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domenica 8 dicembre 2013

Pippo e gli "sconchiuruti"

- Pippo, che mi racconti ? –
- Che vuoi che ti racconti ? Qui piove. – risponde lui distante quasi duemila cinquecento chilometri.
- Meno male! Se non piove in dicembre in Sicilia, quando vuoi far piovere? –
- E dalle tue parti come va? –
- Oggi il cielo è sgombro, ma fa freddo! –
- Meglio qua allora … ti volevo dire una cosa. –
Mi metto sempre in allerta quando Pippo mi fa un simile annuncio …. dietro c’è un problema.
- Dimmi la cosa. –
- Il nipote del principe si suicidò. –
Niente che riguardi mio figlio. Tiro un sospiro di sollievo.
- Tu parli di Pino … e quando si suicidò? –
Un dialogo con Pippo è una serie di piccole domande seguite da brevi risposte.
- Ieri. –
- E come? –
- Con la macchina … però non s’ammazzò. –
- Non capisco. Pippo, per favore, spiegati meglio. Sei più ermetico del solito oggi! –
- No, sono sempre lo stesso. Chi ti ha detto che sono metico oggi? –
- Scusa, non capisco. –
- Il metico, il dottore … l’hai detto tu! –
- Ah … il medico … no, io ho detto ermetico … insomma, uno che fa il misterioso quando parla. –
Cerco di non mostrarmi spazientito perché non voglio offenderlo. Io voglio bene a Pippo.
- Ma che vuoi sapere? – mi chiede.
- S’ammazzò o non s’ammazzò? –
- Chi? –
- Ma mi stai babbiando?  Il nipote del principe!-
Pippo ride.
- Ti sto scherzando … - dice prendendosi la sua piccola rivincita – No, non è morto. Si salvò. Si è lanciato contro un muro con la macchina … ma non è morto … s’era messo la cintura di sicurezza ed ha lasciato funzionare l’airebagghe. –
- L’airbag … -
- Sì … proprio uno sconchiuruto (un incapace, nota del traduttore) non è neanche buono a suicidarsi! -
- Poveretto.  Povero Pino. -
Sinceramente provo della pena per quel signore di settant'anni sempre accompagnato dal malessere di chi non possiede la minima stima per se stesso.
Tutti conoscono il “nipote del principe” nel mio paese in Sicilia. Teoricamente avrebbe dovuto essere anche lui principe in quanto discendente in linea diretta del suo casato ma l’ultimo che aveva beneficiato del titolo era stato suo nonno. Quando si parla di quel nobile personaggio, ormai defunto da quasi sessant'anni, la gente del paese sembra portargli l’antico rispetto.  In realtà si trattava d’un puttaniere che riuscì a dilapidare ciò che restava dell’immensa fortuna ereditata.
Lasciò ai suoi discendenti solo le briciole dei passati fasti ed un palazzotto che il tempo e l’incuria lentamente ha consumato. Adesso la banca locale ne ha fatto la sua sede centrale.
Il titolo di principe, anche se non valeva niente, se lo giocò ai tavoli di gioco del casinò di Taormina il papà di Pino.
- Adesso, dov'è? – chiedo.
- All'ospedale di Catania. –
- Ce l’hai il suo numero di cellulare? –
- No, ma me lo posso procurare. Secondo me non aveva neanche i soldi per pagarsene uno! –
- Non fa niente, non darti pena. Spero che sarà tornato al paese quando verrò in Sicilia. Passerò a fargli visita. Lo sai una cosa, Pippo? –
- No. –
- Ho sempre pensato che la storia di quella famiglia e, in generale, della nobiltà siciliana non è che il medesimo copione di ciò che stiamo vivendo in Italia … in Europa … un lento declino perché non riusciamo ad adattarci ad un mondo che cambia. –
- Adesso sei tu che dici cose metiche!… io so solo che è una famiglia di sconchiuruti! –
Beh, è quello che volevo dire: in Europa siamo tutti degli sconchiuruti!