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domenica 29 dicembre 2013

Selinunte


Ancora ansimante per lo sforzo d'essersi liberata del suo bozzolo, la cavolaia confusa fra le sterpi godeva del caldo sole di giugno. Le ali, cominciando ad asciugarsi, fremevano al minimo movimento d’aria. Provò a spiccare un lieve volo che la portò su uno stelo un po' più alto.
Insicura tentò di raggiungere un sasso liscio che giaceva nei pressi di un cardo, ma un refolo di vento deviò il volo ed atterrò malamente vicino ad un ruvido carrubo.
Volare non era così facile e I'illusione di librarsi nell'aria senza fatica svanì nella mente della povera cavolaia. Eseguì dei tentativi ancora maldestri ma poi aiutata da un venticello d'indole gentile riuscì ad alzarsi. L'entusiasmo fu così forte che volle superare finanche l'alto carrubo e per la prima volta nella sua breve vita osservò il mondo dall'alto. Che spettacolo!
Esausta, per queste prime esperienze, si posò delicatamente sull'acuminate e robuste foglie d’un agave.
Hans Brunner vide il delicato insetto posato sul soggetto del suo disegno. Sarebbe stato bello ritrarlo ma avrebbe reso la sua opera troppo leziosa.
Il biondo giovanotto sedeva cavalcioni su una colonna dorica abbattuta da un terremoto sul finire del milleseicento. Chino su un foglio di carta vergata, recuperata in un buio negozietto di Palermo, tracciava con mano sicura i lanceiformi profili dell'agave immersa in un ondeggiante e folto tappeto di erba ingiallita dal sole estivo. Più in là, le rovine d’un tempio greco e l'azzurra striscia del mare completavano lo scenario offerto dal formidabile paesaggio colorato dalla vivida luce del pomeriggio morente.
Hans aveva imparato a disegnare ad Hannover, sua città natale. Aveva interrotto gli studi nel '39, come gran parte della gioventù tedesca.
Provò un certo intorpidimento alla gamba sinistra che, da quando era stata ferita sul fronte africano, gli dava parecchi problemi. Aiutandosi con le mani si alzò in piedi e dopo aver raccolto le sue cose si trasferì su un altro masso alla base di una gigantesca e solida colonna che, nei secoli, aveva dimostrato d'essere più resistente ai terremoti.
Si sedette ed appoggiando la schiena al rudere tirò fuori dalla sua giberna un libro che amava particolarmente: Italienische Reise di Goethe. Lo soppesò, accarezzò la verde copertina consunta e dopo aver dato un avido sguardo al paesaggio tutt'intorno, lo aprì proprio dove aveva riposto la fotografia della sua famiglia che fungeva da segnalibro. Quel volume l'aveva ricevuto nel pacco speditogli dalla madre quando dalle coste tunisine il suo battaglione fu trasferito in Sicilia.
I suoi camerati maledivano quel paese: troppo caldo, troppo povero e popolato da gente diffidente. Hans invece ne era affascinato e forse questa malìa proveniva dal libro che aveva letto per la prima volta nella fredda Hannover.
Come poteva Goethe aver trascurato Selinunte nel suo viaggio in Sicilia?
Era passato a pochi chilometri da lì, a Castelvetrano. Se avesse ritardato anche di un giorno il cammino verso Girgenti avrebbe guadagnato una visione in più in quel suo dotto vagabondare.
Un vento inopportuno disturbò la lettura e sollevò alcuni lembi delle pagine. Nella sua recente memoria riaffiorarono delle immagini vide proiettati sui fogli stampati.

Il viaggio di trasferimento da Messina a Palermo ormai era quasi concluso, i soldati nonostante la stanchezza trovarono la forza di cantare: nella capitale siciliana avrebbero riposato in comode brande. Poi, rinfrancati, si sarebbero dedicati alla ricerca d'un po' d’amore mercenario. Si diceva che ce ne fosse in abbondanza. In quei mesi la povertà aveva spinto molte donne ad intraprendere il mestiere.
La colonna di camionette percorreva una strada alberata e qualche spettatore timoroso ai margini della carreggiata osservava il corteo di mezzi grigioverdi. Trasportavano soldati veterani che parevano si recassero ad una scampagnata.
Nel cielo un riflesso argenteo si trasformò in un aereo assassino. S'avventò sulla colonna e con terribile fragore seminò i suoi proiettili.
I soldati, abbandonati i mezzi, si sparpagliarono nella campagna circostante.
Dopo quel primo passaggio attesero il ritorno della macchina della morte. L'apparecchio, forse a corto di carburante, non tornò.
Sollecitati dalle urla di comando i militari ripresero il loro posto sulle camionette. Quella micidiale sventagliata aveva messo fuori uso un mezzo, ucciso un veterano sorpreso nel sonno e causato qualche ferimento. La colonna si ricompose e sussultando riprese la marcia. Molti avevano perduto il desiderio di cantare.
Hans si affacciò dal suo mezzo per scrutare il cielo.
Più avanti intravide un forma indistinta ai margini della strada. Approssimandosi comprese che era un corpo umano. Quello d'un bambino.
Qualche intoppo fece arrestare ancora la colonna. La camionetta di Hans si trovò all'altezza del corpicino privo di vita. Lo guardò dall'alto. Era riverso sulla schiena. Le gambe nude erano leggermente divaricate. Una larga ferita rossa faceva scempio del suo petto minuto. Le braccia sollevate affiancavano la testa riccioluta. Forse aveva appena quattro anni. Un piccolo monello.
Il bambino sembrava fissare con gli occhi scuri un punto del cielo infinito e la bocca aperta pareva che dovesse emettere un suono di eterno stupore.
Hans guardò quel viso ed ogni pensiero riuscì improponibile di fronte allo scempio. Aveva visto tanti uomini morti dilaniati da bombe, sventrati da proiettili ed a quelle macabre scene aveva quasi fatto l'abitudine.
Ma mai un bambino.
Lo fissò con uno sguardo stupefatto. Non voleva credere a quello che i suoi occhi gli proponevano. Un leggero alito di vento s'infilò fra i riccioli neri del bambino e giocò con essi come se volesse rinfondergli la vita. Ogni tentativo fu inutile. Il venticello se ne andò ed i riccioli rimasero definitivamente inanimati.
- Gran brutto spettacolo! - disse il camerata che gli sedeva a fianco e nel tono di quel commento Hans avvertì un senso d'ineluttabilità.
La colonna riprese lentamente la marcia.

Attraverso le rovine del tempio che si erge molto prossimo alla spiaggia, Hans vide il sole spegnersi fra le onde del mare. Il cielo all'orizzonte si colorò di strisce di fuoco che si spensero stemperandosi nel pallido celeste serale. La fresca brezza marina risalì la spiaggia e s'incuneò nell'entroterra rinfrescando il suolo. A Selinunte stava morendo un giorno mentre nasceva nel soldato una commozione che sgorgava dai suoi più profondi recessi. Capì d'esser un’infinitesima particella di qualcosa d'immenso.
Dopo quasi quattro anni di guerra pensò di nuovo a Dio e gli chiese perdono. Perdono per la violenza dell'uomo, per tutto ciò che esso distrugge, annienta. Per la sua stupidità.
Attese l'apparire del cielo stellato e mentre gli astri benevoli l'osservavano s'addormentò fra le vestigia vecchie di più di duemila anni.

Nella piana di Catania, il venticinque settembre del mllenovecentoquarantatré un proiettile sparato da un fucile inglese spezzò il cuore ad Hans Brunner di anni ventitré nato ad Hannover. Mentre cadeva colpito, dalla sua giberna scivolarono fuori un libro dalla verde copertina ed un rotolo di carta vergata.

Nessuno lo sa ma, guardando il cielo stellato disteso fra le colonne dei templi di Selinunte, aveva giurato a se stesso di non uccidere più.