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domenica 1 dicembre 2013

La vecchia e le sedie



Già dopo una settimana l'ultimo temporale di primavera era stato dimenticato.
Il sole, pronto a fare il suo dovere, irradiava quei primi giorni di giugno con i suoi raggi cocenti.
Gli scolari imprigionati nelle loro classi sapevano che sarebbero stati resi liberi quanto prima e la loro attenzione si faceva sempre meno viva. Di ciò si rese conto un'apina entrata di soppiatto dalla finestra spalancata. I giovani allievi, per nulla interessati alle regole di sintassi scritte sulla lavagna, la notarono subito.
La piccola ape fu bersagliata da pallottole di carta, gomme, pezzi di gesso e per scappare da quella micidiale e chiassosa contraerea dovette, zigzagando, fuggire attraverso la finestra.
Guadagnata la salvezza, stanca ed ansimante, si lasciò trascinare dalla leggera brezza e lentamente si riprese dallo spavento. Volò verso l'alto e da li notò la larga macchia vermiglia di fronte ad un uscio di una bianca casetta. Attratta dal vivido colore corresse la sua rotta e volteggiò verso it rosso cupo.
Giaceva ad asciugare, su larghi tavolati, una crema di pomodoro esposta al sole a seccarsi. Durante i mesi invernali è usata come condimento. Il suo nome è strattu.
Ormai l'apina era prossima al suo obiettivo e già ne percepiva l'odore dolciastro, quando un ventaglio di paglia quasi la colpì.
- Vattinne, bestiaccia! - disse la vecchia Maria.
La piccola ape schivando miracolosamente quel terribile fendente volò via. Era già molto se fosse riusciva a tirar notte restando viva in quella giornata cosi sfortunata!

La produzione dello strattu rappresentava per Maria lo scandire del tempo e non vi era anno che lei non eseguisse quella cerimonia.
Inoltre era stata la golosità che piaceva tanto a Iano e Mico.
Se la spalmavano sul pane appena sfornato e, con un filo d'olio ed un po' di sale, l'assaporavano con lo stesso gusto con cui i signori mangiavano i loro cibi.
All'alba, quando Iano e Mico uscivano per mare a fare il loro duro mestiere di pescatori, Maria provvedeva a fornirli d’un po' di strattu.
I tre vecchi erano cresciuti assieme ed in quel paese di pescatori avevano raggiunto la maggiore età. La donna, da sempre, aveva provato per i due uomini pari affetto e nel tardo pomeriggio, al rientro dalla pesca, li aspettava entrambi.
Quando Maria compì ventidue anni la madre le disse:
- Figlia mia, hai la pelle di una rosa. Non resterà così per molto! Se non ti decidi a trovare marito adesso, rimarrai zitella! -
- Mamma, io mi voglio sposare sia Iano che Mico. - rispondeva l'impertinente che, ridendo, scappava da casa per non udire le invettive.
Le preoccupazioni materne coinvolsero sempre di più il padre della ragazza che, più per non sentire gli sfoghi della moglie che per reale interesse al problema, decise di parlare ai due giovanotti.
Iano e Mico pensarono di sfidarsi in singolar tenzone e chi avesse pescato la maggior quantità di pesce il giorno dopo avrebbe avuto il diritto di chiedere la mano di Maria. L'indomani, al primo canto del gallo, il sole, che quasi svogliatamente fece capolino dietro la linea dell'orizzonte, diede il via alla competizione.
I due contendenti scesero verso le rispettive barche con passo deciso e, taciturni, le armarono. Eseguito con meticolosità il lavoro di preparazione, le spinsero in acqua. Maria, prima che le imbarcazioni scivolassero in mare, diede ai pretendenti del pane ed un vasetto colmo di strattu. Quindi, avvolta in uno scialle per proteggersi dall'umidità del mattino, seduta fra gli scogli, osservò le barche prendere il largo. La lontananza le rese sempre più piccole fino a trasformarle in due puntini galleggianti vicino all'orizzonte del placido mare estivo.
Sia Iano che Mico trovarono le reti ben pesanti, segno inequivocabile che la pesca era stata buona.
Intanto a riva, attorno a Maria si era radunato un gruppo di curiosi e c'era chi si era premurato di portare con sé una stadera.
Quando il sole indolente aveva percorso poco meno della metà della sua salita che lo conduce fino allo zenith, si videro le due barche avvicinarsi alla riva e più le loro sagome s’ingrossavano più la piccola folla faceva le sue previsioni: c'era chi dava per vincitore Iano, chi invece Mico e chi invece preferiva non fare nessuna congettura poiché riteneva i due amici di pari bravura.
I pretendenti approdarono quasi contemporaneamente ed aiutati da qualche ragazzotto volenteroso, tirarono in secca le loro imbarcazioni. Infine, con uno strappo, sollevarono le rispettive gerle di vimini e le depositarono ai piedi di Maria.
La pesca per entrambi aveva dato esiti miracolosi e le due ceste parvero colme della stessa quantità di pesce. S'iniziò la pesa. Mico risultò aver raccolto trentacinque chili e seicento grammi mentre l'altro sfidante trentatré chili e cinque etti di pesce ancora palpitante.
Era evidente chi fosse il vincitore. Ma Iano, facendosi largo fra i curiosi ritornò alla sua barca e da sotto la panca estrasse una magnifica spigola galeotta di tre chili che, quasi che fosse la spada di Brenno, buttò sul piatto della stadera. Poi con occhio triste guardò i due amici.
Qualche spettatore provò ad applaudire.
Mico abbozzò un amaro sorriso e s'avviò per stringere la mano al vincitore che, invece, senza proferire parola, trovando un varco fra la gente, s'allontanò.
L'indomani si seppe che aveva lasciato il paesello ed era partito per luoghi lontani.
Maria non si sposò e neanche Mico.
Ogni tardo pomeriggio i due amici s'incontravano. La donna portava fuori dall'uscio una sedia di paglia su cui faceva accomodare l'uomo ed egli, con solennità, tirava fuori dalla tasca un sigarro che pomposamente fumava. La gente del paese vide così invecchiare quella coppia.
Il tempo si portò via con sé un dittatore, una guerra disastrosa e l'adolescenza di una nuova repubblica, ma non scalfì le abitudini dei due anziani.
In un pomeriggio d'ottobre mentre la donna era intenta ad impastare dentro casa, Mico le gridò fuori dall'uscio:
- Maria, piglia un'altra seggia e portala fuori. -
Pulitasi le mani, la vecchia prese una povera sedia impagliata. Fuori dall'uscio vide un signore anziano che la guardava con affetto. Le sorrise. Lo riconobbe dagli occhi: Iano era tornato.
Tutti e tre di nuovo insieme! La tristezza degli anni trascorsi sembrò non essere mai esistita! Risero con la stessa gioia di quand'erano adolescenti e scoprirono che ognuno aveva qualche dente in meno. Ciò accrebbe la loro ilarità.

La piccola ape in quella giornata aveva imparato ad occuparsi solamente del nettare dei fiori evitando di mettersi in situazioni pericolose. Era ormai convinta d'aver scoperto il segreto del quieto vivere e sul finire del pomeriggio s'avviò verso l'alveare.
La vecchia Maria nello stesso frangente portò fuori dalla sua bianca abitazione due seggiole impagliate. In casa conservava da tempo due vasetti ricolmi di strattu. Erano destinati ai suoi amici Mico e Iano.
Ma già da alcuni anni i due non si presentavano più all'appuntamento e non si recavano a sedersi di fronte all'uscio. Se n'erano andati via, definitivamente, senza che loro lo volessero.
Maria continuava ad aspettarli, lei era ostinata.