzato ... la trincea nemica ... li avevo sorpresi. Mi spararono i primi tiri traccianti. Correvo a zig zag ... ma correvo, porca puttana, correvo!
Sentivo il mio ansimare mischiarsi col suono del fischietto.
Udii alcune urla d'incitamento alla battaglia levarsi attorno a me, poi altre ancora, i sopravvissuti al bombardamento avevano deciso di tentare il tutto per tutto ... mi seguivano, correvano con me verso la salvezza, verso la morte ... poco importava ... correvano.

Un sogno, un incubo ... non lo so. L'ho sognato stanotte.
Una cosa è certa, dovrebbero essere i vecchi a battersi per i giovani e non viceversa.