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domenica 3 novembre 2013

Lo Spirito e lo scrittore




Accadde qualche anno fa, durante la redazione di “Agosta”, un romanzo storico ambientato nella Sicilia del seicento. Era una calda estate ed un tumore viveva dentro di me e temevo che m’annientasse. Fu un mese strano forse condizionato da allucinazioni. Su un taccuino presi nota degli strani eventi che accaddero in quelle settimane che precedettero un intervento chirurgico. Li ho ritrovati ed adesso, dopo averli rimaneggiati, li propongo alla lettura.


2 agosto - mattina

Sono intento a sfogliare delle vecchie cronache della piazzaforte d’Agosta. Un amico me le ha fatte pervenire.
Mi riparo dalla luce accecante, assoluta dominatrice della campagna, rifugiandomi dentro le mure domestiche. Non riesco a liberarmi della languida melanconia che pervade i miei pensieri.
Sento lo Spirito arrivare dietro le spalle.
Senza attendere alcun invito s’accende il suo sigarro, si siede sopra un sgabello ed appoggia il suo lungo bastone sul muro.
M’osserva con lo sguardo di chi è abituato a sondare gli animi degli uomini.
- Buongiorno ... ben arrivato! –
... J ... ?
- Cosa leggo? ... delle vecchie cronache del suo paese prima del terremoto del 1693 che devastò la Val di Noto. –
... ... ... ...
- Lei si ricorda bene di quel periodo, e vuole raccontarmelo ... ah bene, l’ascolto. Mi terrà un po’ di compagnia. –
... ... ... ...
- Vuole che scriva una cronaca? Vuole che ne resti traccia? ...  lo sa che a me piace scrivere, sono un vero grafomane ... un bel racconto sugli avvenimenti accaduti qualche secolo fa! Mi domandavo per l’appunto come occupare questo mese d’agosto.–
Giusto dopo aver dato la mia disponibilità, sento che l’apatia radicata in quei giorni di solitudine mi suggerisce di lasciar cadere quella proposta e di tentare d’affogare il tempo dell’attesa nella noia e nella calura. Un vero Oblomov siciliano!
Lo Spirito lo percepisce quel ripensamento e lo vedo dissolversi lentamente, offeso da quella mia rinuncia.
La prospettiva di restare solo per ancora un mese non mi piace.
- Aspetti, non se ne vada via ... sì, scriverò ... mi spiace, ma sono così strano in questo periodo … dei continui “alti e bassi”. Forse lei può capirmi ... ah no, lei non mi capisce, perché non accetta l’accidia ... va bene, riporterò la sua storia sul computer così come me la riferirà ma mettendoci anche del mio. Va bene? C’impiegheremo un po’. –
Lo Spirito si materializza di nuovo di fronte a me.
... K ... ...
- Sì certo, lei non ha fretta ... il tempo è un mio problema ... va bene, cominci ... aspetti! Tolgo il suono al cellulare così staremo tranquilli. Nessuno dovrebbe chiamarmi, ma non si sa mai! -
... ...  ... ...
- Cosa dice? ... che non vuole uno stile troppo moderno? ... che non le piace la prosa contemporanea? ... cosa pretende che la scrivi in latino? ... capisco, vorrebbe l’italiano del  ‘600 ... sta scherzando, spero? -
... ... !!
- Assolutamente no!? ... ma non so scrivere in quell'italiano lì! ... eppoi chi lo leggerebbe? ... non gliene frega niente! ... lei è uno Spirito un po’... bizzarro ... facciamo così: provo a ricreare l’italiano dei romanzi d’appendice d’inizio ‘900, ci provo ... non so cosa ne verrà fuori ... le va? -
... J ... ...
- Bene, che qualcuno da lassù m’assista! –


5 agosto - mattina

L’ammetto: senza lo Spirito d’Agosta non avrei mai potuto trovare l’ispirazione per  un romanzo storico. Ѐ un bel problema per uno scrittore la mancanza di fantasia! Per fortuna che gli Spiriti m’assistono.
- Malgrado l’età, ha ancora una buonissima memoria ...  è capace di riportarmi dettagli che neanche potrei immaginare. –
Ѐ un po’ vanesio, non ama che gli si ricordi la sua età.
Un giorno provai a chiedergli se anche gli altri Spiriti possiedono la sua stessa memoria. Mi rispose indirizzandomi uno sguardo severo: avrei dovuto saperlo, gli Spiriti sono la Memoria!
Malgrado che mi vanti d’entrare in contatto con essi, mi resi conto che, fino ad allora, li avevo capiti poco.
- Lo sa che non so se tornerò ancora qui? –
Lui si toglie il suo floscio berretto di lana e mi guarda sconsolato.
- Beh, così non mi rassicura molto ... fa caldo anche per lei, eh! –
Inaspettato un personaggio sconosciuto prende forma nella stanza. Non è molto alto, solo un po’ di più dello Spirito. Veste una redingote e sulla sua testa troneggia un cappello a cilindro. I tratti del suo viso sono scavati e la sua pelle è giallognola come se fosse affetto da itterizia.
Si siede accanto allo Spirito di Agosta guardandomi con degli occhi sovrastati da spesse ed arruffate sopracciglia.
- Buongiorno. – lo saluto.
Lo Spirito sembra infastidito e si discosta dal nuovo venuto sedendosi all'angolo opposto della stanza.
- Con chi abbiamo l’onore di condividere questa stanza? – chiedo con tono divertito.
Nessun cenno di risposta.
- Ma chi è? – domando allo Spirito.
... ... ... ?!
- Uno scocciatore? ... beh, allora mandiamolo via! ... lei suggerisce che è meglio di no perché poi s’arrabbia ... ogni tanto appare ... lei l’ha già incontrato parecchie volte. Ogni tanto compare ma la cosa migliore è ignorarlo ... bah, se lo dice lei! ... allora, cosa faccio? –
... ... ... ...
- Certo, se non ci disturba, andiamo avanti col racconto! –


6 agosto - pomeriggio

Sullo schermo del mio computer le frasi prendono forma ma il racconto stagna in descrizioni che forniscono troppi dettagli sulla vita quotidiana. Il Vecchio mi racconta anche di certi episodi di corruzione. Tutto ciò è interessante ma a questo punto della narrazione mi domando dove lo Spirito vuole parare. E lui, che legge i pensieri di tutti, mi fa capire che dovrei avere più pazienza. Io cerco di spiegargli che il suo romanzo mi piace moltissimo perché m’incuriosisce la vita quotidiana dei nostri antenati che hanno vissuto più di trecento anni fa ed aggiungo:
- Comunque non è una novità che anche a quell'epoca fosse costume richiedere e dare “mazzette”. Se voglio, però, che qualcuno, al di fuori di noi due, provi interesse al racconto devo alimentare la storia con qualcosa di più avvincente. –
M’indirizza uno sguardo che vale una reprimenda.
- Io ho solo questo mese a disposizione e poi dovrò andarmene ... e sono sicuro che nei mesi a venire non avrò alcuna predisposizione per incontrarla e per scrivere. Ancora non ho capito dove questo romanzo vuole andare a parare. Cos'è? Una cronaca della vita quotidiana d’Agosta od un vero romanzo?-
Vorrei ricordargli che la cognizione di tempo per gli umani non può essere la stessa degli Spiriti tenuto conto della lunghezza della vita e che il ritmo in un romanzo è importante, ma egli con un sospiro m’indica l’ometto in tuba e redingote.
Mi fa cenno di tacere.
Lo strano personaggio è ancora lì, quasi me lo sono dimenticato. Penso che continui a guardarmi anche se non vedo i suoi occhi nascosti dall'ombra della tesa di quel nero cappello.
- Ma che fa? Dorme? – chiedo.
Lo Spirito s’avvicina all’intruso e gli solleva la tuba.
No, gli occhi sono ancora bene aperti sotto le cespugliose sopracciglia e non smettono di fissarmi.
- Glielo abbassi quel cappello! Ma cos’ha da guardare? ... Ma è un po’ matto? –
Il Vecchio fa spallucce e riprende il suo posto.
- Ma è suo amico? Ha anche lui qualche cosa da raccontare?-
... ... L ...
- Le sue storie sono tristi? Beh, vorrei ben vedere con la faccia che ha! Mi sembra un po’ difficile che possa raccontare delle barzellette ... cosa dice? Che stiamo perdendo tempo? Va bene, adesso riprendiamo. Dove eravamo rimasti? –


7 agosto - mattina

Mi sono svegliato di buon’ora ben motivato a continuare il mio lavoro con lo Spirito.
Quando entro dentro lo studio lo trovo che m’attende ma in un angolo, immobile, vi è ancora il beccamorto.
- Ma è sicuro che quello lì non è uno Spirito come lei?-
... ... ... ...
- Ma chi è allora? È apparso esattamente come fate voi Spiriti: dal nulla! -
... ... ... ...
- Me lo dirà un’altra volta? Ma mi dà fastidio avere qualcuno che m’osserva costantemente ... cosa? ... devo fare finta che non ci sia? ... ma come faccio? Comincia a darmi sui nervi! -
... ... ... ...
- Sì certo, parliamo d’altro ... torniamo al romanzo ... certo che non le scappa niente! Neanche nell'intimità lascia in pace la gente! … a cosa faccio riferimento? … ai due amanti! Magari quei due credevano d’essere soli ed invece c’era lei a spiarli. Non è che spia anche me quando lo faccio? –
Lo Spirito si toglie il berretto di lana e mi guarda sollevando il sopracciglio. Un mezzo sorriso gli rallegra il viso.
- Come, quando lo faccio?... lei è un vero impertinente! –
... ... J ...
Guardo l’intruso. Sempre immobile sotto la sua tuba! Ma che bel mistero!
- La presenza di questo figuro non la mette a disagio? ... Lei dice è sufficiente ingnorarlo. Inutile cacciarlo perché come tutti gli esseri immateriali egli è libero d’andare dove più gli agrada. Sarà, ma che ci faccio nel bel mezzo della campagna siciliana in compagnia d’uno Spirito e d’un indefinito beccamorto a scrivere un romanzo? -
... ... ... ...
- Sì, è vero mi pongo troppe domande. Ma tornando a lei: certo che il suo mestiere non è facile ... essere dappertutto, memorizzare tutto! –
Si gratta la pelata ed allarga le braccia come per dirmi “ ma allora, non capisci niente!”
- Lo so, lo so ... non è un mestiere ... è molto di più. Dicevo per dire! -
Col lungo bastone m’indica la tastiera perentorio.
- Ok, ok, scrivo ... non c’è bisogno d’essere così scorbutico! Ma guarda tu!? ... –


8 agosto - notte

- Spirito, lei pensa che s’è addormentato? – chiedo indicando il beccamorto.
Lo Spirito s’avvicina e gli solleva la tuba ... i suoi occhi sono chiusi.
- Bene, dorme. Certo che deve interessargli molto il nostro racconto! ... beh, meglio così, almeno smetterà di trapanarmi la nuca col suo sguardo! -
Ripenso al capitolo appena terminato.
- Da dove veniamo, Spirito? Quale percorso hanno dovuto fare i nostri antenati per arrivare a noi? Mio nonno ipotizzava che dentro di noi scorresse del sangue balcanico ... come facesse a dirlo? Dio lo sa! Se n’è andato senza rivelarmi l’origine della sua ipotesi ... sono sicuro che lei ne sappia qualcosa.–
Fuori ormai la notte s’è impadronita della campagna, le cicale tacciono mentre una brezza scuote i lembi delle bianche tende ed in lontananza si vede il chiarore del vicino paese adagiato sul crinale della collina.
... ... K ...
Lo capisco, non è suo compito svelarmi i segreti della vita, lui deve solo raccontarmela. Sta a noi di capirla, nel corso della nostra esistenza ... se c’è dato di viverla a lungo.
- Sono stanco, vado a coricarmi. Mi ha fatto lavorare intensamente ... domani ricominciamo ... domani ritrovo lei ed il beccamorto... andiamo avanti, vero? -
Mi fa un cenno con la testa e mi sorride mostrandomi il vuoto lasciato da un dente cadutogli mille anni fa.
Buon vecchio Spirito.
- Sì, mi ricordo di prendere la pillola prima d’andare a letto! –
 ... Dio Bono, mi fa anche d’infermiera!
Mi alzo e m’incammino verso la porta.
All'improvviso l’uomo in redingote e tuba s’alza. Altro che dormire! Fa qualche passo come se volesse seguirmi. Lo Spirito con un gesto perentorio come quello dei domatori, gli sbarra la strada col suo lungo bastone.
Stupito da quel gesto, il beccamorto lo guarda.
I due devono parlarsi.
 Il Vecchio fa un cenno per tranquillizzarmi ed è come se mi dicesse: vai, vai a riposarti, ci penso io a lui!
Sì, sono veramente stanco ...  forse le medicine.



9 agosto - pomeriggio

Stamattina il beccamorto non c’era più. Svanito.
Indirizzo uno sguardo pieno di riconoscenza allo Spirito, per due motivi: mi ha liberato di quell'intruso e finalmente, la sera prima, mi ha fornito gli spunti per creare un eroe senza macchia e senza paura! Un vero personaggio romantico come nelle migliori tradizioni dei romanzi di cappa e spada: un ombroso capitano di giustizia.
Preoccupato, mi chiedo se arriveremo alla fine del racconto prima della mia partenza.
K ...  vai avanti, non ti deluderò.
- Sì, andrò avanti ma prima vorrei esprimerle quanto sono contento d’essere qua con lei. Lo sa perché? Perché sto facendo quello che avrei sempre voluto: vivere in un luogo di campagna scrivendo e leggendo. Una vita lontano dalle grandi città. Mi sarebbe piaciuto vivere in mezzo ai libri, ai racconti, alle storie, dentro alla fantasia piuttosto che nella vita reale. Ma non ci sono mai riuscito ... eh già, prima si fanno i compiti e si è promossi e poi si fa quello che si vuole. Prima il dovere e poi il piacere, non si dice così? Antea studere, postea foeminas concupire mi diceva mio zio quando ero studente ... beh, in verità, non ne ho concupite poi molte! Il vero problema è che i compiti ed i doveri hanno formato una lunga catena ed alla fine non ho mai potuto fare quello che volevo. Sì, lo so, ciò capita alla maggior parte degli esseri umani. Ma adesso, che sono malato, posso fare quello che voglio e tutti mi compiangono e mi lasciano in pace ! -
K ... vai avanti, forse scriverai ancora e per lungo tempo.
- Davvero? ... lo sa che avrei voluto sempre scrivere qualcosa sull’arrivo dei Normanni in Sicilia, su Enrico secondo di Svevia su ... sì, lo so, sono ingordo ... va bene per adesso pensiamo a questo romanzo ... inutile che fantastichi, forse fra poco più d’un mese, altro che romanzo! Chissà dove sarò? -
All'improvviso il cellulare dimenticato in un angolo della scrivania comincia a vibrare. Io e lo Spirito lo guardiamo come se si trattasse d’una bestiola fastidiosa.
Controllo sul visore: numero sconosciuto.
Chi osa disattendere la consegna del silenzio?
La curiosità uccise il gatto.
- Pronto.-
- Pronto. Allora sei ancora dei nostri? –
- Chi parla? –
- Come, chi parla? Sono Mario. Come stai? –
- Bene. –
- Non vuoi che veniamo a trovarti? –
- No, no. Come ho detto voglio star solo. –
- Non mi cadi mica in depressione, spero? –
- Ma quale depressione? Scherzi? –
Lo Spirito mi guarda con aria interrogativa. Copro malamente con la mano il microfono del cellulare e gli dico quasi bisbigliando:
- È mio cugino, quello di Roma. –
Evidentemente Mario mi sente anche col microfono coperto.
- Ah sei in compagnia, dunque! Chi è? La conosco? –
- No, non sono in compagnia. –
- Non sei in compagnia? Allora parli da solo? –
- Ecco, no ... veramente ... beh, è un po’ difficile da spiegare. –
- Ah, ho capito ... bene, bene mi rassicuri ... ti credevano solo e triste. E pensare che tutti noi ti abbiamo sempre ritenuto un’anima cheta! –
- Ti giuro che ... –
- Lascia perdere i giuramenti, mi dirai un giorno. Ti lascio, non ti disturbo più! Hai i tuoi problemi ed è giusto che tu te la goda un po’. Scusami ... ciao, ciao. –
- ... ma di che? ... Ciao. –
Guardo lo Spirito sconsolato.
- Mio cugino crede che lei sia una bella ragazza! -


10 agosto – tardo pomeriggio

- Ma alla fine, l’hanno fatto santo? – gli chiedo facendo riferimento ad un frate che nel romanzo ha delle visioni di celestiali.
Il Vecchio scuote la testa.
- Ma lei l’ha visto veramente dialogare con i Santi? -
Il vecchio Spirito accenna ad un sorriso e mi guarda con degli occhi maliziosi.
- Ah, ho capito! Lei non fa che riferirmi ciò che l’è stato detto ... ma in quanto Spirito d’Agosta, lei non dovrebbe sapere tutto? -
Sorride maliziosamente.
- … non risponda, lo so ... faccio domande cretine! -
Percorro con lo sguardo la stanza, sono inquieto come se percepissi qualcosa o qualcuno.
... ... J ...
- Chi cerco? Il beccamorto ... non è che ne sento la mancanza ma ancora non capisco la sua apparizione. Ma chi era?-
... ... ... ...
- Ma che dice?  ... la morte?! ... di già? E cos'è venuta a fare? – d’istinto mi tocco fra le gambe, un luogo in genere che gli uomini credono scaramantico – Avrei dovuto immaginarlo, con quegli abiti e con quella faccia! -
Capisco tutto … certo, il mio tumore!
- Era venuto per me? ... ... è finita dunque! ... sto per morire. Altro che romanzo! Altro che sogno della mia vita! ...  ma perché se n’è andato, allora? -
... ... J ...
- L’ha convinto che prima di morire devo finire il romanzo? ... Dio Bono, vuol dire che quando finirò di scrivere dovrò lasciare questa terra? -
Lo sguardo dello Spirito libera come uno scintillio ed un’espressione maliziosa si dipinge sul suo volto.
- Gli ha detto che il romanzo sarà molto lungo perché narra di vicende che dal milleseicento arrivano fino ai giorni nostri ... ah, ho capito ... un romanzo che dura più di trecento anni! E lui ci ha creduto? -
Il Vecchio annuisce e, soddisfatto per la sua arguzia, dà una bella tirata al suo sigarro. Poi, col bastone m’indica la tastiera.
- Sì, scrivo, scrivo ... trecentotrentasei anni! Ma ci pensi tu?... furbetto il vecchietto!  … sì, certo meglio scrivere! -


11 agosto - sera

- Adesso non esageriamo con l’invenzione! -
Il vecchio Spirito mi guarda offeso ed incrocia le braccia minacciando lo sciopero e l’interruzione della narrazione. La vicenda che mi propone mi sembra altamente improbabile.
- Ma cosa c’entra un negro adottato da un nobilotto siciliano nel 1600? Mai sentita una cosa del genere! – Lo Spirito alza gli occhi al cielo per cercare la pazienza che gli sto facendo perdere. Poi, minacciandomi, ancora una volta, col suo lungo bastone m’intima di continuare a scrivere.
- Mi scusi ma deve capirmi, sono un po’ scombussolato. Come faccio a scrivere sapendo che ho la morte in attesa? ... sì, certo la morte è sempre in attesa, ma in genere nessuno ci pensa, altrimenti quale motivazione ci sarebbe a fare le cose nella vita? Adesso mi trovo nella situazione anomala: devo scrivere per non morire! Come faccio a rilassarmi! –
Lo Spirito mi fa osservare che m’ha salvato la vita!
- Posso proprio dire che questo è il romanzo della mia vita! .... .... va bene, va bene scrivo. Non avrà mica intenzione di far così per i prossimi trecentotrentasei anni! -
J J
- Si ricorda quando mi compiangevo? Quando le dicevo che nella vita non ero mai riuscito a fare ciò che volevo? ... adesso posso e per molto più a lungo di quanto avessi mai potuto pensare ... chissà come doveva divertirsi quando mi lagnavo? Comunque penso che tutto ciò sia troppo bello per esser vero. Da circa quarant'anni cerco di vivere scrivendo senza mai riuscirci ed adesso posso farlo per più di trecento anni. Da niente a troppo! ... ok, ok, scrivo, scrivo ...! –
Mi posiziono di fronte alla tastiera quando il cellulare comincia di nuovo a vibrare.
- Pronto. –
- Pronto. Sono Roberto.Come va, vecchio mio? –
- Bene ... leggo, scrivo ... –
- Sì, scrivi, scrivi ... tanto Mario m’ha detto tutto. Siamo contenti che te la spassi, così non pensi alle cose brutte ... –
- ... veramente ... –
- Vedrai che tutto andrà bene, anzi dopo che questo periodo sarà passato facciamo una rimpatriata. Che ne dici? Magari veniamo da te in Sicilia. –
- ... sì, forse, perché no? –
- Mandrillo! Ma quante sono? –
- Quante sono, chi? –
- Come chi? Le tue infermiere ... beh lascia perdere, ci dirai. Sappiamo che sei un uomo riservato. Volevo solo sentire la tua voce. Ti voglio bene. –
- ... anch'io ... –
- Devo andare ... ma che birbante che sei! Ciao, ciao ... un bacione! –
- Ciao, a presto ... –
Lo Spirito mi guarda masticando il sigarro.
- Un amico di mio cugino. – spiego quasi scusandomi – adesso lei s’è moltiplicato in tre ragazze ... come i pani ed i pesci ... chissà quante saranno alla prossima telefonata? –


12 agosto

- Senta Spirito, qui il racconto ancora non decolla! Mi ha piazzato due bei omicidi eppoi non se ne sa più niente. –
... L ... ..?
- Cosa c’entra?! ... vuole sapere che cosa c’entra? ... Dio Bono! L’editore, i lettori ... loro c’entrano eccome! Se non scrivo qualcosa che li appassioni ... addio libro! -
Il vecchio mi guarda come se fossi una bestia rara.
Lui sta raccontando una cronaca di vita reale che non deve seguire per forza i ritmi d’un romanzo da pubblicare.
- Ma che romanzo è se non lo pubblichiamo? Cosa gli ha raccontato al beccamorto? Senta ... a me le sue storie mi piacciono moltissimo ma, fin quando non sarò Spirito anch’io, devo mangiare e per mangiare devo guadagnare e per guadagnare devo trovare un editore che m’acquisti quello che scrivo. Inoltre, se dobbiamo andare avanti per tanto tempo, come faccio a campare? Devo nutrirmi e non penso che riceverò una pensione per trecentotrentasei anni! Per come vanno le cose in Italia, penso che non me la pagheranno mai! Purtroppo gli editori sono persone povere di Spirito ... eh,eh,eh! ... ed acquistano solo storie appassionanti!  -
... ... K ...
- Lei crede che voglia scrivere solo per rimanere in vita il più a lungo possibile? Certo che sì, ma tutto questo scrivere spero che sia finalizzato a qualcosa oltre che a tenermi in vita ... grazie a lei potrò scrivere il più lungo feuilleton della storia della letteratura! Mi scusi, ma lei perché lo fa? Perché mi racconta tutto ciò? Sì, certo per tenermi  in vita ma quando è venuto a trovarmi qualche giorno fa, la morte ancora non era apparsa. –
... ... ... ...
- ... lei sapeva che sarebbe venuta ... e già da qualche tempo pensava a come raggirarla ... e perché fa tutto questo per me? -
Da svariati secoli sta riflettendo su come beffarsi della morte, l’occasione è arrivata e lui l’ha colta. Niente di premeditato, solo un guizzo d’ingegno!
Ha tentato e c’è riuscito! Certo, sembra troppo facile per essere vero.
- Ma perché fra numerosissimi aspiranti scrittori la morte è stata benevola che con me? ... perché gli ha fatto credere che sto scrivendo un capolavoro ... boh, se ci crede! Pourvu que ça dure … –


15 agosto - notte

Il vecchio Spirito è instancabile. Io invece mi sento affaticato. Per questo cerco di rallentare il suo racconto che è così pieno di dettagli tanto da rendere complesso il mio lavoro di redazione.
Così senza che ci sia una vera spiegazione, alla memoria m’affiora il ricordo d’una vecchia fotografia della seconda guerra mondiale.
- Ma lei è proprio sicuro di non aver conosciuto Robert Capa una settantina di anni fa? Nei pressi di Gela? E d’aver parlato con un soldato americano grande e grosso ? –
... ... ... ... ?!
- Che cosa ci faceva a Gela che non è il suo territorio?! ... e che ne so io? ... sa, lo sbarco degli americani doveva essere un bello spettacolo! Magari lo Spirito di Gela l’aveva invitata per cortesia? –
... ... ... ...
- Ah capisco, lei aveva già abbastanza da fare qui con gl’inglesi ed i canadesi per non avere tempo da perdere con gli americani ... eppure lei rassomiglia tanto a qualcuno che s’è fatto fotografare ... boh! –
Lo Spirito d’Agosta per tutta risposta mi guarda enigmatico senza muovere un muscolo del viso.
Sono sicuro che l’omino nella fotografia di Robert Capa sia uno Spirito!
- Forse, lo Spirito di Gela è suo cugino? Forse per questo che la confondo con l’omino della fotografia ... tutti piccoli in famiglia, eh! -
... ... ... ...
- No, non è suo cugino e non lo sopporta più da quando Gelone[1] rase al suolo Megara Iblea[2]. Dio bono! Sono trascorsi quasi due millenni e mezzo ed ancora gli porta rancore! ... beh, questa è nuova! Credevo che foste tutti amici voi Spiriti ... -
... ... L  ...
- Ok, non s’arrabbi! Sbaglio od è un po’ permaloso? ... comunque, giusto per cambiare discorso, io penso ancora al beccamorto! Non riesco a convincermi che lei sia riuscito a prendersi gioco di lui. Pensi solamente a cosa accadrebbe se io rimanessi in vita per continuare a scrivere raccontando la storia di Agosta fino al giorno del mio decesso? Beh, non morirei mai! Infatti se io scrivessi le cronache di Agosta a partire dal milleseicentosettantacinque fino a quando muoio, cioè ai giorni nostri, c’impiegherei parecchi anni. Una volta trascorsi dovrei raccontare gli eventi di Agosta che sono avvenuti durante gli anni in cui io scrivevo e così via. Cosa dice? Che è contento così avrò il tempo di scrivere su molti più agostani ... ma lei è matto?! Insomma io prolungherei la mia vita indefinitamente ... fino alla fine del mondo probabilmente ... sto delirando, è vero?... deve essere il caldo di questo ferragosto torrido ... dai, andiamo avanti o forse è meglio che vada a letto? –

[1]Tiranno di Gela e di Siracusa (540-478 a.c.)
[2]Antico nome di Agosta


17 agosto - pomeriggio

Don Francesco, il capitano di giustizia protagonista del romanzo, è proprio simpatico al Vecchio. Lo sento.
Io invece ancora non l’ho  inquadrato veramente.
- Ma com’era veramente? A me sembra un po’ un depresso! -
... ... ... ...
- Certo, capisco ... un uomo tormentato da mille dubbi. Un sognatore, forse? -
Sì, ma di quelli che ancora non hanno capito cosa esattamente sognano ...
- Strana definizione! -
... ... ... ..?
- Cosa sogno io? Cosa vuole che sogni in questo momento? Lei mi sta prospettando una vita eterna! L’intima aspirazione dell’uomo! Non è stato per questo motivo che Adamo ed Eva hanno peccato e sono stati cacciati dal Paradiso? Cosa potrei sognare di più?! ... no, non ci casco ... c’è qualcosa sotto ... non penso che la morte in tuba e redingote si sia lasciata fregare così facilmente. -
Il Vecchio mi guarda, corruga la fronte ma poi mi sorride e libera nell’aria una nuvola di fumo.
Fuma, fuma vecchio Spirito ...
- Buono l’odore del suo sigarro! –
Lui me lo porge e m’invita a provarlo. Guardo l’estremità tutta mangiucchiata e bagnata dalla saliva.
- No, grazie, non fumo a quest’ora! ... mi piacerebbe ma  lei lo sa benissimo che non posso fumare!  -
... ... ... ..?
- Perché? Perché me l’ha ordinato il dottore. Lei lo deve certamente sapere ... beh, adesso che ho la soluzione per vivere a lungo, che me ne frega? ... dice lei ... forse, ma non si sa mai! ... anzi no, mi dia un sigarro, me lo voglio fumare tutto. Lei non sa che voglia m’ha fatto venire! –


18 agosto – notte tarda

Sono a letto e continuo rigirarmi fra le coperte nell’inutile tentativo d’addormentarmi. Dentro il cassetto del comodino c’è un flacone. Il medico m’ha detto d’aprirlo nei casi in cui l’insonnia dovesse manifestarsi un effetto collaterale.
Apro il cassetto e guardo la boccetta di plastica.
Scosto il lenzuolo, m’alzo ed in mutande lascio la stanza da letto.
Accendo la luce, entrando dentro il mio studio. Lo Spirito è là come se m’attendesse sapendo che sarei sceso a cercarlo.
- Lo sa cosa mi ha fatto venire in mente questo accordo fatto col beccamorto? Il paradosso di Zenone[3]: Achille che deve raggiungere la tartaruga ma non arriva mai nel suo intento perché la tartaruga, sebbene lentamente, continua ad avanzare. Il beccamorto è come Achille ed io sono come la tartaruga. Scrivendo il romanzo e continuando a farlo fino ad arrivare ai giorni nostri, io continuo ad avanzare. Cosa dice? Pensa che io sia piuttosto Achille poiché inseguo col romanzo il tempo, che diventa tartaruga. Quando arrivo al punto d’arrivo questo è già lontano e tento di riprenderlo con nuovi capitoli. Ma anche io sono inseguito dalla morte e quindi in effetti ci sono due Achille e due tartarughe ... mettendomi all'inseguimento del tempo io divento al contempo tartaruga ed Achille! -
... ... ... ...
- Lei non si meraviglia affatto che io non riesca ad addormentarmi se continuo a farmi suggestionare da questi pensieri? ...  –
Tento un sorriso, ma lo Spirito continua a fissarmi in modo inespressivo ed io allora decido imperterrito d’esporgli i miei pensieri che seguono la logica d’un uomo stanco.
- ... noi ci facciamo condizionare dall’idea che tutto abbia una fine, per questo consideriamo la storiella di Achille e la tartaruga come une paradosso. Ma se noi eliminassimo dai nostri pensieri il concetto della fine, non ci sarebbe più paradosso e la storiella diventerebbe realtà ... dove sto sbagliando? -
... ...  K ...
- Lei pensa che sto divenendo paranoico e che dovrei vivere quest’accordo con la morte per quello che è senza farmi prendere da pensieri filosofici ed inutili ... per di più in mutande! ... Ritiene che l’idea d’essere tartaruga ed Achille allo stesso tempo sia un primo segnale di schizofrenia? ... va bene, vado a letto. –
Risalgo in camera mia. Il cassetto del comodino è ancora aperto. Apro il flacone bianco ed ingoio la colorata pillola.
- Certo che se invece d’essere una tartaruga fossi una lepre, mi sentirei più sicuro! Nonostante il paradosso di Zenone sarei quasi certo che Achille non possa raggiungermi! -
Dormi, dormi che sei stanco ...
Cerco il termometro, sono certo che qualche linea di febbre mi fa delirare.
36 e 7!
Chiudo la luce e m’immergo di nuovo nel buio in attesa che il medicinale faccia il suo corso ma prima sorrido pensando ai miei amici che mi credono intento a sfinirmi in deliranti balletti rosa ... postea foeminas concupire ... mentre, in realtà, io perdo il sonno pensando ad Achille, alla tartaruga ed alla lepre!

[3] Filoso italiano vissuto ad Elea nel Cilento più di 2400 anni fa.


20 agosto – tarda mattinata

Un pensiero:
- Come si diventa Spiriti? Mi piacerebbe diventarlo. Che ne dice? Se invece di scrivere un romanzo senza fine per sfuggire alla morte fino all’eternità diventassi Spirito senza obbligo di piacere agli editori od ai lettori?... mi farei chiamare lo Spirito della Contrada Fiumara! –
 ... ... ... ...
- Ah, capisco, ce n’è già uno! Perché non è mai venuto a trovarmi? Eppure da queste parti ci abito da diverso tempo! -
 ... ... ... ...
- È poco ciarliero ed ama la solitudine come San Corrado, l’eremita di Noto. Me lo farà conoscere? –
Lo Spirito con la testa mi fa cenno di sì e sorride benevolmente.
- Sa cosa le dico? Sono d’accordo col protagonista del suo romanzo: il Capitano don Francesco! Certo, è un uomo un po’ ... diciamocelo ... palloso! ... ma certo retto, tutto d’un pezzo! Un po’ visionario a causa di quei suoi colloqui con la moglie morta ... cosa dice? ... che ciò vale anche per me in quanto se qualcuno mi dovesse vedere in questi giorni penserebbe che ho le allucinazioni! ... beh sì, in effetti ... ma cosa c’entra? Lei è uno Spirito vero e quella era una morta. Cosa ne so io?... Facciamo una cosa: abbandoniamo questo argomento e torniamo su ciò che dice il Capitano. Ecco, sono d’accordo con lui quando sostiene che i siciliani non sono vittime! Sono stufo di decenni di teorie dei sicilianisti: la Sicilia è tale perché i suoi abitanti la vogliono così. È ora di finirla di dare la colpa ad altri del nostro continuo degrado ... cosa dice? Se mi voglio presentare alle prossime elezioni? ... ma no, vorrei che noi prendessimo coscienza solamente delle nostre responsabilità ... come? Abbandonando vecchie logiche che da secoli regolano la storia dell’Isola! Sarà questione di generazioni ma ci si arriverà. Alla faccia del pessimismo di don Fabrizio[4]. Io sono ottimista: se vivo a lungo magari ci arrivo a vedere il cambiamento! -
... ... ... L
- Per lei, niente è cambiato dalla notte dei tempi! ... ok, anche qui abbiamo pareri divergenti! Cambiamo di nuovo discorso: se il patto fra lei ed il beccamorto dovesse funzionare è come se fossi longevo tanto quanto uno spirito. Ma in più conserverei il mio corpo. –
 Il Vecchio mi guarda perplesso.
- Se invece dovessi morire, lei si ricorderà di me e racconterà la mia storia? ... l’uomo che doveva scrivere ... l’uomo affetto da grafomania ... mi vien da ridere al pensiero di quegli scrittori che dichiarano: la scrittura è la mia vita! Che non abbiano anche loro incontrato il beccamorto? -
I nostri sguardi s’incrociano e scoppiamo a ridere.
- Sono un bell’incosciente a ridere così della morte! –
 J

[4] Il principe di Salina ne “il Gattopardo” pronuncia la famosa frase “ tutto cambia affinché nulla cambi”.

21 agosto - notte

- Lei lo sa che ho un appuntamento importante a fine mese? -
... ... L ...
- Sì, bene. Quindi sa che devo essere ricoverato e subire una rischiosa operazione ... è una questione di vita o di morte. Ma se lei ha fatto il patto con il beccamorto che mi faccio operare a fare? ... per rimanere vivo è sufficiente che continui a scrivere! -
Il Vecchio mi guarda senza proferire una parola. Pensa o piuttosto, riflette!
Mi alzo e guardo fuori attraverso la finestra spalancata. La brezza serale agita le fronde dell’ulivo fra i cui rami, durante il giorno, s’intravede l’azzurro del mare.
E se domani andassi a farmi un bel bagno. Con tutti i secoli che ho di fronte a me, ogni tanto posso ben prendere una pausa!
... ... ... ...
- Dunque lei pensa che debba andare a farmi operare perché con il beccamorto non si sa mai ... non le sembra uno che tenga la parola ... beh, ciò significa che posso dire addio all'eternità ed al paradosso di Zenone ... le dirò: non mi sentivo molto a mio agio a trascorrere una così lunga esistenza scrivendo. Domani vado a mare ... ma chi se ne frega! È notte inoltrata e devo riposare, lei lo sa benissimo, l’ha detto anche il dottor Micucci! –
Il Vecchio non si fida della morte e, secondo lui, è molto più prudente continuare a vivere come se l’incontro non ci fosse mai stato.
- Sì, ma non capisco. Perché quella apparizione e quella presenza del beccamorto per quasi due giorni? –
Forse per ricordare che la morte esiste.
- Non ce n’era bisogno. È da quando hanno diagnosticato il mio male che ci penso. Comunque sono un po’ stanco ! Questa storia del beccamorto ... la condanna alla scrittura eterna ... la morte beffata ... l’eternità ... la diffidenza ... la falsa illusione ... la tartaruga di Zenone! Sono confuso ... Mi si chiudono gli occhi e non riesco a concentrarmi ! -
... ... ... ...
- Le lascio la luce accesa, tanto lei non dorme ... se viene il beccamorto gli ricordi che ancora il romanzo non è finito! –
Lo Spirito m’indica con la mano il gesto di chi deve portare alla bocca qualcosa.
- D’accordo prendo la pillola ... secondo me lei è lo Spirito della Croce Rossa! –


22 agosto[5]

- Fra tutti i personaggi che mi ha proposto il più difficile d’inquadrare è proprio nostro Capitano Don Francesco! Sì, lei ha ragione: è proprio un animo tormentato! E pensare che all'inizio ritenevo che fosse come d'Artagnan! No, è più vicino a Cyrano. –
Lo Spirito d’Agosta disapprova: il suo personaggio è siciliano e non ha niente a che fare con gli eroi cisalpini. - Come diavolo può conoscere la letteratura francese, lei che non ha mai lasciato questi luoghi! -
 Prima che abbia il tempo d’offendersi gli dico:
- Lo so sono un impertinente, mi scuso. –
Lascio la mia scrivania e m’affaccio alla finestra.
- Non s’arrabbi Spirito, giusto una pausa per sgranchirmi le gambe. –
Davanti a me l’ulivo secolare, ben piantato sul suo largo tronco, agita svogliatamente le sue fronde. Il fogliame verde scuro libera dei riflessi argentei.
- ... lo so che quando volete riflettere voi Spiriti vi nascondete su un ulivo ... sono alberi che ho sempre rispettato ... in questo momento ci sono altri Spiriti che sotto i miei ulivi? –
... ... ... .!!
- Non sta a lei dirmelo? –
Sì, certo, se voglio saperlo devo scoprirlo da solo visto che mi vanto d’essere in contatto con loro.
Mi volto e guardo il Vecchio.
- Mi farebbe piacere che, quando deve riflettere ed io non sarò più qui, venga sotto quell’ulivo. Di fronte a questa finestra! –
... ... ... .!!
- Sì ... riprendo a lavorare ... ho capito, lei va sull'ulivo che vuole! ... Dio bono, che carattere! ... dove eravamo rimasti? -
Lo sguardo dello Spirito è fisso su un punto lontano ed io sento affluire dentro di me i suoi ricordi  ... ma ecco il cellulare vibrare.
Chi mi scoccia?
- Pronto! –
- Pronto, sono Jacopo. –
- Ciao Jacopo. –
- Ciao, stai bene? –
- Sì. –
- Ti disturbo? –
- Sì. –
- Ah scusa, avrei dovuto immaginare Mario e Roberto m’hanno detto ... –
- Sì, stavo per l’appunto occupandomi d’una delle tre infermiere. –
- Tre? ... e da dove vengono? –
- Dall’Ucraina, anzi no ... una è brasiliana! –
- Buon per te ... quasi da non crederci! Tu che sei stato sempre così posato! –
- Che vuoi? Forse sono gli ultimi fuochi, inoltre il dottore m’ha dato delle medicine che hanno degli effetti collaterali ... meglio del viagra! Da far invidia a Berlusconi ed a Strauss Kahn! –
- Ma non mi dire! –
- Ti dico, ti dico ... adesso devo andare ... spero che tu capirai ... non preoccupatevi per me, tutto va bene. Ancora qualche giorno e poi ... il grande passo! –
- Certo, certo ... scusami ... ciao, ciao. –
- Figurati ... ciao. –
Sospiro e sorridendo guardo lo Spirito.
- Gli ho detto quello che volevano sentire, adesso ci lasceranno in pace ... spero! Anzi, sa che faccio? Spengo il cellulare così non mi farò prendere dalla tentazione di rispondere alle chiamate! –
... ... ... J

[5] No, non andai al mare. La mattina, subito dopo essermi destato, mi recai nel mio studio. Lo Spirito m’aspettava. Mi dissi che ero un vigliacco e che avevo paura della morte. Il vecchio fu più benevolo mi disse che si trattava di scaramanzia. Riprese a raccontare ed io a scrivere.

23 agosto

Ho appena terminato di descrivere una scena in cui narro la tortura e la morte d’una povera vecchia accusata di stregoneria.
Guardo il Vecchio.
Gli è stato difficile raccontarmi quella vicenda ed è come se l’avesse vissuta nuovamente.
Mi ricorda che troppe volte è stato muto spettatore di episodi poco nobili degli esseri umani.
Le riflessioni sulla mia vicenda personale mi distraggono da quelle del racconto.
- Più ci penso e più mi dico che trascorrere la vita a scrivere per sopravvivere non me ne frega niente! S’immagini un po’ cosa accadrebbe del mio corpo che continua ad invecchiare! Ed il mio cervello? Lei lo sa che già a partire dall'età di ventidue anni comincia a regredire e le densità delle sinapsi diminuiscono. Si comincia a perdere la memoria, si riduce la capacità d’imparare nuove cose e di concentrarsi a lungo. Pensi lei che sono già a questo stadio, come sarò quando avrò trecento anni di più? Come potrò scrivere un libro in queste condizioni? Ci ha pensato? ... già fra cinquant'anni non sarò più in grado. -
... ... L ...
- Non ci aveva pensato ... un bel guaio vero? Lei non sa quante cose ho rimandato nella vita volendole fare più avanti negli anni. Avrei, per esempio, voluto imparare l’arabo … è una lingua che m’affascina. Troppo tardi, non trova? Anche se abbiamo ingannato la morte, non potrò vivere a lungo perché il mio corpo invecchierà. Che stupidi, noi esseri umani! Crediamo sempre che ci sia la possibilità d’essere eterni come se il problema della fine della vita riguardasse gli altri! -
... ... ... ..!
- Sì, lei dice di capirmi -
Lo Spirito mi spiega quanto sia difficile per lui non affezionarsi alla gente del suo borgo. Li vede nascere, crescere, morire. Ha conosciuto gli avi degli avi di parecchi di loro. A certuni s’è molto affezionato ed avrebbe voluto averli accanto più a lungo, godendo della loro compagnia. Ma la morte puntuale è sempre arrivata. Un giorno decise che avrebbe tentato di fregarla. Con me c’è riuscito.
- Capisco, ma per quanto tempo la può fregare? Non per molto, perché il mio corpo invecchia ed il mio cervello deperisce. Col tempo, cosa diventerei? Una larva? –
Il Vecchio mi guarda perplesso e mi dice che ho ragione e che il problema non è di poco conto!


24 agosto - sera

- No, mi dispiace, non posso accettare il suo patto col beccamorto. Lo so che lei ha voluto salvarmi la vita. Vuol dire che mi vuol bene! –
Lo Spirito emette un suono che sembra un grugnito.
- Sì, certo capisco! Lei ha voluto solo mettere alla prova la sua capacità di giocare con la morte! … e giusto per caso io sono dentro a questa vicenda. Si è presentata un’opportunità e lei l’ha colta! L’estro del momento! Comunque, adesso che ha avuto la soddisfazione che cercava, mi lasci fare quello che voglio io. –
... ... L ..?
- No, non voglio morire. Almeno, non subito. Dobbiamo andare avanti col romanzo, giusto? Ne parleremo in un altro momento ... anzi, volevo dirle che questo Padre Alberto, l’inquisitore nemico di don Francesco, è proprio un vastaso! ... se lei fosse uno Spirito di Hollywood, alla fine della storia, quel pretaccio farebbe una brutta fine. I cattivi soccombono sempre! ... lo so lei è siciliano, nella realtà non sempre finisce così e soprattutto in Sicilia! –
Con il lento movimento della testa conferma le mie parole ... caro buon Vecchio!
L’osservo e penso che tremila anni rendono chiunque venerabile, anche uno Spirito che ha l’età della prima pietra di Megara Iblea, antenata di Agosta ... tanti popoli erano passati da quelle lande ... greci, romani, bizantini, arabi, angioini, svevi, spagnoli ... tanti ... Lo Spirito ama la comunità che per secoli ha popolato quel golfo, vive con lei e divide ogni cosa. In effetti ne è l’anima. Un’anima bonaria, semplice ... almeno io lo percepisco così.
Ma come faccio a dire in giro che ho un rapporto d’amicizia e che converso con uno Spirito? Il giorno che lo svelerò mi prenderanno, se non per matto, almeno per qualcuno che ha dei problemi psichici.
La gente preferisce pensare che io sia qui, isolato nella mia campagna, con due infermiere ucraine ed una brasiliana. Contenti loro!


27 agosto

Ho appena finito di scrivere un capitolo in cui narro alcune vicende della guerra che coinvolse la popolazione del villaggio siciliano nella guerra d’Olanda.
- E lei restò così, seduto a guardarsi lo spettacolo? La gente moriva e lei assisteva come se fosse al cinematografo? –
Gli occhi dello Spirito sono velati dalla tristezza.
Parla lentamente scandendo ogni parola e mi spiega che lui è impotente verso le azioni degli esseri viventi... ormai gli eventi s’erano compiuti. La sola cosa che poté fare fu d’alzarsi dal suo posto d’osservazione ... e peregrinare fra le vie della piazzaforte. Trovò la paura, la disperazione e l’angoscia del futuro e della carestia ... la voglia della fuga. Nei secoli precedenti aveva già visto villaggi rasi al suolo e mai più ricostruiti, gl’inermi uccisi, le donne violentate e tanti massacri di cui non se ne ha più la memoria. Quante volte aveva assistito a quelle scene? Quante volte s’era aggirato fra i campi di battaglia e quante volte aveva raccolto gli ultimi sguardi disperati d’esseri morenti?
Gli stessi esseri con cui aveva condiviso i momenti della loro vita quotidiana.
- Sì, adesso capisco meglio perché ha voluto provare a prendersi gioco della morte. Lei ha voluto illudersi di non essere impotente nei confronti del destino degli uomini e della loro sofferenza. Ma vede, Spirito, ... lei non è riuscito a prendersi gioco della morte. È il beccamorto che s’è preso gioco di lei ... di noi ... perché, anche dandomi una lunga vita quanto la redazione d’un romanzo infinito, non mi ha dato la giovinezza eterna. Io rimarrei vivo ma il mio corpo ineluttabilmente sarebbe corrotto dal tempo ... finirei per invocare la morte ... quindi, adesso mi dica cosa successe in quell'estate del 1675 ed io finirò il mio romanzo. Poi andrò al mio appuntamento col chirurgo. Penso proprio che in questo momento il beccamorto ci sta osservando da qualche parte e se la stia ridendo. Non se la prenda, lei ha fatto il possibile! –
L ... L ...
Gli sorrido.
Nessuno può sottrarsi al proprio destino, neanche la tartaruga.


28 agosto - mattina

- Ho preso una decisione. Penso che indirettamente Zenone m’abbia aiutato. Ritorno sulla mia riflessione di qualche giorno fa, quando credevo di delirare. L’improbabile sfida di Achille e la tartaruga è in effetti possibile solo se si assume che la somma d’infiniti intervalli costituisca l’infinito. Quindi è sufficiente eliminare il concetto di “infinito” per ottenere il “finito” ed alla fine … Achille raggiunge la tartaruga! Lo so è un ragionamento un po’ tirato per i capelli ma è il meglio che in questo momento posso produrre. Forse è il frutto della stanchezza di questo scrivere senza sosta che mi fa perdere la lucidità. In fin dei conti non sono un filosofo e neanche un fisico, ma solo uno scrittore dilettante. Tutto ciò per dirle che affronterò l’operazione. Lascerò la campagna, sospenderò la redazione del romanzo e non scriverò la parola fine poiché il patto con il beccamorto è ancora valido ... potrà ben comprendere che si possono avere delle pause nella redazione d’un romanzo! Vedremo come reagirà ... quindi per adesso non scrivo “ fine”, poi ci penseremo ... diciamo che sia una forma di scaramanzia! Mi sembra che anche lei l’abbia definita così qualche giorno fa! Rimaniamo d’accordo così? -
Il Vecchio conferma con un gesto del capo.
Sono stanco, mi alzo ed abbandono la mia scrivania. Apro la finestra. La luce del giorno, dopo una notte trascorsa a scrivere, m’investe. Ho scritto quasi ininterrottamente per un mese. Una barba grigia mi sporca la faccia. Davanti a me la campagna ingiallita dai raggi del sole. Il suono delle cicale che non mi stancherà mai  ... mi schermo gli occhi. Domani partirò.
Ricaccio in me i miei pensieri più foschi.
Dietro di me, lo Spirito è svanito ed io sono di nuovo solo.
Nell'aria resta un dolciastro odore di sigarro.
 Il Vecchio, anche lui ritornerà e si siederà sotto l’ulivo di fronte alla finestra ... che io ci sia o no, poco importa.

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Lo Spirito D’Agosta tornò ed io con lui.
Insieme riprendemmo la redazione del nostro romanzo. Un giorno mi domandò cosa mi raccontavano gli altri Spiriti ed io gli parlai dello Spirito dell’Ospedale di San Donato Milanese.
Dopo l’operazione, i medici mi hanno dato il cinquanta percento di possibilità di sopravvivenza.
Com'è andata fino adesso?
Beh, sono ancora qua e continuo a scrivere la storia dettatami dallo Spirito! In realtà spero che il suo patto con la morte sia effettivo e che io mi stanchi di scrivere il più tardi possibile.
Solo adesso, mi rendo conto che lo scrivere ... mi fa sentire vivo …J